Willow: recensione della serie sequel del fantasy cult degli anni ’80

Willow è una serie fantasy con il cuore e, al netto di qualche sbavatura, riesce riportarci a quelle atmosfere anni '80 del film

Gli anni ’80, quale magico e spettacolare decennio del cinema americano. Blockbuster adrenalinici pompati di testosterone, sci-fi spaziali e fantasy che hanno definito l’immaginario collettivo. È proprio in quest’ultima cerchia che rientra Willow, il cult diretto da Ron Howard per la Lucasfilm. Preceduto da film come Labirinth, La storia infinita e Conan il barbaro, la pellicola venne accolta in maniera negativa all’uscita nelle sale. Non valsero a nulla le riprese in esterni e tutta la tecnologia di cui disponeva la casa produttrice in quegli anni. Pubblico e critica decretarono l’insuccesso di quel prototipo che è stato Willow. Perché, l’idea di George Lucas era quella di creare una saga fantasy, come Guerre Stellari è stato per la fantascienza. Purtroppo, non se ne fece più nulla, ma nel corso del tempo, il film ha acquistato una certa aura mistica, divenendo poco a poco un piccolo cult.

Willow, reensione - Cinematographe.it

Ed è in questo contesto che nasce la serie sequel di Willow. Il progetto era nell’aria da trent’anni, ma solo con l’arrivo di Disney+ ne ha visto la piena realizzazione. Al timone troviamo questa volta Jonathan Kasdan e Wendy Mericle, mentre alla regia un veterano del genere Stephen Woolfenden; che ha girato, oltre alcuni episodi di Doctor Who e Outlander, le riprese della seconda unità nel franchise di Harry Potter. Insomma, sulla carta la serie ha tutto quello serve, e in un certo senso è così. Willow, lo dobbiamo dire, è realizzata con pura passione e amore per il film originale. L’innocenza permea l’intero prodotto, quella dello stupore infantile difronte al fantastico e all’impossibile.

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L’intero cast è unito da una forte chimica, come dimostrato in conferenza stampa e sul set. Ma allora cosa non funziona in Willow? Sono molti gli aspetti in cui la serie pecca di attenzione ma, al netto dei suoi errori, la serie si fa guardare con calma e dolcezza. Superato il banco di prova dei primi episodi, un po’ respingenti, la narrazione viaggia con fluidità. C’è qualcosa, però, che rende il prodotto non per tutti. Siamo difronte ad un coming of age la cui trattazione è la stessa che J. J. Abrams ha riservato a Star Wars: Il risveglio della forza. Gli omaggi e le citazioni al film sono palesi, ma se fate parte di coloro che non amato la trilogia prequel, allora Willow potrebbe non essere la seri per voi. Detto ciò, addentriamoci nel racconto dei primi due episodi, disponibili su Disney+ dal 30 novembre.

Il ritorno della magia, tra passato e presente

Willow, la serie - Cinematographe.it

Sono passati anni dalla sconfitta della malvagia regina Mavmorda da parte della figlia Sorsha, Madmartigan il giovane mago Willow e la piccola Elora Danan. I regni vivono ora giorni di pace e prosperità, per quanto fuori dai loro confini il male ha continuato a perdurare. I seguaci di Mavmorda si sono nuovamente riuniti, pronti a scatenare l’inferno nel mondo magico. Sorsha è ora regina e madre di due gemelli, Kit e Airk. Sarà proprio il rapimento di Airk a mettere in moto gli eventi della storia. Un gruppo mal assortito di giovani partirà alla ricerca del principe, ma non prima di aver chiesto aiuto a Willow, ora il sommo Aldwin e potente stregone. Nel gruppo troviamo la principessa Kit, l’amica e guerriera Jade, il potente Boorman, la cuoca Dove innamorata di Airk e il promesso sposo della principessa, Graydon; oltre allo stesso Willow.

Vecchia e nuova guardia si uniscono in una missione di soccorso che ben presto di tramuterà in una quest per salvare nuovamente il mondo. Nel corso dei primi tre episodi troviamo i volti iconici del film, con riferimenti visuali e non al racconto di ben trentacinque anni fa. Si respira aria di magia ad ogni passo, permea ogni foglia e mattone. E che dire di Warwick Davis, quel sorriso riempirebbe il cuore a chiunque. L’attore non ha perso lo smalto, e riesce a trasmettere tutta la freschezza e la tenerezza del proprio personaggio in ogni momento. Willow trasmetta bontà e coraggio, perché anche la creatura più piccola può fare la differenza. Una frase che ripeschiamo da Il signore degli anelli per un motivo: il film ne era una versione pop scanzonata. L’immaginario di Tolkien venne estrapolato da Lucas per creare qualcosa di nuovo, ma del quale riconoscevamo ancora la struttura.

