GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE - FILMISNOW

VOTA IL FILM ORA!

4

MEDIA VOTI PUBBLICO

Ci siamo, sta per tornare sul piccolo schermo la serie HBO che ha confuso le idee a tutti, ma dalla quale tutti si sono lasciati affascinare e che ha forse definitivamente cambiato abiti rispetto alle origini.
Si parla ovviamente di Westworld, la creatura di Jonathan Nolan e Lisa Joy, basata sul film omonimo del 1973, scritto e diretto da Michael Crichton, la cui tanto attesa terza stagione arriverà il 16 di marzo su Sky (e NOW TV) in contemporanea con la messa in onda americana, dopo la posticipazione dovuta al finale de Il trono di spade, un altro show HBO dal discreto successo e al quale è stato giustamente lasciato il palcoscenico.

Westworld 3: tutto quello che dovete sapere sulla serie TV

Oltre alle novità preannunciate dai trailer vari riguardo il netto cambiamento di ambientazione, Westworld 3 avrà solamente 8 episodi, invece dei soliti 10, e vede il suo cast arricchirsi di nuovi volti illustri in ruoli molto importanti. Su tutti, ovviamente, Aaron Paul e Vincent Cassel, i quali si affiancano alla conferma in blocco degli afecionados Evan Rachel Wood, Jeffrey Wright, Thandie Newton, Tessa Thompson ed Ed Harris.

La recensione si basa esclusivamente sui primi 4 episodi, sufficienti per uno sguardo sostanzioso, ma naturalmente non può e non deve essere definitiva.

Westworld – Dove tutto è concesso: dove eravamo rimasti? 

Westworld 2, cinematographe.it

Vista la grande quantità di avvenimenti, la difficoltà nell’assemblarli e i due anni passati dalla fine del secondo ciclo di episodi, è doveroso fare un punto, tracciare una linea, da cui questa terza stagione riparte.

Gli ultimi episodi di Westworld hanno visto Dolores (Evan Rachel Wood) riuscire a fuggire dal Parco dopo aver assunto le sembianze di Charlotte Hale (Tessa Thompson), precedentemente uccisa per mano dell’androide stessa, portando con sé 5 intelligenze di altrettanti Residenti. Una delle quali, abbiamo scoperto in seguito, è quella di Bernand (Jeffrey Wright), ricostruito a sorpresa nel mondo esterno sempre dalla fuggitiva, nonostante egli sia stato uno dei suoi più accaniti oppositori.

Non se la passa così bene Maeve (Thandie Newton), morta perseguendo il nobile scopo di guidare i suoi confratelli Residenti al Sublime, una sorta di paradiso artificiale, rinunciando così anche alla figlia, ormai incapace di riconoscerla come sua madre. Ma si sa, in Westworld la morte è un concetto molto sfuggente.

E William? A lui la serie ha riservato la storyline più cervellotica. L’Uomo in Nero (Ed Harris) è infatti passato dall’essere uno dei personaggi più forti a diventare vittima del suo stesso gioco, prigioniero di una spirale infinita di illusione e realtà, comprensibilmente un loop simile a quello che ha riguardato James Delos. Sebbene la scena post credits dove, in una Forgia semidistrutta e in futuro imprecisato, incontra la figlia Emily (Katja Herbers) sollevi molti dubbi sulla natura della sua situazione.

Westworld – Stagione 3 completa la fuga

Dolores, cinematographe.it

Tutti quanti gli universi più importanti provenienti dal genere fantascientifico hanno basato la costruzione dalla loro architettura narrativa su un cuore tematico di stampo filosofico o esistenziale, abbinato, nei casi più ricercati, ad una componente più autoriale o, comunque, caratterizzante.

Westworld ha iniziato il suo ciclo vitale conformandosi a tale modello, con l’aggiunta, nel suo caso, della trovata affascinante ma rischiosa del parco a tema. I suoi primi passi sono andati verso una storia in cui tutto quello che succedeva era legato a doppio filo con l’indagine dell’animo umano, declinata in cosa rende umani e cosa non finanche “cosa significa essere umani“, all’interno di un microcosmo a scatole cinesi dai meccanismi misteriosi, oscuri e quasi magici. Affascinante, ma rischiosa, perché per sua natura, questa particolare variabile del modello prevede l’inesorabile avvento di un interrogativo: cosa c’è fuori dal parco?

