Il Pentavirato: recensione della miniserie comica Netflix con Mike Myers

Un anziano reporter canadese si mette sulle tracce del Pentavirato, setta segreta che dal 1347 opera per la salvaguardia e per il bene dell'umanità. Sarà travolto da un intricato gioco di potere e vendetta...

Da un paio di mesi a questa parte, Netflix sembra essersi improvvisamente votata a una nuova potenzialmente irresistibile sottocategoria: quella delle sitcom / miniserie interpretate da un unico attore nelle vesti di più personaggi. Ci spieghiamo meglio: ad aprile è toccato a Catherine Tate e al suo Hard Cell, in cui lei indossa i panni di 6 protagonisti; a maggio invece è stato il turno di Mike Myers, star assoluta dei 6 episodi di Il Pentavirato con ben 8 ruoli.

Per quanto abbia diradato di molto le sue apparizioni televisive e cinematografiche, Myers è un personaggio ampiamente conosciuto anche alle nostre latitudini grazie essenzialmente al doppiaggio di Shrek – per chi l’ha visto in lingua originale – e alla trilogia dedicata ad Austin Powers, parodia dell’agente 007. Il suo campo di indagine resta quello: lo sberleffo, la continua presa in giro delle istituzioni e degli aspetti più paradossali della contemporaneità.

Il Pentavirato: una lotta di potere per il controllo del mondo

Il Pentavirato – che nasce essenzialmente come curioso spin-off del film Mia moglie è una pazza assassina?, datato 1993 – prende le mosse dall’idea che esista un’organizzazione segreta fondata nel 1347 da 5 uomini dotti, denunciati come eretici quando scoprirono che le pulci dei topi (piuttosto che la volontà divina) causavano la peste. Oggi la setta – votata al bene dell’umanità, caratteristica piuttosto insolita – è retta da 5 “eruditi”, ovviamente interpretati tutti da Mike Myers.

Trattasi del nobile inglese Lord Lordington, dell’oligarca russo Mishu, del magnate Bruce Baldwin, del nerd tecnologico Jason Eccleston e del manager Shep Gordon. Uno di loro, però, nasconde intenzioni bellicose: sarà compito del giornalista canadese Ken Scarborough (in cerca di rilancio, dopo il pensionamento coatto voluto dalla sua emittente) e della sua assistente Reilly (che a sua volta cela un segreto) scoprire chi, infiltrandosi nel gruppo.

L’ignoranza genera spesso più sicurezza della conoscenza”

Proprio come per la sopraccitata Hard Cell, ambientata in un carcere femminile, anche con Il Pentavirato è difficile riuscire a capire quanto la satira sia pungente ed efficace e quanto invece si navighi a vista e a continuo rischio cringe. Senza alcun dubbio, la serie è indirizzata al “vecchio” pubblico di riferimento, ovvero a chi già conosce Myers e a chi ne apprezza la vis comica. Un approccio spesso votato alla scatologia e alla trivialità, il cui fine ultimo è portare alla riflessione attraverso l’idiozia. Col suo intento anticonformistico e sfacciato, il nuovo progetto di Myers impallina complottismi e cospirazionismi in modalità solo a tratti efficaci.

Il sarcasmo, qui, è sovente retto solo dai doppi sensi, dai giochi di parole e dalle allusioni sessuali; e, più in generale, si avverte un po’ una sensazione di vuotezza e di pigrizia (ruggine?) compositiva. Se il desiderio era quello di mostrare l’infinita stupidità e frivolezza dell’essere umano, Il Pentavirato arriva fuori tempo massimo, superato già da parecchi anni da Borat & Co. Se la volontà invece era quella di introdurre un “nuovo” concept narrativo da sviluppare meglio in altri cicli di episodi e in altre stagioni, c’è da sedersi e aspettare. Ma, dopo queste premesse, siamo proprio sicuri di volerlo fare?

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2.5
Recitazione - 3
Sonoro - 2.5
Emozione - 1

2.3

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