War of the Worlds – Stagione 2: recensione finale della serie Disney+

Con il primo episodio War of the Worlds aveva gettato delle ottime premesse, ma vengono smontate da un stagione priva di dinamismo e a tratti soporifera. 

La seconda stagione di War of the Worlds è giunta a conclusione, lasciandoci con l’amaro in bocca. Il primo episodio sembrava preannunciare un cambio di rotta per la serie di Howard Overman, e così portare la narrazione a nuovi e interessanti risvolti. Eppure, man mano che le puntate si susseguivano, quelle premesse iniziali sono state ben presto smontate, lasciando il passo ad un racconto privo di pathos e azione. Un’azione che qui intendiamo come dinamismo, dei personaggi quanto delle scene. Di conseguenza, ciò che si presenta a noi è un oggetto immobile, dove la suspense viene sostituita da una dilatazione snervante delle scene. La sceneggiatura, come avvenuto per la prima stagione, decide di concentrarsi sui protagonisti, sulle loro emozioni e sulle loro scelte. Il problema, però, è che la scrittura tende ad enfatizzare attimi e momenti in modo fin troppo marcato. Come un brodo ristretto a cui viene aggiunta troppa acqua: War of the Worlds vive di tre momenti spalmati in un’intera stagione.

War of the Worlds si è emancipata dal romanzo omonimo di H. G. Wells, cercando una tipologia di racconto più complessa e contemporanea, come quella di Dark o Raised by Wolves, ma sembra comunque temerne il confronto. Se da una parte lodiamo il coraggio della presa di posizione, dall’altro non possiamo non notare una certa resistenza a farsi trascinare dalla corrente. Certo è che la serie non dispone degli stessi fondi di casa Netflix o di Ridley Scott (ricordiamo che è stata prodotta da Studio Canal e Fox), e di conseguenza la produzione è molto più ristretta. Questo è un dato, quando si va a confrontare dei prodotti, da prendere sempre in considerazione. Soprattutto se si tratta di un genere come quello sci-fi, che richiede molto spesso un cospicuo intervento produttivo. Tuttavia, la storia ci insegna che anche con poco si possono fare grandi cose. Detto ciò, War of the Worlds delude le aspettative, rimanendo imbrigliato ad una forma narrativa alla lunga stancante e soporifera.

War of the Worlds e quel rognoso loop temporale

War of the Worlds - Cinematographe.it

Il primo episodio di questa seconda stagione di War of the Worlds si apriva con un piccolo salto temporale di qualche mese, con i superstiti dell’invasione “aliena” uniti a Londra in una piccola comunità. Tra attacchi e ricerca di cibo e provviste (qualcuno ha detto The Walking Dead?), i sopravvissuti cercano di affrontare l’inarrestabile nemico e trovare una soluzione che porrà fine alla guerra. Stiamo parlando del professor Bill Ward (Gabriel Byrne), alla ricerca di un virus in grado di sterminare gli invasori. Quest’ultimi sembrano essere dei semplici umani, ma con una mutazione genetica unica identica a quella di Emily (la Daisy-Edgar Jones di Normal People). La ragazza era tornata dopo la sua scomparsa nella nave spaziale, ma nasconde un segreto. Emily è stata infatti indottrinata dagli “alieni” per mesi, con lo scopo ultimo di uccidere il professore e così porre fine alle loro sofferenze e al loop temporale.

Quanto segue contiene spoiler, ma se siete qui è perché avete già visto l’ultima puntata. Nelle battute finali della stagione scopriamo che gli alieni tali non sono. Essi sono infatti umani provenienti dal futuro, nonché la progenie di Emily e Sacha (Mathieu Torloting). I due giovani, dopo essersi visti solo nelle loro visioni, finalmente si incontrano e scoppia quella passione fino a quel momento solo latente. Quel tipo di pulsione e familiarità è dipesa, pensiamo, dal loop temporale. Emily è stata però infettata da Bill, e la gravidanza non farà altro che aggravare la sua situazione. L’unica salvezza per la giovane sarà una delle navi degli invasori, da dove lei e Sacha potranno portare avanti il piano come i nuovi Adamo e Eva. Loop temporali, e citazioni bibliche che fanno il verso alla citata Dark, ma senza averne ovviamente lo stesso peso. Invasori dal futuro e sopravvissuti si scontrano, mentre Bill viene informato da Catherine (Léa Ducker) e da Isla (Aimee-Ffion Edwards) sulla possibilità di poter spezzare il loop temporale tornando indietro nel tempo. Isla aiuta il professore ad attivare la nave e così tornare a prima dell’attacco. Qui l’uomo uccide Emily gettandola dall’ultimo piano di un ospedale. Il loop viene fermato, come l’invasione dal futuro. Alcuni dei protagonisti hanno però delle reminiscenze degli avvenimenti, come Zoe (Pearl Chanda).

Una storia priva di dinamismo e tensione

War of the Worlds - Cinematographe.it

Da quanto sappiamo la terza stagione di War of the Worlds è attualmente in produzione, ma non sappiamo quale potrebbe essere il futuro della serie dopo questo finale. In teoria, con l’ultimo episodio la storia sembra concludere il ciclo, lasciando però aperti diversi interrogativi. Ed è proprio in questi buchi, in queste profonde lacune che la storia vacilla, e la domanda che sorge spontanea è perché? Perché sterminare la razza umana in un loop senza fine, invece di uccidere semplicemente Bill Ward? Cosa è avvenuto dopo che Emily e Sacha hanno lasciato la Terra? Sono questi i dilemmi che la stagione lascia in sospeso, e che in un tale arco narrativo potevano essere tranquillamente affrontati. Non si ha una visione d’insieme, e le scene si susseguono senza mai giustificare appieno le azioni dei personaggi; per quanto la scrittura vorrebbe fare proprio questo. Come dicevamo prima, la serie vive di una certa immobilità, che blocca i protagonisti e poche scene dilatate e non apporta molto di più al racconto.

Tutto ciò viene trascinato fino all’ottavo episodio, dove la tensione è pressoché nulla e gli avvenimenti sono privi di climax. La scoperta del loop, l’origine degli alieni e la missione di Bill nel passato non hanno quella portata che si saremmo aspettati. Manca quella tensione, quella passione per la scoperta che caratterizzano un prodotto di genere fantascientifico. Il tutto viene mostrato con semplicità e una sconcertante naturalezza. Insomma, come se fosse qualcosa di tutti i giorni, un’offerta interessante al supermercato. Howard Overman vorebbe restituirci un racconto umano e veritiero, ma questa ricerca estenuante finisce per rappresentare dei robot. A tal proposito, ci saremmo aspettati anche qualche elemento sci-fi in più, e invece War of the Worlds si ferma ai cani robot (che ormai tanta paura non fanno dopo aver Black Mirror) e a qualche astronave. Di certo non ci si aspettava di vedere eccesive esplosioni e cgi pomposa alla Michael Bay, ma comunque qualcosa di più. Ed è in questo lavorare per sottrazione, che la storia non riesce a fidelizzare il pubblico con i personaggi; privi di una vera profondità. War of the Worlds copia vari elementi di altre serie, senza mai riuscire a trovare una propria unità. È un peccato, perché per le possibilità per farlo erano tutte lì, ma non sono state colte nel modo giusto.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2.5
Recitazione - 2.5
Sonoro - 2.5
Emozione - 2

2.3

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