House of the Dragon: recensione dell’infuocato season finale

Siamo ritornati a Westeros con una certa resistenza, consci ancora dell’aspra delusione amorosa che Game of Thrones ha lasciato nei nostri cuori con l’ultima stagione. In tal senso, House of the Dragon è stata una lunga e sentita lettera di scuse la cui scrittura coinvolgente, fredda e spietata ci ha permesso di perdonare gli errori del passato. Abbiamo accolto a braccia aperte la serie di Ryan Condal e George R. R. Martin stesso, seppur con le dovute preoccupazioni del caso. Il timore, scomparso con il finale di stagione, era quello di prediligere ancora una volta la spettacolarizzazione all’introspezione, l’azione al dialogo. Alla fine ci sono stati regalati entrambi, con una forte predisposizione alle parole più che ai colpi di spada, e non possiamo che esserne felici. Non tutto è perfetto, coerente e d’impatto, ma sono errori perdonabili e dalla facile correzione nelle stagioni a venire.

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La prima stagione di House of the Dragon assolve in pieno il compito di riportare nei Sette regni il pubblico partito per altre sponde. Il tocco di Martin si sente, e ciò che prima era solo scritto prende qui vita grazie ad un cast ben scelto e di spessore. Attrici e attori sono stati in grado di entrare perfettamente nelle vesti dei loro personaggi. Chi più e chi meno, hanno raggiunto tutti un certo grado di credibilità in un mondo in cui convivono draghi e magia. La componente fantasy passa in secondo piano, o meglio si amalgama al racconto divenendo quasi realtà storica. La computer grafica, dobbiamo dire molto carente in alcune scene, non mina tale processo, ma auspichiamo comunque ad una maggiore attenzione alla grafica dei draghi.

House of the Dragon 1x10 - Cinematographe.it

The Black Queen, il decimo e ultimo episodio di House of the Dragon, corona una stagione ben riuscita, graffiante e umana; per quanto con una serie di errori che vedremo in seguito. In essa vengono convogliati risentimenti, rabbia, bugie e fraintendimenti, in un’escalation di violenza che culminerà con un omicidio apparentemente involontario. Ed è proprio in queste scelte che la serie diverge dal racconto storiografico di Martin, Fuoco e Sangue. Se nelle pagine scritte i personaggi avevano una certa connotazione, nella serie se ne dà un’accezione diversa, meno consapevole e malvagia nel senso stretto della parola. La violenza, salvo qualche personaggio, non è quasi mai ricercata ma derivata da incidenti di percorso. Detto ciò, addentriamoci nei meandri del decimo episodio e alle ripercussioni per le prossime stagioni.

House of the Dragon, la Danza dei draghi incomincia da qui

House of the Dragon ep. 10 - Cinematographe.it

Fuoco e sangue, la serie ha tenuto fede al motto di casa Targaryen fino alla fine. La storia ci ha mostrato come queste due parole abbiano un doppio significato. Il fuoco ribolle negli animi di questa famiglia quanto nel ventre dei loro draghi. Al contrario, il sangue non è quello che scorre nelle loro vene, ma in quello di coloro che ruotano intorno a loro, vittime sacrificali dei loro giochi. Tra coloro che troviamo ben consapevoli del proprio retaggio e impeto sono proprio Rhaenyra e Daemon, protagonisti di una storia d’amore controversa e dalle molte ombre. Ma andiamo con ordine.

Il nono episodio di House of the Dragon si è concluso con l’incoronazione di Aegon II dopo il colpo di stato degli Hightower, o meglio i verdi. La fazione capeggiata da Otto e Alicent ha portato sul trono di spade un re riluttante e perverso in nome della gloria e del finto proseguimento della tradizione, che vuole l’incoronazione di un uomo. Il tutto avviene sotto lo sguardo della principessa Rhaenys che, dopo esser fuggita, scatenerà il panico alla Fossa del drago con una forte dichiarazione d’intenti. The Black Queen prosegue proprio da tale momento, con la “regina che non fu” intenzionata ad avvisare i neri del tradimento. Qui troviamo Rhaenyra intenta ad addestrare i propri figli al futuro ruolo che dovranno ricoprire, mentre prosegue la sua sesta gravidanza. La morte di Viserys e l’incoronazione di Aegon porterà a reazioni diverse all’interno di Roccia del drago. Da una parte abbiamo una Rhaenyra affranta, stanca e inizialmente propensa al dialogo. Dall’altra l’animo caotico di Daemon darà vita a gesti e azioni in linea con la caratterizzazione del personaggio, ma in contrasto con le aspettative dei fan.

Emma D'Arcy HotD 1x10 - Cinematographe.it

A Roccia del drago ci si prepara alla guerra, in un susseguirsi di rimandi circolari ai primi episodi di House of the Dragon: il parto e la scena sulla scalinata in primis. Assistiamo anche all’incoronazione di Rhaenyra, al ritorno di Corlys Velaryon e all’incontro di Daemon con il drago Vermithor. Il decimo episodio si configura come una creatura strana, in quanto narrazione e messinscena non lo configurano all’interno della costruzione di un season finale, non lo viviamo come tale. The Black Queen ha quasi l’anima di un penultimo episodio, ne ha la forma e le suggestioni. La puntata sembra troncarsi prima della vera conclusione, per quanto quello sguardo, a livello narrativo, ci dice molti di più di mille cliffhanger o epiche battaglie.

