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Che fine ha fatto Bernadette? Ma che fine ha fatto, soprattutto, il cinema di Richard Linklater? Una domanda che non è, fortunatamente, da porsi in maniera assoluta. Solo dal 2014, anno della sua mastodontica e vitale impresa di portare sullo schermo la crescita, narrativa e reale, del suo protagonista in Boyhood, il regista e sceneggiatore americano ha riservato al suo pubblico una coppia di pellicole che, dalla spensieratezza degli 80s alle lacrime dei padri, permettevano allo spettatore di assaporare il suo cinema nelle piccole meraviglie di cui è sempre stato capace. Tutti vogliono qualcosa e Last Flag Flying riproponevano, specularmente, due andamenti della filmografia di Linklater che ne abbracciano la freschezza e la commozione; una la leggerezza vitale dei sogni giovanili, l’altra il peso della perdita alleggerito dalla condivisione.

Con Che fine ha fatto Bernadette?, l’autore statunitense sembra non saper cogliere da nessuna delle delicatezze e precisioni di scrittura che ne hanno risaltato la grazia creativa nel corso dei suoi ultimi anni, in un pastrocchio narrativo, di personaggi e di costruzione della storia, che nella sua ripartizione in due macro-agglomerati si sgretola nell’esatto centro che avrebbe dovuto fare da ponte alle due metà della vicenda. Un racconto che, come il disastro naturale che si abbatte sulla casa della vicina della protagonista, infanga un’opera che usa il genio della Bernadette di Cate Blanchett per raffazzonarsi nella confusione della sua stessa energia produttrice, scaricandone presto le risorse e rimanendo svuotata di qualsiasi piglio inventivo.

Che fine ha fatto Bernadette? – Due opere diverse, un’unica pellicola inconsistenteChe fine ha fatto Bernadette?, cinematographe

È la crisi perenne in cui è continuamente in ballo l’architetto Bernadette Fox (Blanchett) a fare da spinta motrice per il film di Richard Linklater, tratto dal romanzo di Maria Semple pubblicato nel 2012. Affrontato, ma mai superato, il trauma di una delle sue opere andate distrutte, la donna si è buttata a capofitto nella maternità e nella sociopatia non poi così latente, sempre pronta, anzi, a scappare di fronte alle persone e a non riuscire a gestire neanche le più basilari delle interazioni. Solo la figlia Bee (Emma Nelson) rimane l’unica cosa di valore nella sua vita, che vedrà però una forzata apertura al mondo dopo un caso di furto d’identità, che porterà Bernadette a riscoprire se stessa e la propria arte, direttamente nei territori glaciali dell’Antartide.

Se per ricostruire la propria esistenza Bernadette deve fuggire dalla staticità di Seattle, è proprio nel testo sceneggiato che si possono ritrovare, senza andare troppo lontano, gli indici di insuccesso di una pellicola che intrappola un talento come Cate Blanchett per un ruolo che, seppur delineato, deraglia continuamente all’interno di un film inconsistente, tanto da arrivare perfino ad essere noioso. I tormenti d’animo della protagonista arrivano tardi, arrivano tardi le soluzioni per superarli ed arriva tardi il voler prendere in mano le redini di una pellicola che sembra dividersi in due opere differenti eppure nessuna in grado di interessare o funzionare né autonomamente, né insieme.

Che fine ha fatto Bernadette? ma soprattutto, che fine ha fatto Linklater?Che fine ha fatto Bernadette?, cinematographe

La grande metafora della casa rovinata abitata dall’ingegno creatore di Bernadette viene portata fino agli estremi, inducendo a un’eccessiva svolta negli eventi, che disconnettono completamente il coinvolgimento e il grado di comprensione verso quel personaggio immobile pur nel suo euforico menefreghismo. Che diventa, di riflesso, anche quello dello spettatore nei confronti di Bernadette stessa e di tutte quelle sue mille, pungenti paturnie che ne costellano l’esistenza.

Che fine ha fatto Bernadette? è la domanda fisica e spirituale che Richard Linklater edifica attorno alla storia della protagonista, ma che continuiamo a porci anche alla fine di un film sconclusionato che, quel personaggio principale, non riesce mai ad afferrarlo, né quando si tratta di ritrovarlo immerso nei ghiacciai del Polo Sud, né nel suo bisogno istintivo di mettersi nuovamente a creare. Uno slancio che, forse, il cineasta ha riservato tutto all’architetto, dimenticando di conservarne un po’ per se stesso e perdendo definitivamente la propria bussola. Speriamo solo che, per il prossimo film, anche Linklater, sia riuscito a ritrovarsi.

Che fine ha fatto Bernadette?, prodotto da Annapurna Pictures e Color Force, sarà in sala dal 12 dicembre, distribuito da Eagle Pictures.

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