Sorsha (Joanne Whalley) - Cinematographe.it

La serie non è differente, in quanto ricalca alcuni stilemi e messaggi tolkieniani. La compagnia, il viaggio, il potere dell’amicizia e le cicatrici che la vita può lasciare. Manca l’epica e il pathos, questo è certo, ma siamo soltanto alla prima stagione, e non è detto che in futuro tale deriva non possa esser presa lo stesso. Come nel Signore degli Anelli, il nemico vuole riprendere forma e potere, mentre manda avanti i propri accoliti come su una scacchiera. Tuttavia, il mondo che scopriranno i protagonisti sarà vasto e ricolmo di creature, razze e popoli. Quella di Willow è una storia multirazziale, in cui si istruisce il pubblico ad apprezzare la bellezza della diversità e soprattutto a non giudicare un libro dalla copertina.

Willow e quella difficoltà degli stunt con spada e scudo

Warwick davis è Willow nella serie di Disney+ - Cinematographe.it

Come dicevamo, magia e scanzonata innocenza permeano l’intera serie di Willow. Magia, mostri, castelli e cavalieri, il pacchetto completo dell’iconografia fantasy degli anni ’80. Per assurdo, è proprio nel cercare di dare un tocco moderno al prodotto, che la serie sembra perdere forza. Gli abiti sono fin troppo sgargianti, altri troppo anonimi e fuori contesto. Dove, per esempio, è la versione fantasy di Rey in Star Wars, con gli stessi scalda gomiti grigi. Inoltro, alcuni momenti avvicinano la serie alla tanto criticata Shannara Chronicles. Anche sul piano dei combattimenti e degli stunt la produzione non sembra essersi soffermata molto. Alcuni scontri li abbiamo trovati alquanto posticci, più vicini a schermaglie tra bambini travestiti per carnevale che a vere battaglie. È un peccato, perché parte della storia è proprio questo.

I protagonisti sono molti e variegati, magari un minor coinvolgimento attoriale e una maggior attenzione ai particolari avrebbero giovato alla credibilità del racconto. Detto ciò, le interazioni tra i personaggi funzionano, per quanto il loro approfondimento non vada mai oltre una certa superficialità. Willow ricalca alcuni stereotipi del teen drama, portando situazioni in scena di cui avremmo fatto volentieri meno. Erin Kellyman dal canto suo è divenuta l’attrice feticcio della Disney. Abbiamo visto la giovane attrice in Solo: A Star Wars Story, Falcon and The Winter Soldier e ora nel fantasy della Lucasfilm. Insomma, i maggiori franchise la vedono coinvolta.

Willow

Ritornando a Warwick Davis, il suo Willow è ora più vecchio, risparmia le energie e la magia per la battaglia finale che lo vedrà coinvolto in prima persona. Al di là di questo si dimostra il giusto mentore per il gruppo, che lo guarda comunque come un povero boomer. Lo scontro generazionale viene accentuato a più riprese, alcune volte in modo riuscito altre meno. È con difficoltà che ci approcciamo alla serie, perché da una parte riesce a trasmettere con consapevolezza il proprio messaggio, dall’altra l’esecuzione rischia di minare il tutto. Soprattutto se pensiamo alla qualità visiva delle serie fantasy che la precedono: House of the Dragon e Gli anelli del potere. Sono tra opere di fantasia completamente diverse, e ogni contrapposizione verrebbe meno, ma trattandosi di serie il paragone produttivo e più che calzante.

Willow è un fantasy leggero e innocente, una serie non per tutti

La serie fantasy di Disney+ - Conematographe.it

Willow è una serie spaccata a metà, dove nuovo e vecchio si sopportano, ma non convivono pacificamente. La semplicità e la piacevolezza rendono la serie la giusta visione se si ricerca qualcosa di spensierato e senza pretese. Ma se siete alla ricerca di high fantasy, allora no. Willow non è per tutti, ed è probabile che farà felice una stretta cerchia di pubblico; esattamente come il film. Tuttavia, ci sentiamo di dare fiducia al racconto di Jonathan Kasdan e Wendy Mericle, perché se in futuro sapranno far tesoro dei propri errori, le stagioni a venire potrebbero correggerli e regalarci qualcosa di completo e sorprendente.

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La magia cavalleresca degli anni ’80 torna sul piccolo schermo, portando con sé una ventata d’aria fresca e multirazziale. Il cast funziona e il protagonista fa leva ancor una volta sui nostri sentimenti. Lo confermiamo ancora una volta, bisogna andare oltre i primi due episodi per godersi appieno la serie, che dal terzo in poi schiaccia l’acceleratore e regala ottimi momenti. Willow passa il vaglio con qualcosa di più della sufficienza, con quel più d’incoraggiamento per le stagioni a venire.

I primi due episodi di Willow sono disponibili su Disney+ dal 30 novembre 2022, mentre i restanti verranno rilasciati a cadenza settimanale.

Regia - 4
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3
Sonoro - 4
Emozione - 3.5

3.5

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