Aquile Randagie: recensione del film di Gianni Aureli

Recensione di Aquile Randagie, opera prima di Gianni Aureli, un'accurata indagine della genesi del fenomeno scoutista, dal messaggio inossidabile di fratellanza e lealtà, vittima di dialoghi poco sostanziosi e di poca cura dei dettagli.

Presentato in prima mondiale come Evento speciale al Giffoni Film Festival 2019 il 22 luglio scorso – Aquile Randagie (2019), opera prima di Gianni Aureli è il primo film nella storia del cinema italiano a raccontare il mondo degli Scout italiani, e lo fa intrecciando la genesi del fenomeno dello scoutismo a quella della Resistenza italiana, senza per questo dimenticarsi dell’attuale situazione storico-sociale.

Aquile Randagie: l’opera prima di Gianni Aureli presentata al Giffoni 2019

Scritto dal regista insieme a Massimo Bertocci, Francesco Losavio e Gaia Moretti, il film vede nel cast soprattutto attori giovani e giovanissimi, tra cui Teo Guarini, Alessandro Intini, Romeo Tofani, Marco Pratesi e Anna Malvaso, a cui si affiancano Ralph Palka, Pietro De Silva e Marc Fiorini.

Aquile Randagie: la storia vera del risorgimento scoutista

aquile randagie cinematographe.it

Si facevano chiamare Aquile randagie i ragazzi del gruppo di scout di Milano, Monza e Parma che svolgeva attività giovanili clandestine durante il periodo del fascismo. Una legge (la n. 5 del 9 gennaio 1927), una delle cosiddette Leggi Fascistissime, aveva decretato infatti lo scioglimento dei Reparti scout nei centri inferiori a 20.000 abitanti, e l’obbligo di inserire l’acronimo ONB (Opera Nazionale Balilla) nelle insegne dei rimanenti. Papa Pio XI fu costretto a dichiarare sciolta l’Associazione Scoutistica Cattolica Italiana (ASCI) il 24 gennaio dello stesso anno. Il 9 aprile 1928 tutto lo scoutismo fu dichiarato soppresso dal Consiglio dei ministri.

Tanto bastò per dar vita al gruppo ribelle delle Aquile randagie, che seppur decimato nel 1940 quando molte delle Aquile vennero richiamate nell’esercito, ciò non limitò l’attività negli anni successivi, pur a fronte di imprevisti e attentati subiti dagli stessi.
Le Aquile procedettero spedite fino a subire una trasformazione repentina nel settembre 1943. Nel giorno 8 infatti, con la firma dell’armistizio e la creazione della Repubblica Sociale Italiana (RSI) nella Penisola vennero promulgate leggi sulla consegna alle autorità nazi-fasciste dei prigionieri di guerra.

Come reazione a tutto questo, il 12 settembre 1943 nasce l’O.S.C.A.R. (Opera Scout Cattolica Aiuto Ricercati) – tra i cui membri c’erano molte Aquile, la cui attività consisteva principalmente nell’espatrio di ebrei, renitenti alla leva e ricercati politici in Svizzera. Tra le principali attività dell’ente ribelle, vi era la continua fabbricazione di documenti falsi, ottenuti grazie anche alla collaborazione di timbrifici e contatti nelle questure.

Aquile Randagie: la trama del film

aquile randagie cinematographe.it

Milano, Italia, Ventennio Fascista. Tutte le associazioni giovanili vengono chiuse per decreto del Duce, compresa l’associazione scout italiana. Un gruppo di ragazzi decide di dire di no e fonda le Aquile Randagie: giovani e ragazzi, guidati da Andrea Ghetti detto Baden (interpretato da Romeo Tofani) e Giulio Cesare Uccellini detto Kelly (interpretato da Teo Guarini) che continuano le attività scout in clandestinità per mantenere la Promessa: aiutare gli altri in ogni circostanza.

