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Cattive Acque, al cinema dal 20 Febbraio distribuito da Eagle Pictures, è la vera storia di Robert Bilott (Mark Ruffalo): un avvocato ambientalista che è divenuto protagonista di una estenuante battaglia – ancora in corso – contro il colosso chimico DuPont. Con il compito di rappresentare oltre 70mila cittadini dell’Ohio e del West Virginia, Billot avrà modo di rivelare alla nazione un incredibile disastro causato dall’azienda: uno smaltimento di rifiuti tossici scaricato nelle acque superficiali e nelle fognature, con un alto tasso di infezione ai danni dei cittadini e degli animali del West Virginia. Todd Haynes dirige con mano sicura uno straordinario Mark Ruffalo, con l’obiettivo di far luce su una crepa ancora ben visibile nel cuore degli Stati Uniti.

Cattive Acque: un articolo scottante diventa un film estremamente avvincente

cattive acque recensione cinematographe.ita

Cattive acque: il trailer italiano del film di Todd Haynes

La pellicola si ispira ad una vicenda realmente accaduta e portata alla ribalta internazionale da un articolo del The New York Times di Nathaniel Rich, pubblicato il 6 Gennaio 2016. I produttori premi Oscar di Green Book e Il Caso Spotlight si fanno carico di una storia di impegno civile, una lotta di Davide contro Golia supportata da un eccezionale cast. Robert “Rob” Bilott è un tenace avvocato aziendale della difesa che cambia improvvisamente sponda. Decide, inorridito dal caso di una famiglia di contadini che possiede terreni contaminati dal PFOA (acido perfluoroottanoico), di far causa ad un’azienda multimilionaria per mettersi al servizio dei cittadini. Le premesse vengono dispiegate in modo tale da legare istantaneamente con il protagonista ritratto nel film.

Mark Ruffalo assorbe le atmosfere lugubri di Cattive Acque, pervase da un agente chimico ancora non definito. Stordito e smarrito nei meandri di questa causa, fa leva sull’impazienza per ottenere informazioni cruciali, inchiodando definitivamente l’azienda incriminata. Il ritmo è volutamente lento ma ragionato, Haynes non si lascia abbindolare da un forte senso di rivalsa e giustizia da richiedere nell’immediato; introduce con dovizia nei particolari le pedine di un gioco al massacro e le fa scontrare con una mirabile chiarezza d’intenti. Il controllo dei documenti indispensabili alla causa, la serie di contromosse da effettuare per lasciare scoperti punti deboli e criticità, seminare trappole ed esche e sbilanciarsi in interrogatori rischiosi. Gli elementi vengono disposti adeguatamente per realizzare un legal drama che ha il sapore di un thriller al cardiopalma.

Cattive Acque: il ritmo è stato stabilito per perfezionare le performance di tutto il cast

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Per quanto sia difficile realizzare un film con uno scopo fortemente ambizioso, il racconto puntuale di una saga sugli abusi commessi della grandi imprese è una sfida troppo invitante per archiviarla. Todd Haynes possiede una grande padronanza del mezzo cinematografico, utilizzato come occhio indiscreto che agisce per sottrazione, cercando di valorizzare le performance degli attori in scena. Oltre a Mark Ruffalo, in un ruolo cucito su misura per lui dopo l’elettrizzante esperienza di Avengers: Endgame, troviamo nel cast anche Anne Hathaway; dopo il caso sfortunato di Serenity- L’Isola dell’Inganno, l’attrice newyorkese ritorna in auge con una prova recitativa sentita e travolgente. Nel ruolo di Sarah Barlage Bilott – la moglie di Robert che assiste attivamente alla lotta senza fine contro la DuPont – riesce a tenere testa ad una parata di personalità maschili che comprende anche Tim Robbins, Victor Garber e Bill Pullman.

In Cattive Acque tutto si fonda sul personaggio di Rob Bilott, eroe improbabile ma vero esempio di persona dai nobili intenti. Sostenuto fortemente da sua moglie, Rob – da diffidente e circospetto avvocato dalla vita solitaria – cerca di emergere con tutte le forze da una condizione disagiata e pressante, stabilita da un’azienda che non gli concede tregua. La fotografia di Edward Lachman funge da assist ad una regia solida ma glaciale, che lascia gli attori in uno stato di apparente tranquillità, per poi realizzare un linguaggio visivo insidioso. Ci troviamo di fronte ad un fantastico stile basato sull’osservazione, che riesce a unire luoghi contrastanti evidenziando la loro interdipendenza. Ciò che emerge è un paesaggio americano complesso, a volte contraddittorio, ma in cui le linee del potere economico sono chiaramente disegnate, anche quando si confrontano con i loro stessi limiti.

Cattive Acque: una storia che diventa la nostra stessa storia

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Il caso non ancora ultimato di Rob Bilott viene sviscerato in un film dai risvolti inquietanti, che si regge in piedi ad infinite contraddizioni. L’ostinata persistenza di un avvocato in cerca di risposte è il motore narrativo che ci guida in una storia tragica e ancora attuale; una lotta che ha reso possibile portare allo scoperto i pericoli dei prodotti chimici, in agguato in ogni angolo delle nostre vite. Raramente questo genere di film si conclude con una vittoria immediata, e Cattive Acque non fa eccezione. La pellicola prepara un lungo, straniante e asfissiante calvario che diventa una condizione in divenire, diventando un manuale per una vita imperfetta, fatta di consapevolezza e disperazione. In questo modo, tutti noi rimaniamo dentro la storia: una storia che diventa la nostra stessa storia.

Una contaminazione dell’aria e del sistema idrico regionale e nazionale diventa una contaminazione su scala globale, rischiosa per tutti gli esseri umani. L’imponenza di questa catastrofe creata dall’uomo ai danni dell’uomo ci collega inevitabilmente l’uno all’altro, in qualcosa che è, allo stesso tempo, una lotta senza fine per la giustizia e una battaglia per le nostre vite.