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Nei favolosi anni ’90 il cinema statunitense ci ha insegnato essenzialmente un’unica grande lezione: la sola nazione in grado di salvare il mondo, in svariate declinazioni, era l’America. Che si trattasse di forze aliene (Independence Day, 1996), minacce naturali (Armageddon – Giudizio finale, 1998) o generici nemici della pace (Nel centro del mirino, 1993), sarebbe stata la tenacia e la nobiltà d’animo yankee ad eliminare il problema alla radice. Una favola ingenua e a suo modo romantica, da sempre imparagonabile con la cruda realtà dei fatti.
Per questo la funzione principale di quei film e di quel tipo di produzione era la rassicurazione. Nonostante siano passati più di 20 anni, ad esempio, Air Force One di Wolfgang Petersen – per la cronaca, lo stesso regista di La storia infinita – continua ad avere la medesima valenza rasserenante e tranquillizzante, e sembra fare riferimento ad una tipologia di spettatore sì smaliziato, ma disposto per un paio d’ore ad immaginare candidamente che ci sia sempre qualcuno a proteggerci dai “cattivi” di turno, a guardarci le spalle per farci dormire sogni tranquilli.

Air Force One: patriottismi di ieri e di oggi

Air Force One - Cinematographe.itPiù di ogni altra cosa si era disposti a credere ad una “istituzione” superiore, ad un trust di illuminati cervelli propensi a sacrificare loro stessi per il bene comune. È anche per questo che quella formula oggi è irreplicabile, come dimostrato dai vari tentativi di emulazione / reboot (come 2012 e Independence Day – Rigenerazione, entrambi di Roland Emmerich): oggi l’eroe dei blockbuster è (pescandone uno dal mucchio) Dominic Toretto di Fast & Furious, ovvero l’uomo che si muove solo contro tutti, anche in aperta contrapposizione con la legge precostituita.

Nel 1997 il patriottismo era incarnato da un Presidente degli Stati Uniti che segue i suoi principi piuttosto che i sondaggi dell’opinione pubblica, che ha ottenuto diverse medaglie per il suo eroico servizio in Vietnam e che afferma con carisma che “La vera pace non è l’assenza del conflitto, ma la presenza della giustizia”. Un precetto da seguire fino alle più estreme conseguenze, ovvero fino a quando finirà vittima assieme alla sua famiglia di un dirottamento aereo causato da un gruppo di scaltri e spietati estremisti russo-kazaki ultranazionalisti.

“Se dai un biscotto a un topolino, quello vorrà un bicchiere di latte”

Air Force One - Cinematographe.itCosì, mentre a terra la Casa Bianca cerca in qualche modo di risolvere la situazione seguendo ferrei protocolli e delicatissimi rapporti internazionali post-Guerra Fredda, nei cieli il primo cittadino degli Usa affronta a mani nude i terroristi, in un’escalation di assurdità e retorica tali da sfiorare il comico involontario. Del resto, con gli attentatori non si può negoziare (“Se dai un biscotto a un topolino, quello vorrà un bicchiere di latte”), e per uscire da una situazione a tal punto estrema le scelte dovranno essere altrettanto esagerate. Come paracadutare esseri umani da altezze impensabili o saltare in volo da un aeroplano ad un altro, dopo aver assistito a multipli sacrifici acrobatici per salvare il comandante in capo.

La miscela – nonostante inizi a risultare qua e là fuori tempo massimo – continua a divertire e intrattenere, complici il gran senso del ritmo del regista Petersen (un autore poco incline all’autoironia ma molto abile nella gestione visiva dell’azione) e le abilità recitative di un cast raffinatissimo: in Air Force One il Presidente è Harrison Ford (nominato in un sondaggio del 2016 “Il più grande Presidente cinematografico di sempre”), la vice è Glenn Close, il Maggiore che collabora è William H. Macy e il villain è Gary Oldman. A dimostrazione di come sul finire del XX Secolo questi progetti venissero tenuti in palmo di mano dai produttori, perfettamente consci dei gusti e dei desideri dello spettatore.

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