Il gruppo scopre la Val Codera, una piana tra gli alberi segreta e impervia a poche ore da Milano e ne fa la sua base per campi e uscite clandestine. Il fascismo non li ignora, li segue, li spia, arrivando a pestare a sangue Kelly che perde l’uso di un orecchio. Ostacoli e violenze non fermano però le Aquile. Dopo il 1943, i ragazzi danno vita al movimento scout clandestino che supporterà la Resistenza fino alla fine della guerra. Insieme ad alcuni docenti del collegio San Carlo di Milano, le Aquile Randagie entrano a far parte di OSCAR.

Insieme combatteranno il regime prima con beffe plateali, poi con azioni mirate che permetteranno di far superare il confine italiano e raggiungere la Svizzera a più di 2000 persone ricercate dai nazifascisti: ebrei, perseguitati politici e chiunque avesse bisogno di fuggire le persecuzioni, e una probabile morte.
Alla fine della guerra, clamorosamente e con coerenza, le Aquile Randagie tuteleranno tedeschi e italiani autori di violenze, ricercati dai partigiani, chiedendo per loro una pena imparziale con un processo giusto.

Aquile Randagie: narrazione episodica zoppicante e dialoghi sottotono

aquile randagie cinematographe.it

Aprile 1928. La narrazione di Aquile randagie parte nel mostrarci da subito la genesi del movimento scout – affondando così le proprie radici narrative in un evento storico, rielaborato attraverso un linguaggio cinematografico semplice e immediato. Tuttavia il ritmo alla base della narrazione, specie nell’evoluzione degli eventi risulta fin troppo netto e frettoloso, e anche l’evento alla base del primo turning point – la nascita delle Aquile Randagie –  scivola via, perdendo in parte una sostanziale opportunità di racconto come l’approfondimento del contesto narrativo de l’Italia fascista, della quale in Aquile Randagie vengono mostrati i sostanziali e brutali effetti, ma la cui essenza viene appena costeggiata.

Aquile Randagie sarà presentato al Giffoni Film Festival 2019

Il dipanarsi della narrazione, indirettamente episodica di decade in decade –  lo sviluppo delle Aquile Randagie, la storia d’amore e gli archi narrativi dei personaggi e le relative svolte narrative –  incedono secondo un ritmo veloce, frenetico, anche a opera di un montaggio fortemente limitante dell’approfondimento psicologico dei suoi protagonisti; per una crescita inesistente – forte anche di interpretazioni con poco mordente tra cui spiccano unicamente quelle di Teo Guarini e Alessandro Intini.

Interpretazioni, purtroppo, affossate da dialoghi didascalici, in cui traspaiono i sentimenti e il benevolo sotto testo alla base de Aquile Randagie, ma che non riescono a dare alcun apporto alla sopracitata evoluzione dei personaggi.

Aquile Randagie: un’indagine del fenomeno scoutista per un’epica mancata

aquile randagie recensione cinematographe gianni aureli 3

Aquile Randagie è certamente una pellicola di rilevanza non indifferente nel panorama storico/sociale contemporaneo vittima di una nuova ondata di redivivo fascismo e di becera ignoranza, rendendo lodevoli gli atti sovversivi dei protagonisti perché equiparabili all’Italia dei giorni d’oggi – risultando così un prodotto di buon piglio per essere un’opera prima. Gli scout seguono infatti una legge di libertà, lealtà e fraternità nel crescere uomini onesti e cittadini preparati e responsabili cercando nella natura il nostro ambiente.

Un’accurata indagine degli albori del fenomeno scoutista e delle pratiche scout in natura, vittima tuttavia di limitazioni di budget, di poca cura dei particolari (l’aspetto esteriore dei protagonisti risulta immutato dal 1928 al 1945), da dialoghi fortemente didascalici, e da interpretazioni non all’altezza del messaggio trasmesso – Aquile Randagie è un’epica mancata con molto poco da prendere in termini qualitativi, ma con un finale d’applausi capace di toccare le corde giuste.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 3.5

2.5

Articoli correlati