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È veramente inutile la poesia. Belle parole e niente più. E poi, a cosa serve scrivere poesie? Qual è lo scopo se tanto, ogni volta che ci si prova, l’amore della propria vita decise di lasciarti? Lirico come una poesia scritta da un fanciullo in fiore, spiritoso come un innamorato impacciato che non riesce a dichiararsi, Bad Poems è il nuovo film di Gábor Reisz, regista, sceneggiatore e attore principale. Pellicola che ci trasporta con fantasia estrema nei versi di poemi che si riversano in forma filmica e fanno dei sentimenti inespressi e sinceri il veicolo per un viaggio all’interno del cinema e della sua più irreale declinazione, che ruba tanto dai letterati e dai poeti, per ammaliare come rime di una filastrocca genuina e ricolma di sentimento.

Tamás (Gábor Reisz) e Anna (Katica Nagy) si sono lasciati. Anna ha lasciato Tamás e il ragazzo, provato dall’ennesima delusione amorosa, ripercorre con la memoria tutte quelle bambine, ragazze e donne che nella sua vita lo hanno segnato tanto profondamente da spingerlo ad esprimere le proprie sensazioni in parole su carta. La disillusione di un romantico infatuato dall’amore stesso. E la possibilità di scrivere, un giorno, una bella poesia per poter finalmente riconquistare l’amata.

Bad Poems – Quando ci vogliamo esprimere attraverso la poesiabad poems cinematographe

I miracoli, nella vita, sono vari e disparati. L’amore, hanno detto a Tamás, è uno di questi. E un piccolo miracolo è anche la pellicola di cui il protagonista fa parte, sospesa fino ai confini dell’immaginazione e sospinta al punto da esplorare cinematografia e letteratura con una libertà tale da poter toccare punti poco espressi della commedia e dall’immaginazione. Bad Poems è il compenetrarsi di stupore e onirico che si rifanno, entrambi, ad una dimensione molto più semplice, più basilare: quella dell’amore vero e della sua ricerca. Dell’analisi dei rapporti che non passa per l’interiorità individuale, né per l’osservazione precisa dell’evoluzione dei rapporti e delle dinamiche di coppia, ma di quella sfera magica, di assurda tenerezza, che esplode di sensazioni in sensazioni e si avvale di un universo pieno di chimerici risvolti e infinita dolcezza.

La sceneggiatura di Bad Poems – curata, come già sottolineato, dal regista stesso – si esprime non solo attraverso le parole messe in scena dagli interpreti e dalla costruzione delle inquadrature, ma avvia un procedimento assai più complesso di collegamento tra mondo della magnificenza e mondo del tangibile. Ciò avviene nella compressione delle fasi della vita del personaggio Tamás, le fidanzate che lo hanno deluso, le poesie che non è riuscito a pubblicare e, soprattutto, lo stile cinematografico con cui sceglie di narrare tutto questo.

Bad Poems – Una storia di romanticismo raccontata con romanticismo stessobad poems cinematographe

Stilemi buffoneschi che vengono fluidamente collegati dal montaggio consequenziale di Zsófia Tálas, ad aumentare il surreale della pellicola e permettendo alle diverse fasi temporali, di racconto e di fantasia, di convivere tutte entro il medesimo perimetro. Con trovate da lasciar anche piacevolmente sorpreso lo spettatore, dall’ironia che fuoriesce sempre naturale pur quando è spinta al limite della comicità, alla congiunzione tra riflessioni e puro spettacolo visivo, che si autoafferma in proprio, ma avvalora i propri intenti con le soluzioni – a tratti geniali – della mise en scène.

Gábor Reisz dirige un film così come lo interpreta: con finta svogliatezza, ma che in realtà tiene in secondo piano una grandissima coscienza delle possibilità di narrazione del mezzo. L’amabilità di un’opera che sfrutta i generi piegandoli all’immaginifico. Una storia di romanticismo raccontata con romanticismo stesso. Una poesia che raggiunge il cuore, anche quando non capiamo niente di poesia.