Carnage: recensione e significato del film di Roman Polański

Campo lungo. Un gruppo di bambini gioca in un parco. Poi, due di loro cominciano a discutere e mentre la macchina da presa si avvicina e il ritmo della musica si fa più concitato, uno dei due colpisce l’altro al volto con un bastone. Le note vengono sostituite dal rumore dei tasti di una tastiera del computer e ci ritroviamo in un’accogliente casa borghese, dove i genitori dei due piccoli attaccabrighe cercano di risolvere la questione.

È questo l’incipit di Carnage, diretto da Roman Polański.

Dopo solo un anno dal thriller politico L’uomo nell’ombra, il regista polacco torna sul grande schermo cimentandosi nell’adattamento della pièce Il Dio del Massacro della francese Yasmina Reza. Nel film, Polański guida un cast semplicemente da sogno, che di certo gli rende più semplice l’onere di far vibrare sullo schermo una storia ambientata esclusivamente in interni, eccezion fatta per la sequenza d’apertura e quella conclusiva, tutta incentrata sui tentativi utopici e francamente ipocriti da parte delle due coppie di dimostrarsi civili nel discutere la fanciullesca diatriba.

Polański sguazza beato nel materiale fornitogli dalla Reza, in cui si rispecchiano temi che costituiscono un po’ il fil rouge della cinematografia del regista europeo: la maschera moralista della borghesia sotto la quale si (mal)cela l’atavico impulso alla violenza, la vanità di un ego insaziabile; quella facciata tirata su con tanta premura e ugual fatica che Polański ritiene patetica; un inganno che nel film finisce inesorabilmente per rivelarsi, svelando la vera natura del nostro quartetto, in maniera sì diversa ma poi forse non così lontana da come accade in altri titoli dell’autore, anche di genere apparentemente inconfrontabili come Rosemary’s Baby, il già citato L’uomo nell’ombra e il successivo Venere in pelliccia (anch’esso tratto da un adattamento teatrale e che del teatro fa il proprio protagonista).

Carnage: quando il teatro si sposa bene con il cinema

carnage recensione cast

E nonostante l’impianto teatrale del racconto, il regista mette in pratica tutta la sua esperienza nell’adattare l’opera per la settima arte, rinunciando ad affidarsi semplicemente all’ottimo materiale iniziale della Reza, la quale comunque aiuta Polański in fase di sceneggiatura.

Il premio Oscar per Il pianista rende infatti il film personale, allontanandosi dall’originale location parigina e ambientandolo negli Stati Uniti (e sì che le riprese sono avvenute nella città della Torre Eiffel, con una produzione largamente francese) con un cast tutto hollywoodiano (Jodie Foster, John C. Reilly, l’inglese ormai veterana di Hollywood Kate Winslet e l’altrettanto adottato dallo star system americano Christoph Waltz); dopotutto, non si può dire il regista goda di ottimi rapporti con il modo di amministrare l’etica e la giustizia nel Paese a stelle e strisce.

Polański adopera con ingegno, come è sua consuetudine, la macchina da presa, seguendo con attenzione i quattro attori senza lasciargli semplicemente dare sfoggio delle loro doti con lunghe e ampie inquadrature fisse, bensì incalzandoli con primi piani, piani americani e totali, comunque quasi mai lasciandogli molto respiro, costringendoli nell’immagine così come i loro alter-ego filmici sono imprigionati in quell’impasse apparentemente diplomatico ma in cui evidentemente nessuno è disposto a rinunciare o ritrattare le proprie convinzioni.

carnage kate winslet

E questa orchestrazione puramente cinematografica, per cui si deve anche e doverosamente ringraziare il fedele montatore Hervé de Luze, contribuisce a instillare una tensione latente, essenziale per rendere la vicenda avvincente, per tutta la durata del film.

Siamo stregati dalle performance degli interpreti, ma Polański è abilissimo a mettere in gioco una splendida variazione del ritmo: inizia pacato, dissemina indizi dell’inevitabile catastrofe, poi però torna ad allentare la tensione, addirittura portandoci più volte sull’uscio o fuori l’appartamento come se tutto stesse per finire; poi una quisquilia ed eccoci nuovamente nell’arena. E Polański insiste a mettere in scena eventi ricorrenti, come il vomito di Kate Winslet o le insopportabili telefonate di Christoph Waltz, per animare la nostra attesa, avvicinandosi al climax, quasi mai raggiungendolo, per poi tornare inesorabilmente giù.

Carnage: qual è quindi il significato del film?

carnage christoph waltz

Andando a lavorare nel grottesco, con personaggi per certi versi stereotipati ma non per questo meno interessanti e funzionali, il regista ci espone quella che, nel microcosmo del film, è a tutti gli effetti una farsa (ma attenzione, il film non lo è nel suo significato originale, anzi si distingue per il suo umorismo piuttosto che per la sua comicità, facendo ridere sotto i baffi senza farsi appesantire dai rimandi sociali).

Man mano che i minuti passano, il bisticcio fra i due figli viene quasi accantonato e sono le differenze sociali, i pregiudizi, le frustrazioni di ciascun personaggio a scatenare il feroce dibattito.

E alla fine di tutto, niente si risolve; rimaniamo con quattro adulti privati momentaneamente della loro tanto rassicurante bolla di consuetudini e certezze, ma di fatto nulla è cambiato veramente e quasi certamente il giorno dopo tutti saranno tornati a vestire i personaggi che tanto bene hanno cucito per se stessi. E mentre lasciamo i nostri quattro inconcludenti bambini cresciuti nel salotto, sono invece proprio i due giovani della prima sequenza, loro che avrebbero dovuto ispirare nei genitori la genuina ricerca di una soluzione, che nello stesso parco, con lo stesso campo lungo dell’inizio, hanno superato le loro divergenze e giocano insieme senza rancori.

Forse loro, per il momento, pur nella loro ineluttabile violenza, non sono stati ancora consumati dal Dio del Massacro citato dal personaggio di Waltz, che nel suo razionalismo ed evidente menefreghismo è forse il personaggio che scopre le carte sin dall’inizio.

Un massacro che è ben più radicato, infido e complesso di una bastonata sul volto.

Pensandoci bene, Polański non è probabilmente infastidito dalla naturale propensione alla violenza che dimora in ciascun essere umano (gli orrori di cui è stato testimone in giovane età lo hanno sicuramente portato a credere che la malvagità sia impossibile da sradicare totalmente dal mondo); il dito, il j’accuse del regista, è rivolto invece a quella superba e falsa bandiera sventolata dalle società cosiddette civili, che pensano di nascondere con un po’ di trucco la propria bruttura, a tal punto da convincersi di avere effettivamente tutti i diritti per erigersi al di sopra degli altri.

Carnage, diretto da Roman Polański (già al lavoro sul prossimo film), venne presentato nel 2011 alla 68ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove conquistò il  Leoncino d’Oro Agiscuola. Il cast comprende Jodie Foster (Penelope Longstreet), John C. Reilly (Michael Longstreet), Kate Winslet (Nancy Cowan) e Christoph Waltz (Alan Cowan).

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