Il cuore pulsante del racconto

House of the Dragon - Cinematographe.it

Con Game of Thrones prima e House of the Dragon dopo, siamo divenuti i sadici interlocutori di una narrazione in cui non attendiamo le gesta dell’eroe, ma le efferate malefatte dei personaggi. Un sadismo seducente e repulsivo, che ci ricorda ancora una volta di quali materie è composto l’animo umano. Non una stratificazione lineare di colori, ma un miscuglio disomogeneo di emozioni. Le figure che abitano Westeros non incarnano valori o sentimenti bidimensionali, non sono portatori di un unico messaggio, ma essere umani fallaci in caduta libera, alcuni in balia degli eventi ed altri costruttori di destini. Un destino mai divino, ma terreno, svincolato da profezie e predestinazioni. Perché se c’è qualcosa a cui Martin ci ha abituato è proprio il fatto che il mondo è caos, ed ogni intento di incarcerazione del futuro viene smontato dalla casualità della vita; questo almeno nei romanzi.

A tale sottotesto si aggiunge il racconto visibile della serie, ossia il maschilismo imperante nel mondo di Martin, nonché allegoria del nostro. House of the Dragon mostra in modo intelligente le derive patriarcali della storia, consentendoci di traslarla dal Westeros alla nostra contemporaneità. Perché la stessa storia può esser raccontata all’interno di una grossa azienda, con le stesse e identiche dinamiche di potere; ovviamente senza gli omicidi e i draghi. Gli uomini sono figure ingombranti, inette ai ruoli che ricoprono. Sono i tessitori dei destini altrui, quello delle donne. Rhaenyra e Alicent incarnano le due facce della stessa medaglia e nel mezzo troviamo personaggi come Rhaenys. La prima rigetta una tradizione e persegue un ruolo impostole. La seconda sembra interiorizza il maschilismo del padre, seguendone regole e costumi alla lettera.

House of the Dragon - Cinematographe.it

Ryan Condal e George R. R. Martin svolgono egregiamente il loro ruolo nella rappresentazione di questa Westeros. Inizialmente avevamo paragonato House of the Dragon agli esordi del Trono di Spade, ma pian piano è riuscita a svincolarsi da qualsiasi parallelismo, emancipandosi dall’ingombrante figura della serie madre. Lo ha fatto, come dicevamo, contro ogni previsione e spezzando qualche norma della serialità attuale. Il decimo e ultimo episodio è una strana creatura, è un finale ma allo stesso tempo non lo è. Esso chiude perfettamente un periodo, e attraverso gli occhi di Rhaenyra guarda ad un futuro diverso, in cui la pace è solo un ricordo e la guerra è alle porte.

House of the Dragon e quel finale (in)aspettato [SPOILER]

Matt Smith HotD - Cinematographe.it

Ad House of the Dragon va il merito di aver raccontato non solo i personaggi, ma il mondo che essi vivono e gli oggetti che lo compongono. Abbiamo notato un’attenzione quasi maniacale, dai segna posto del Concilio ristretto fino al tavolo di guerra visto nell’ultimo episodio. Le candele illuminano la mappa del Westeros, come il fuoco la pancia dei draghi. È un’attenzione che ci teniamo a premiare, perché dà corpo e forma a ogni scena e sequenza, ne amplia la portata e la tridimensionalità dell’ambiente. Minuzie che riscontriamo anche nella caratterizzazione dei personaggi, come ad esempio Daemon.

In The Black Queen rincontriamo il Daemon Targaryen dei primi episodi, caotico e carico di rabbia e risentimento. Se dà prima il pubblico aveva elogiato ed esaltato la relazione con Rhaenyra fino al suggestivo matrimonio, qui assistiamo ad uno spostamento delle aspettative dei fan. Daemon si dimostra ancora una volta l’uomo che è, sfogando violentemente la propria frustrazione sulla moglie in una scena che farà discutere. Ci avevano avvisato, questo è vero, ma vederla fa tutto un altro effetto, per quanto coerente con tutto ciò che è stato mostrato sul personaggio fino ad ora; la bestia si era assopita temporaneamente.

House of the Dragon, Ewan Mitchell - Cinematographe.it

Inoltre, il season finale si chiude con un momento ben preciso dei libri che avevamo predetto la settimana scorsa, ma con dei risvolti inaspettati. Se da una parte eravamo consapevoli dello scontro tra Aemond e il giovane Lucerys, dall’altra non eravamo preparati alla reazione del primo. Per quanto il figlio di Alicent insegua il nipote con disdicevoli intenti, non sembra esser stata sua intenzione ucciderlo. Perdendo il controllo su Vhagar e il drago finirà per dilaniare il piccolo Arrax e il suo cavaliere. Aemond sembra essere pienamente cosciente delle ripercussioni e che il suo verrà visto che il primo e vero messaggio di guerra. Ancora una volta la serie mostra come il controllo sui draghi sia effimero, una pura leggenda fomentata in virtù di una dimostrazione di potere, proprio come diceva Viserys: “l’idea che controlliamo i draghi è soltanto un’illusione“. La CGI non è impeccabile, anzi, abbandonata la tormenta mostra tutte le sue debolezze. Alla luce del sole l’Arrax di Lucerys sembra essere ancora in post produzione, minando la piena credibilità del momento, che comunque ha il suo impatto emotivo.

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Tirando le somme di questa prima stagione di House of the Dragon possiamo dirci soddisfatti di ciò che abbiamo visto, per quanto con le giuste rimostranze. Tra computer grafica altalenante, plot armor gridate ai sette venti e un montaggio non sempre all’altezza, ciò che sembra aver disturbato maggiormente sono i salti temporali. Per quanto gestiti abbastanza bene, in alcuni momenti li abbiamo vissuti con una certa frettolosità. Al di là di questo, pregi ed errori si fondono in un’esperienza di visione graffiante, fonte di discussioni e teorie. Siamo ritornati a Westeros e adesso ne vogliamo di più.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 3
Recitazione - 4
Sonoro - 4.5
Emozione - 4

3.8