Warrior Nun – Stagione 2: recensione della serie Netflix

Dal 10 novembre 2022 tornano su Netflix le avventure fanta-action di Ava e delle suore guerriere nella seconda stagione della serie tratta dall’omonima saga di fumetti di Ben Dunn.

Sono trascorsi più di due anni dal rilascio su Netflix di Warrior Nun, da quel 2 luglio del 2020 quando al termine della maratona dei primi dieci episodi il pubblico ha scoperto che non avrebbe avuto tutte le risposte che sperava. L’epilogo della stagione inaugurale della serie fanta-action tratta dall’omonima saga di fumetti di Ben Dunn ci aveva lasciato negli istanti immediatamente precedenti alla resa dei conti tra le suore guerriere guidate dall’eletta Ava e l’angelo del male Adriel con i suoi seguaci posseduti. Cosa sia accaduto in quel furibondo scontro nei saloni del Vaticano era rimasto in sospeso, almeno sino allo scorso 10 novembre 2022, data scelta dal broadcaster a stelle e strisce per il lancio sulla piattaforma della seconda stagione.

Warrior Nun – Stagione 2: i capovolgimenti di fronte e delle posizioni dominanti cambiano gli equilibri della storia

Warrior Nun - Stagione 2 cinematographe.it

Negli otto capitoli che la vanno a comporre lo spettatore lasciato a bocca asciutta nella precedente season verrà a conoscenza degli esiti di quella battaglia, ma non prima di avere scoperto nella pilota dove la protagonista e le sorelle sopravvissute sono andate a trovare rifugio e ristoro prima dell’inizio delle nuove ostilità. Dopo un salto che ci porta distanti temporalmente da dove ci eravamo lasciati, ritroviamo una Ava in incognito durante un nuovo addestramento in una location non identificata della Svizzera. Da qui, con un avanti e indietro delle lancette nel quadrante dell’orologio, le risposte alle domande lasciate insolute iniziano ad affiorare, rivelando a quale destino l’eletta e le sue compagne di lotta sono andate incontro dopo quel primo scontro con il nemico di turno, lo stesso con il quale arriveranno a uno scontro definitivo che lascerà ferite indelebili. Ma prima che si giunga al punto di non ritorno le fazioni opposte si scontreranno in più di un’occasione, capovolgendo continuamente le posizioni dominanti, con le fazioni stesse stravolte per i cambi di schieramento e decimate a causa dei sanguinosi combattimenti.

Nella seconda stagione di Warrior Nun l’azione e i combattimenti compensano le carenze di scrittura e garantiscono un minimo di spettacolo

Warrior Nun - Stagione 2 cinematographe.it

La seconda stagione di Warrior Nun di scontri armati e a mani nude ce ne sono molti, gran parte dei quali spettacolari e ben coreografati, che alzano l’asticella rispetto a quelli di due anni fa. Al netto di VFX  che a volte fanno i capricci, abbassando la qualità visiva delle scene d’azione, l’adrenalina non manca. I duelli e i combattimenti di massa infatti sono l’ingrediente più saporito di una ricetta che altrimenti, sul piano narrativo e drammaturgico, ripropone quelle carenze di originalità e strutturali croniche che si erano già palesate quando la serie ha debuttato. Le vicende intrattengono ma non coinvolgono emotivamente. Ci si aggrappa dunque allo show marziale e balistico per dare una spinta alla visione degli otto episodi che in tal senso sarebbero potuti essere anche la metà data la ripetitività di situazioni e dinamiche. Scene come il due contro tutti nel vicolo e quello nei sotterranei del carcere della puntata pilota, il tutti contro tutti nella chiesa con tanto di piano sequenza nella quarta, o ancora il massacro dei vescovi nel conclave e la liberazione delle suore tenute in ostaggio nella prigione nell’Est Europa, rispettivamente proposte nella quinta e sesta, sono quanto di meglio la serie ha offerto sino a questo momento.

Warrior Nun non ha tanto altro da offrire se non un ingarbugliato intreccio a base di terreno, ultraterreno, soprannaturale, dramma, romanzo di formazione e religione

Warrior Nun - Stagione 2 cinematographe.it

Ecco allora che bisogna aggrapparsi con le unghie e con i denti alla suddetta componente, poiché Warrior Nun non ha tanto altro da offrire se non un ingarbugliato intreccio a base di terreno, ultraterreno, soprannaturale, dramma, romanzo di formazione e religione, con quest’ultima che viene sfruttata a uso e consumo degli sceneggiatori come esca per attirare curiosi. E come se non bastasse per tenersi a galla cerca come nella prima stagione di lanciare nuovi scenari, chiudendo delle porte per aprirne delle altre nei minuti conclusivi. Basterà agli autori e alla serie per strappare una terza stagione? Solo le prossime settimane potranno dircelo, ma viste le recenti cancellazioni di prodotti analoghi come Fate: The Winx Saga, The Imperfects e Partner Track, il rinnovo da parte di Netflix è tutto tranne che scontato.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 3.5
Recitazione - 2.5
Sonoro - 2
Emozione - 1.5

2.3

Tags: Netflix

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