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La guerra in Iraq dal punto di vista di un plotone americano: Fernando Coimbra dirige Castello di sabbia, film del 2017 con un cast di stelle, tra cui spiccano Nicholas Hoult, Glen Powell, Henry Cavill e Logan Marshall-Green. La storia è incentrata sul giovane mitragliatore Matt Ocre, arruolatosi nell’esercito inizialmente per pagarsi gli studi. Qualche anno più tardi lo ritroviamo insieme al suo plotone, non immaginandosi minimamente di trovarsi a partecipare a una missione in Iraq. I militari partono alla volta di Ba’quba, sito alle porte di Baghdad, per riparare un sistema di approvvigionamento idrico. Giunti sul posto avranno a che fare con un pericoloso villaggio gremito di ribelli e dissenzienti che non vedranno di buon occhio la loro presenza.

Castello di sabbia: la dialettica della guerra attraverso gli occhi di un plotone

Il cinema ha diverse volte narrato storie di guerre, siano esse fittizie oppure ispirate a fatti realmente accaduti. Il regista prova a riportare il pubblico nei primi anni della controversa guerra in Iraq, esplosa all’indomani dell’attentato di New York di quel 11 settembre 2001. Castello di sabbia va dunque dritto al cuore del problema, catapultando lo spettatore nel deserto, tra addestramenti, sparatorie e conversazioni tra marine.

Castello di sabbia cinematographe.it

L’aspetto più interessante, che forse andava approfondito, è che il film non spiega mai il motivo per cui si combatte. I soldati affrontano ogni giorno tutti gli aspetti del conflitto; piangono i loro caduti, senza mai soffermarsi sull’assurdità della questione: un giorno parlano tra loro, senza sapere se effettivamente riusciranno a uscirne tutti vivi. Un concetto complesso su cui la pellicola non si sofferma abbastanza.

Castello di sabbia: un cast di stelle che non brilla

Nonostante i diversi nomi presenti nel cast, Castello di sabbia non riesce a far emergere il loro potenziale. Un giovane Nicholas Hoult fa del suo meglio per dare voce e anima a un mitragliatore che a fatica accetta il suo ruolo, ma è fermato da una sceneggiatura priva di spirito. Glen Powell e Logan Marshall-Green hanno quasi paura di sporcarsi letteralmente la faccia durante le scene d’azione.

Eccezione fatta per Henry Cavill che, grazie alla sua presenza fisica, rende più credibile la figura di un marine veterano.

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Castello di sabbia: gli orrori della guerra in un film che è un’occasione sprecata

Un altro problema riscontrato in Castello di sabbia risiede nel film stesso. Come war movie ci si aspetta azione, ma anche introspezione, invece i protagonisti molto spesso sembrano intenti a fare una passeggiata tra amici piuttosto che combattere sul campo di battaglia. La pellicola di Coimbra, pur trovando buoni spunti (come le tensioni che si respirano tra i residenti della cittadina irachena e il plotone americano, ma anche il loro successivo confronto), non riesce a scavare a fondo nelle personalità dei soldati, e il risultato è scarno.

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Non vi è l’orrore e la follia ad esempio di Platoon (anche se Oliver Stone ha raccontato una guerra ben più complessa, quella del Vietnam), e si accenna minimamente alla difficoltà dell’essere umano di discerne il bene e dal male, lavoro svolto da Coppola nel capolavoro Apocalypse Now. Si apprezzano comunque le ambientazioni fumogene e desolate che rendono realistico il film.

Da questo se ne deduce che Castello di sabbia non è nient’altro che l’ennesimo war movie che non aggiunge elementi nuovi alla narrazione, risultando piuttosto prolisso in diversi punti, soprattutto all’inizio. Un’occasione davvero sprecata.