Venezia 73 – Ang Babaeng Humayo (The Women Who Left): recensione del film di Lav Diaz

Lav Diaz: un nome, un programma… il regista filippino ha presentato un suo ennesimo – e maniacale – lavoro – in concorso alla 73a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia; Ang Babaeng Humayo titolo internazionale The Women Who Left – è forse  l’opera più “digeribile” eseguita dal regista nella sua carriera. Questa storia struggente di una donna di mezza età, che dovrà ripercorrere la sua vita dopo essere stata ingiustamente reclusa per ben trent’anni in un carcere.

Camera fissa – marginalmente neutra – che compone un collage fotografico in bianco e nero. Ang Babaeng Humayo, per quanto possa sembrare un lavoro impossibile, può vantare una narrazione profonda, un concentrato di puro malessere capace di disagiare letteralmente lo spettatore in sala.

Abbattendo ogni forma di disposizione sfavorevole nei suoi riguardi – discorso valido per chi non lo ha mai contemplato – Lav Diaz riesce a costruire, non adulterando il suo stilema, una narrazione che persuade, che coinvolge emotivamente. Un clamore forse – se si considera l’ampia durata, neanche tanto conoscendo il regista – del film proposto, con questa dilatazione semi-impossibile con la solita ed immobile macchina da presa.

Ang Babaeng Humayo

Dilatare il malessere

Ma qual è l’obbiettivo di Lav Diaz con Ang Babaeng Humayo? Una domanda semplice, meritevole di una risposta chiara e decisa. Il regista filippino – ben noto nel dilatare temporalmente una pellicola – sente il bisogno di esasperare il pubblico, di martorizzarlo con questa kermesse di “freaks” quasi surreali, in un contesto del tutto degradante alimentato da caustiche vicende.
Ad aiutarlo in questo intento il cast; ogni interpretazione è in linea con quanto impartito originariamente da Lav Diaz. La caratterizzazione dei ruoli ad esempio, ogni attore infatti, nella sua interpretazione, riesce a sprigionare un malessere del tutto identificativo. La sofferenza dei personaggi inoltre appare in controtendenza all'”insofferenza” del regista filippino, con questo suo ruolo “da fatale sentenziatore morale”.

Lo spettatore “tentenna” in questo malsano “vortice emozionale”, non riuscendo a venirne fuori fino a quando non termina – a mo’ di liberazione – la pellicola. Ang Babaeng Humayo (The Women Who Left) – come specificato in precedenza – non è un film comune, la sua natura insoluta però lo rende affascinante al cospetto del purista cinematografico.

Lav Diaz – anche grazie a tecnicismi fuori dal comune – “accompagna” il pubblico in questa Odissea sentimentale, in questa distopica location urbana, grigio-scura per la maggior parte, quasi insensibile ad ogni forma di piacevolezza. Non c’è speranza in Ang Babaeng Humayo, e quel poco “calore provato” è sterile al cospetto di questa “effusione” depressivo-compulsiva.

Ang Babaeng Humayo (The Women Who Left) sa sorprendere dall’inizio alla fine chi lo sa guardare 

Il limite di sopportazione – per un pubblico convenzionale – viene messo a dura prova con Ang Babaeng Humayo , ma il valore intrinseco della pellicola, la costruzione più che altro di questo “deprimente ricamo” attuato da Lav Diaz, riesce a coinvolgere dall’inizio alla fine chi lo sta a guardare. Ang Babaeng Humayo è un film che vuole sollecitare il cinema verso un ruolo più profondo, quasi maestoso. L’ambientazione a Mindoro, provincia delle Filippine da cui proviene la stessa protagonista Charo Santos-Concio, rende ancor più autentica la messa in scena di quanto il tema del film non fosse in grado di fare.

Lav Diaz supera se stesso nelle vesti di sceneggiatore, offrendo un lavoro drammaturgicamente anomalo, dotato però da quel solito – e riconosciuto – estro artistico che non lascia mai indifferenti.

“L’esistenza è fragile”  secondo  Lav Diaz; questo è lo slogan che il regista filippino “lancia” con Ang Babaeng Humayo …..

Ang Babaeng Humayo

Ang Babaeng Humayo è un film scritto e diretto da Lav Diaz. Prodotto dalla Sine Olivia Pilipinas e Cinema One Originals. Nel cast Charo Santos-Concio, Michael de Mesa, Nonie Buencomino, Sharmaine Centenero-Buencomino, John Lloyd Cruz, Marj Lorico, Mayen Estaner, Romelyn Sale, Lao Rodrigue, Jean Judith Javie, Mae Pan, Kakai Bautista.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3.5
Recitazione - 4
Sonoro - 3
Emozione - 4.5

3.7