Venezia 73 - American Anarchist: recensione del film di Charlie Siskel

Nuovo documentario per il regista di Alla ricerca di Vivian Maier, presentato nella categoria non-fiction alla 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Con American Anarchist, Charlie Siskel attua una sorta di focus sul celebre libro The American Cookbook, scritto da William Powell – pubblicato poi nel lontano 1971 – e sull’influenza che ha avuto verso un improvvisato attentatore che riuscì a costruire un ordigno fatto in casa – situazione comparabile con quanto accaduto durante la maratona di Boston il 15 aprile 2013.

Considerato un volume proibito, paradossalmente è facilmente reperibile su internet; a parlare dell’entità di questo “macabro testo” lo stesso autore, consapevole degli effetti sortiti in passato a personaggi profondamente alienati. Siskel decide di mostrare attraverso questo controverso documentario, la cattiva influenza che un semplice testo scritto può innescare in un soggetto facilmente persuasibile, con un “tetro” William Powell a fare da protagonista assoluto in questo lavoro cinematografico.

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“A” di Anarchia

La “protagonista” – quella vera – che fa il bello e il cattivo tempo in American Anarchist è senza dubbio lei, la tanto temuta o ricercata “anarchia”. Non importa in che modo tale entità viene rappresentata, ciò che conta è come sia lei il fulcro dell’intera narrazione. Siskel attraverso le esplicazioni di William Powell da forma ed identità a questa morbosa componente anarchica. Già in passato – nel lontano 1983 – ci fu un lavoro documentaristico – Anarchism in America  diretto da Steven Fischler e Joel Sucher – che si concentrava su come l’anarchia era non “uno spettro” ma bensì una realtà “pulsante” negli Stati Uniti d’America. American Anarchist nonostante sia marginalmente dissimile nella sua natura, esegue più un’inchiesta analitica sull’anarchia e sul perché molti soggetti sposano questa causa.

Senza eseguire un’eccessiva politicizzazione del contesto, ma strutturando il documentario nella maniera più standard possibile, Siskel cerca di “catturare in video” questa effimera “entità soprannaturale”, dando vita ad un crudo reportage audio-visivo, caratterizzato da una moltitudine di incidenti scaturiti da questa folle concezione. American Anarchist non mira a scioccare lo spettatore; il suo reale intento è quello di metterlo in totale stato di riflessione, mostrandogli la parte più “nera” del quotidiano, con la presenza di soggetti tendenzialmente pericolosi che per chiaro malessere esistenziale sposano le cause più inverosimili.

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Una “terapia” sintetizzata dall’autore del “testo proibito”

William Powell, per buona parte del documentario, paradossalmente funge da “terapeuta”, da uomo vissuto che cerca di scongiurare qualsiasi “rivalsa in nome dell’anarchia”, da colui che indirettamente si sente tremendamente responsabile di vicissitudini simili a causa del suo volume. Un onere che tenta di esorcizzare a suo modo, attuando riflessioni utili a sensibilizzare lo spettatore. American Anarchist non rappresenta nulla di clamoroso, ne un qualcosa di inedito, ma l’efficacia con cui tratta la tematica non lascia indifferenti.

Questa rappresentazione di “un’apocalisse sociale” caratterizzata da esagitati individui – compreso l’attentatore che intinse dal libro di Powell – appare sufficientemente dettagliata. La lenta andatura del documentario può essere giustificata dalla scelta che Siskel fa nel voler dilatare il concetto di anarchia, evidenziandone le mille sfaccettature. American Anarchist comunque ha come orientamento principale il testo “proibito” di William Powell; l’esposizione controversa  – da parte dell’autore stesso – di questo volume tendenziosamente discutibile, può infastidire infatti quella parte di  pubblico più moralista. Un pavido Siskel dunque, determinato ad attuare questa scelta opinabile  nel  “rispolverare ” la tanto discutibile ” creatura su carta ” di William Powell  …

American Anarchist è un film-documentario scritto e diretto da Charlie Siskel. Nel cast William Powell.

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