Animal Politico

Incentrare un’intera storia – ed un intero film – su un animale, in questo caso un bovino “umanizzato” e dotato di una vera e propria coscienza, che lo “tormenterà” dall’inizio alla fine. Animal Politico, raccontato così, sembra una puerile presa per i fondelli, ma è quanto sviluppato da Tiao, il regista che senza ritegno dà vita ad un malsano lavoro surrealista.

Presentato alla 34° edizione del Torino Film Festival nella sezione After Hours  Animal Politico parla di una mucca che tenta di convincersi di essere felice. Una notte, la vigilia di Natale, l’animale avverte una profonda sensazione di solitudine, qualcosa di strano, che non le era mai capitato di provare. Questo momento è come l’epifania di una crisi che la spinge a intraprendere un nuovo cammino di comprensione, una ricerca della sua vera identità.

Con un deciso e controverso tocco surrealista, Tiao sfoggia un lavoro mediamente bizzarro, sospeso in una sconclusionata narrazione, caratterizzata dalla figura – vedere per credere – di una mucca alle prese con una forte crisi di coscienza. Animal Politico è un prodotto vezzeggiativo, che non può essere contemplato con serietà. Un fine semplicismo che però sussiste e che volente o nolente non “offre” totale credibilità.

 Animal Politico

Parallelismo tra Uomo e Animale?

Con un’assurda spiritualità il regista brasiliano mette in scena un prodotto all’apparenza atipico, che non è difficile da omologare. Poco chiara la consistenza – ma soprattutto il fine – di  Animal Politico non si comprende se Tiao sia determinato a voler creare un forte parallelismo fra uomo e animale, attuandolo per ottimizzare la figura della bestia o per minimizzare il valore intrinseco dell’essere umano.  Libera interpretazione dunque, ma troppo vaga per dare una “forma” al concetto che ha questo film.

In ogni caso questa “particolarità” non asserisce ad una complessità del prodotto, bensì ad un’imprecisa ideologia registica.

Essenzialmente Animal Politico è un visionario lavoro di un regista che tenta, in maniera perversa, di turbare lo spettatore, di farlo – forse – immedesimare in questa bestia dotata di coscienza – e parliamo con un pacato relativismo – in un contesto tremendamente quotidiano. Usando una valevole fotografia Tiao riesce ad ottenere un “convincimento generale” da parte del pubblico che, nonostante tutto, segue il film con morigerato interesse.

 Animal Politico

Controverso ma non originale

Ciò che va sottolineata, è la non completa originalità di Animal Politico, che nonostante tutto, non rappresenta nessun tipo di eccezionalità. In passato infatti ci sono stati diversi lavori malsani a sfoggio surrealista decisamente molto più incisivi di questo. Tale affermazione non rappresenta una bocciatura, ma è giusto riflettere su come l’intento del regista non sia prettamente un’innovazione. Indubbiamente Tiao eccede stilisticamente con questo film, ma ciò non comporta nessun tipo di clamore.

Animal Politico ha richiesto un quantitativo temporale non indifferente per essere sviluppato. La cura con cui le scene – soprattutto nei dettagli – vengono presentate appare evidente; la controversa caratterizzazione del contesto, dei personaggi e dei dialoghi è la prova lampante di come Tiao abbia operato il tutto con ferma oculatezza. La struttura del film – apparentemente indefinibile come accennato in precedenza – è promiscua, e paradossalmente presenta, in maniera del tutto velata, rimandi pseudo-filosofici.

Nonostante l’eterogeneità del prodotto, Animal Politico non è complesso come lo si vuol far credere; sufficientemente valevole l’idea stilistica di Tiao, che non va oltre però, ad una “palpabile” suggestione.

Animal Politico è un film diretto da Tião. Nel cast Rodrigo Bolzan, Elisa Heidrich, Victor Laet, Mário Sérgio, Isabel Novaes.

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