Il Trono di Spade 7: recensione dell’inizio di stagione

L'inverno è arrivato per davvero, così come la tanto attesa prima puntata de Il Trono di Spade 7. Ecco la nostra recensione

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“Basta solo un lupo vivo e le pecore non saranno mai al sicuro”. Per sette lunghi anni i fan de Il Trono di Spade sono stati ossessionati da un tormentone. L’inverno sta arrivando, dicevano tutti. Per un po’ senza la vera consapevolezza di cosa significasse. Le stagioni a Westeros sono diverse da come ce le aspettiamo? Cosa comporta l’arrivo del ghiaccio, della neve, del gelo? Nel corso del tempo, poi, ce ne siamo resi conto. L’inverno è freddo come la morte, ha gli occhi vuoti, celesti e può essere ucciso solo dal vetro di drago. Il Trono di Spade 7 è cominciato, la marcia degli Estranei continua inesorabile verso sud i troni lungo il continente occidentale sono occupati e la guerra è alle porte. Ma tra chi?

Il Trono di Spade 7

Il Trono di Spade 7 è cominciato con qualche mese di ritardo rispetto al solito. L’attesa tra il solito aprile, per intenderci, e un afoso luglio è stata sofferta. Per l’arrivo della sua stagione più breve di sempre – ma anche la più elaborata, probabilmente – era necessario pazientare. I prossimi sette episodi saranno sette passi cruciali, inarrestabili, nella direzione di un epilogo sanguinoso. I campi di battaglia si tingeranno di rosso e un vincitore si siederà sul trono di spade, o quello che ne rimane. È una stagione di rinnovamento, è il cambio della muta, una rinascita a breve termine. La serie HBO punta sulla rivoluzione, pronta a vivere una vita fulminea, corta certo, ma intensissima. Insomma, è cambiata (leggermente, non temete) anche la sigla: Meereen, la città di schiavi ormai caduta, è stata sostituita da Vecchia Città, luogo dei Primi Uomini, sede di Alta Torre e della Cittadella.

Il Trono di Spade 7: l’inverno è arrivato

Sembra una banalità parlare del Trono di Spade e buttare qua e là, distrattamente, “l’inverno è arrivato”. Eppure, mai come ora c’è stato un momento migliore per dirlo. La prima puntata della settima stagione punta tutto sull’inesorabilità dell’inverno, sul bisogno di alleanze e, soprattutto, sulla necessità di mettere da parte i conflitti tra uomini per difendersi dall’Estraneo. I vecchi screzi vanno messi da parte: verrà il momento in cui Lannister e Targaryen dovranno unirsi in un angolo per contrattaccare accanto agli Stark, redivivi Signori del nord. Jon Snow è a capo della resistenza all’invasione, al suo fianco le famiglie fedeli alla casata, pronte a combattere fino alla morte. La leadership del bastardo, però, è messa a dura prova dalla legittima erede, Sansa, che pensa più alla vendetta personale che al tornaconto comune.

Il Trono di Spade 7

Gli Stark sono ad un passo dal rincontrarsi: almeno una parte di loro. Mentre Bran è ormai giunto alla barriera, Arya (che ora è Nessuno, una vera assassina) insegue la vendetta che non è mai sembrata tanto vicina. Non è un caso la scelta di far cominciare la premiere de Il Trono di Spade 7 proprio con qualcosa che la riguarda e che, senza dubbio, è un punto di svolta nella sua linea narrativa (e, in più, coinvolge Ed Sheeran, ma non vi diremo di più). I lupi saranno più protagonisti che mai, nonostante i Lannister (e la sete di potere di Cersei, rassegnata ad essere l’ultima del suo nome) spintonino pronti a prendere il centro della scena. La nuova regina dei sette Regni (che ormai sono da considerarsi dimezzati, come ci ricorda Jaime) ha un solo obiettivo: respingere i draghi e quel fratello che porta sulla fronte l’etichetta di traditore. Daenerys ha toccato la sabbia del continente occidentale, ha aperto le porte di Roccia del Drago ed è pronta a cominciare. La battaglia? Un nuovo regno basato sulla liberazione e un potere legittimo? Poco importa: la partita è cominciata e, come sappiamo troppo bene, “al gioco del trono o si vince o si muore”.

 

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