Starà poi a chi di turno decidere se dare una risposta e, nel caso, quale risposta dare, consapevole del fatto che poi indietro non si torna più.

Alla luce di tutte le immagini che sono circolate nelle ultime settimane, non si fa fatica a capire quale sia stata la risposta di Nolan e Joy, i cui sentori erano tra l’altro già rintracciabili addirittura nella prima stagione, bisogna però fare attenzione perché tra cambio di scenario e cambio di rotta c’è una notevole differenza.

Westworld: ecco i poster dei personaggi della terza stagione

Westworld 3 completa una fuga concettuale, iniziata nella seconda stagione, da uno scenario in cui era ormai prigioniera al modo esterno, un ambiente costruito secondo le sue nuove le regole e quindi ideale per trapiantare trame e personaggi senza alterarne logiche, intenti e azioni. Indietro rimane il parco con tutte le sue peculiarità, per tantissimi il punto di forza di una serie, che ha però fondamentalmente deciso di guardare all’esterno appena ne ha avuto l’opportunità. Un trasloco così conservativo implica un mantenimento sostanziale dei difetti narrativi che lo show aveva accusato nella stagione precedente, sebbene gli showrunner abbiano preso dei provvedimenti riguardo i farraginosi legami che faticavano a reggere con l’abuso delle linee temporali e abbiano deciso di poggiarsi su delle strutture classiche per i meccanismi “pratici” della storia (cacciatori di androidi contro androidi).

Quello che scopriamo esserci al di fuori del parco è, di fatto, una versione più ampia del “Sistema” nemico già mostrato al suo interno nel precedente ciclo di episodi, durante il quale le logiche oscure e magiche erano già venute meno per far posto a quelle di una fantascienza più commerciale. Arrivati alla terza parte c’è solo la conferma che il parco, di fatto, non è più neanche un personaggio secondario.

Da una parte anche fortunatamente, perché quando si è deciso di tornarci o di recuperarne qualcosa si sono toccano i punti più bassi della stagione.

Westworld 3 – il mondo, fuori

Westworld 3, cinematographe.it

La HBO ci regala uno degli immaginari fantascientifici più belli e coerenti della storia recente del genere, confermando i suo prodotti nell’Olimpo delle eccellenze produttive in ambito televisivo.

Il mondo di Westworld 3 è una cornucopia di elementi appartenenti all’immaginario fantascientifico, pieno di citazioni, da Blade RunnerTerminator a Minority Report, Matrix e Battlestar Galactica, ma comunque capace di mantenere un tono peculiare. Non c’è da sorprendersi che esso sia uno degli elementi su cui la serie ha deciso di puntare, cercando di sfruttarlo al suo massimo non solo per la magnificenza di scenografie, effetti speciali e comparto tecnico in generale, ma per restituire un mondo realmente credibile in cui far muovere i suoi personaggi.

A tal proposito arriviamo ai due nuovi principali volti noti della serie, quelli di Vincent Cassel e Aaron Paul. Il primo interpreta Serac, il nuovo antagonista e l’ago della bilancia delle meccaniche di un mondo che, volente o nolente, è chiamato alla durissima prova di dare una credibilità in una storia costantemente sul filo del rasoio, mentre il secondo indossa i panni di Caleb, un personaggio di stampo assolutamente classico, così come classico è il suo incontro con Dolores, sempre più la bella e la bestia nello stesso corpo, la cui funzione è di aprire una finestra sull’ampio ventaglio di emozioni con cui probabilmente la bionda fredda e spietata dovrà fare i conti. Forse l’elemento nuovo più in controtendenza con la poetica originale di Nolan e Joy.

In conclusione sembra che Westworld stia continuando inesorabilmente la sua fuga dal prodotto di genere, ma ricercato, che era nel 2016, spostando tematiche, respiro e ritmo verso una fantascienza più mainstream e cercando di modificare in corsa anche la sua peculiare, ma estrema, forma di racconto.

Tutto come da previsione insomma, vedremo cosa succederà!