Il check out è avvenuto perfettamente, è ora di lasciare l’Hotel Cortez e tirare le somme di questa quinta stagione di American Horror Story, la serie antologica creata da Ryan Murphy nel 2011, attualmente alla produzione della sesta stagione.
Ma com’è andata con Hotel?
Nella recensione del nostro pilot avevamo parlato, entusiasti, della ventata di freschezza che aveva inebriato l’inizio della nuova stagione, in particolare elogiando l’arrivo della new entry Lady Gaga come matrona dell’Hotel Cortez, ritrovando un timido ritorno al passato con il tema dell’edificio bloccato nel tempo e citazioni ai cult del Cinema Horror – un riferimento all’architettura dell’Hotel in Shining, con i suoi lunghi corridoi, e le atmosfere tetre dei film di Dario Argento.
Ma una sola puntata sarà riuscita ad inquadrare l’intera stagione?
La domanda non è di immediata risposta: Hotel, infatti, è apparso fin da subito come un covo di esagerazione, sfarzo e pulsioni in cui il sangue e il sesso erano i soli elementi predominanti. A primo impatto, l’impronta calcata da Hotel è parsa fin troppo povera di sostanza.
Con lo scorrere delle puntate, però, la trama, o meglio, i filoni narrativi, sono andati via via delineandosi ed, il più delle volte, si sono risolti in fretta.

AHS Hotel
Il manifesto ufficiale di AHS Hotel

L’Hotel Cortez, costruito negli anni ’20 da James Patrick March (Evan Peters), un uomo sadico e pieno di se, è diventato un luogo infestato dalle anime che hanno perso la vita al suo interno, tra cui March stesso, e dimora della Contessa (Lady Gaga), Elizabeth Johnson, una donna bellissima e immortale che uccide per vivere: è, in poche parole, un vampiro. L’accompagna Donovan (Matt Bomer), il figlio di Iris (Kathy Bates), receptionist dell’Hotel assieme a Liz Taylor (Denis O’Hare), un’eccentrica transessuale entrata anni prima nelle grazie della Contessa.
Lo strano equilibrio del Cortez viene minato da due eventi particolari: l’arrivo di un misterioso assassino che uccide seguendo i precetti dei Dieci Comandamenti, e l’arrivo di Will Drake (Cheyenne Jackson), un avido stilista, intenzionato a comprare l’immobile.
Con una sfilata organizzata nella splendida sala d’ingresso, la Contessa resta ammaliata dal misterioso modello Tristan Duffy (Finn Wittrock). Donovan, furibondo dalla rottura con l’algida matrona, si scontra con Ramona Royale (Angela Bassett), anche lei trasformata anni prima dalla contessa e abbandonata: i due si alleano per fargliela pagare.
Contemporaneamente, il detective John Lowe (Wes Bentley), ossessionato dal mistero che aleggia attorno all’assassino dei Dieci Comandamenti, lascia la moglie e la figlia e si trasferisce nell’Hotel dove intraprende una estraniante relazione con la tossicodipendente Sally (Sarah Paulson). La soluzione al caso è sicuramente spiazzante.

AHS Hotel
John Lowe e James Patrick March

C’è molta carne al fuoco in questa quinta stagione di American Horror Story: se in Asylum c’era imbarazzo di scelta in quanto a mostri – killer spietati, alieni, posseduti, demoni, fantasmi – qui, la presenza di vampiri e anime intrappolate sono aggrovigliate in un crogiolo di avvenimenti avvenuti nel corso degli anni all’interno dell’Hotel.
Ancora una volta superiore a Coven, terza stagione, Hotel soffre di alcune mancanze: anzitutto l’assenza di una sceneggiatura approfondita e di una trama orizzontale veramente predominante – alcuni misteri vengono svelati troppo presto (ad esempio l’identità della Contessa e quella del killer dei Dieci Comandamenti), mentre altre situazioni non vengono spiegate affatto (chi è il misterioso mostro che molestava Sally nella puntata conclusiva?).
Anche la componente horror, si diluisce in una più dominante componente thriller: questo snatura un po’ l’idea originale della serie. Una buona metà di stagione soffre questa perdita di atmosfera dark a vantaggio del glamour pur risultando comunque piacevole agli occhi di spettatori che si ritrovano a guardare un prodotto meno orrorifico e più pop.
Da questo punto di vista è lodevole la colonna sonora non originale dell’intera stagione: ascoltabile anche su Spotify al seguente link, è composta da pezzi per lo più pop e fashion rock anni ’70 e ’80, perfetti ad esaltare lo stile e la moda nel tempo.

AHS Hotel
Lady Gaga è la Contessa

Il viaggio narrativo dell’Hotel Cortez si traduce in una scoperta temporale, dalla costruzione, fino al presente, attraverso varie citazioni alla stagioni precedenti di American Horror Story, Murder House su tutte. Questi riferimenti sono un punto importante nella stagione e nella serie: ben incastonati nella trama, sono un ottimo elemento chiave nella buona riuscita di essa.
Il cast, manchevole della presenza della sua punta di diamante Jessica Lange, ben se la cava pur non riuscendo ad emergere del tutto. Forse Lady Gaga, nuovo arrivo e probabilmente meritevole del suo primo Golden Globe nella categoria di Miglior Attrice Protagonista in una miniserie, è la vera grande scoperta: la sua interpretazione è sensuale, ma delicata e ponderata; i dubbi iniziali sulla sua resa sono stati ampiamente capovolti.
Degna di nota anche l’interpretazione del veterano Denis O’Hare, questa volta nei panni di una transessuale: la sua Liz Taylor è sublime, delicata, per niente caricaturale, ma autentica. Anche Evan Peters ben riesce ad esaltare l’esasperata e crudele psicologia del sul personaggio. Un po’ meno, Sarah Paulson, forse un po’ troppo forzata e quasi intenzionata a voler imitare la sua collega Lange.
American Horror Story Hotel si conclude quasi in un turbine di romanticismo, in cui il Cortez è diventato luogo di diletto e riposo per anime tormentate.
Stagione senza infamia e senza lode, non ha saputo sfruttare le immense possibilità a disposizione e ha perso, puntata dopo puntata, la sua forza spaventosa a vantaggio di una più leggera dimensione, forse troppo ricca di sentimenti positivi.
Ma il countdown è appena ricominciato. Aspettiamo con fervore la sesta stagione, come sempre impazienti.

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