Black Mother: recensione del documentario di Khalik Allah

La recensione del documentario che lo street photographer e regista Khalik Allah ha dedicato alla sua terra di origine, la Giamaica. 

In un periodo che vede le sale chiuse e le kermesse cinematografiche impossibilitate a svolgersi in presenza a causa delle restrizioni dovute all’epidemia pandemica, la fruizione online è diventata l’unica alternativa possibile all’immobilità. Motivo per cui la stragrande maggioranza delle manifestazioni hanno dovuto ripiegare sulla suddetta modalità per garantire agli spettatori e agli autori il regolare svolgimento delle rispettive edizioni. Nel caso del Carbonia Film Festival, la direzione artistica e il comitato organizzativo hanno deciso di continuare a ricorrere alla rete per tenere compagnia al proprio pubblico con delle rassegne mensili in cui riproporre alcuni titoli tra quelli selezionati nelle passate edizioni, così da creare un percorso di visioni e di approfondimenti sui grandi temi delle migrazioni contemporanee. Tra gli appuntamenti più interessanti spicca quello con Black Mother di Khalik Allah, vincitore del Premio Giuria Circoli del Cinema 2018 all’evento sardo e pluripremiato in numerosi festival internazionali.

Black Mother: un omaggio alla terra d’origine del regista e alla sua gente

Black Mother cinematographe.it

Il documentario firmato dallo street photographer e regista, membro dell’agenzia fotografica Magnum dal 2020, considerato dagli addetti ai lavori tra gli artisti più significativi della new wave americana, costruisce un omaggio sentito, intenso e partecipe alla sua terra d’origine, quella dalla quale proviene sua madre. Quella terra è la Giamaica, laddove Allah, con il suo stile fotografico e un’estetica visionaria, conduce lo spettatore in un viaggio fisico e spirituale immortalando i luoghi e le persone che li popolano. Il tutto per raccontare l’identità di un Paese tra sacro e profano, presente e passato, attraverso i tre trimesti della gravidanza di una donna. Da qui il titolo che accompagna quest’opera dal DNA cross-mediale e ibrido, nel quale la fotografia si mescola senza soluzione di continuità con il racconto orale, la poesia e il linguaggio multi-formato a colori e in B/N dell’audiovisivo (16mm, Super 8, Hi-8 Tape, Mini DV e HD Video) .

Black Mother: un ritratto corale e polifonico, nel quale l’autore dà voce e corpo agli outsider

Black Mother cinematographe.it

Black Mother è proprio questo, un incontro tra linguaggi differenti che concorrono alla nascita di un ritratto corale e polifonico, nel quale l’autore dà voce e corpo alla gente comune, agli outsider, agli invisibili e a tutti coloro che normalmente sono confinati ai margini della società (prostitute, homeless, tossicodipendenti e mendicanti). Con e attraverso il loro flusso di parole, preghiere, canti, ricordi, testimonianze e suppliche, Allah compone una “sinfonia di suoni e voci” che accompagnano una galleria di istantanee esistenziali statiche e in movimento che restituiscono gioie, dolori, sentimenti, emozioni della Giamaica di ieri e di oggi. Una “sinfonia” incisa sulla timeline e resa possibile mediante un notturno e diurno vagabondare errante tra le strade, i bassifondi e i mercati delle metropoli, contrapposto all’immersione nella tranquillità assoluta della campagna e dei villaggi isolati. Risiede in questo mix poetico, multiforme e assolutamente personale, mai smaccatamente autoriale e autoreferenziale, la bellezza di un’opera che solo per comodità iscriviamo nella famiglia allargata del cinema del reale.

Black Mother cinematographe.it

Black Mother è disponibile gratuitamente in streaming sino al 14 febbraio sulla piattaforma onlinesardegna.umanitaria.it, all’interno della rassegna di film a cura del Carbonia Film Festival.

Regia - 3.5
Sceneggiatura  - 3
Fotografia - 4
Sonoro - 3.5
Emozione - 3

3.4