Roma FF16 – Anni da Cane: recensione primo film Amazon Original italiano

Il lungometraggio, diretto da Fabio Mollo, è tra le proiezioni speciali di Alice nella Città, nell'ambito de La Festa del Cinema di Roma 2021. Un'opera che riflette sull'adolescenza in chiave originale e con un'idea curiosa alle spalle, ma che purtroppo ricade in fin troppi ostacoli narrativi.

Anni da Cane è il nuovo film Amazon Original diretto da Fabio Mollo (Curon, Il padre d’Italia) che vede una sceneggiatura redatta dagli esordienti Mary Stella Brugiati e Alessandro Bosi, entrambi alla loro opera prima. Il film presenta un concept del tutto particolare: una tormentata adolescente, Stella (Aurora Giovinazzo) vive la sua vita come se i suoi anni fossero quelli di un cane, di conseguenza, all’età di 16 anni è come se avesse 112 canini e di conseguenza è vicina alla sua fine. Ciò la porta a vivere in maniera frenetica, inseguendo i sogni più velocemente del previsto, stilando una classifica delle cose da fare prima di morire. Ma l’incontro con una persona in particolare cambierà totalmente le cose e la farà riflettere parecchio.

Anni da Cane, presentato tra gli eventi speciali di Alice nella Città, rassegna indipendente e parallela della 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma, è in uscita esclusivamente su Prime Video il 22 ottobre 2021.

Anni da Cane: nel primo film Amazon Original italiano le disavventure di Stella cercano di rompere la tradizione
Anni da Cane

La vita di Stella (Aurora Giovinazzo), sedicenne di Roma, è del tutto peculiare: la ragazza crede che i suoi anni corrispondano a quelli di un cane e ciò la obbliga a fare tutto in fretta, inseguendo anche frettolosamente i suoi sogni: d’altronde, seguendo questo schema, le manca molto poco da vivere. Per tale motivo, la ragazza decide di stilare una lista delle cose fa fare assolutamente prima della sua prematura dipartita e tra queste, inevitabilmente, c’è anche punto legato alla sua prima volta. Le cose si complicano e quella che doveva essere una semplice avventura occasionale diventa una storia d’amore. Ad aiutare la giovane in questo assurdo e complicato periodo della sua vita ci sono la sua storica amica Nina (Isabella Mottinelli) e Giulio (Luca Vannuccini), dj per caso e grande appassionato di fotografia.

Anni da Cane parte già in maniera psichedelica, con un’inquadratura capovolta e particolarmente bizzarra: basta questo per farci capire come il regista Fabio Mollo abbia una voglia matta di sperimentare, tra citazioni fin troppo esplicite e non al cinema di genere (da Mysterious Skin a Donnie Darko), ma non solo. In particolare, a mano a mano che la realizzazione prosegue la sua corsa, si alternano delle sequenze, per così dire tradizionali (nel senso di tipiche per un film young adult) ad altre stranianti, inquietanti per certi versi, che si appellano al mondo onirico in tutta la sua spaventosa, ma affascinante carica immaginifica. In tutta questa particolare atmosfera non viene lasciata per un secondo da sola la protagonista e tutto il suo dramma interiore, ma anche se effettivamente la tematica principale della pellicola rimane ben ancorata, il risultato, per quanto suggestivo, non è ben identificabile.

In altre parole vi è un po’ di confusione in ciò che l’autore vuole effettivamente rappresentare, ma l’idea di fondo è chiara. Molto interessante, inoltre, il lavoro che è stato fatto su Roma, epicentro della storia di Stella e teatro delle sue imprese comuni: una città che, come ha sottolineato il regista in sede di intervista, è psichedelica per natura, riuscendo ad alternare posti evocativi ad affascinanti paesaggi di cemento. È evidente che l’intento del film-maker sia quello di rompere in maniera netta con la tradizione e se ciò funziona con la regia, lo spirito non viene perseguito con altrettanta serietà nella sceneggiatura, che soffre di parecchi problemi che vedremo dopo.

All’interno di Anni da Cane è stato coinvolto un cast di giovanissime promesse della recitazione che hanno accettato con grande passione, ma vi è anche il coinvolgimento di alcuni veterani del mondo della settima arte come Sabrina Impacciatore e Valerio Mastrandrea (di cui non sveleremo nulla per evitarvi eventuali spoiler). Aurora Giovinazzo (recentemente al centro di Freaks Out di Mainetti) cattura perfettamente, con il suo talento, i conflitti, i dubbi e gli ostacoli più duri e insormontabili del suo personaggio; Luca Vannuccini, al suo esordio, da vita ad una figura del tutto particolare e la sua interpretazione, per quanto fin troppo macchiettistica, è funzionale; infine Isabella Mottinelli, che alle spalle una carriera già avviata, fa da perfetto contraltare alla Giovinazzo, rappresentando un’importante punto fermo della sceneggiatura.

Una scrittura fin troppo acerba e banale

Anni da Cane

Veniamo al copione della realizzazione, che purtroppo è al centro delle nostre critiche più dure e feroci. Per quanto, a livello di storia generale e concept, il lungometraggio sembra apparentemente proporre qualcosa di diverso dal solito, è nell’esecuzione che purtroppo l’idea originale cade come un castello di carte. La stessa particolare visione di Stella sulla vita non viene giustificata a sufficienza nemmeno quando la sceneggiatura arriva nella sua fase più matura, nel momento delle rivelazioni più importanti. I personaggi, inoltre, nonostante il cast ci metta tanto del proprio, sono sviluppati in maniera fin troppo banale e stereotipata. Forse l’unica che riesce ad essere un pochino più alternativa degli altri è la protagonista, ma ricade anch’essa, in alcuni passaggi narrativi, nei soliti cliché adolescenziali.

Gli elementi che invece sollevano un pochino le cose sono le sequenze oniriche che sono scritte anche in modo dignitoso così da colpire improvvisamente gli spettatori. Per il resto la storia finisce continuamente in situazioni già viste e riviste, in eventi molto forzati e sconnessi tra loro, con alcune scelte narrative che tra l’altro non hanno nessuna effettiva utilità nella risoluzione della trama, apparendo come semplici orpelli.

Passando alla colonna sonora, ci troviamo di fronte ad un elenco di canzoni che, per quanto siano azzeccate nel contesto di Anni da Cane, non sembrano legare perfettamente con la storia. In altre parole il genere scelto è corretto e anche i singoli brani, ma sembra mancare quel cordone ombelicale tra i pezzi che rende la soundtrack armonica con l’intero film. Vi è però un momento musicale iconico e funzionale ottimamente, che non vi riveliamo per non rovinarvi la sorpresa, ma che è inserito in modo un pochino artificioso, ma degno di menzione.

Un lungometraggio che, al netto di una premessa narrativa curiosa e affascinante, si ancora ad una sceneggiatura che non rende giustizia al concept iniziale. Personaggi eccessivamente stereotipati, passaggi narrativi farraginosi e telefonati e soprattutto una caratteristica peculiare della protagonista che non viene spiegata appieno neppure nei momenti finali di risoluzione. Detto questo, la regia di Fabio Mollo riesce un minimo a bilanciare le cose, facendosi forza del messaggio del film sperimentando a più riprese, provando realmente a fornire spiragli alternativi rispetto ai soliti young adult. Chiude il tutto un cast di giovanissimi che dimostra ampiamente il proprio valore, supportato da interpreti veterani del mestiere.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 2.5
Emozione - 3

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