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Durante le votazioni per l’ascesa al potere del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, in molti si sono svegliati la mattina del 3 novembre, il cosiddetto “election day”, per stupirsi di come, contrariamente alle aspettative mondiali e degli stessi bookmaker, in tantissimi avessero accordato a Donald Trump la propria fiducia per un secondo mandato alla presidenza. Ma chi si è trovato incredulo di fronte a quest’informazione, probabilmente, non ha visto Borat – Seguito di film cinema, che per comodità chiameremo semplicemente Borat 2, trattandosi del sequel del celebre film del 2006.

Diretto da Jason Woliner, girato in segreto durante i mesi più duri della pandemia da Covid-19 e distribuito assolutamente a sorpresa su Amazon Prime Video, con solo un trailer e una locandina a precederlo, la pellicola vede l’attore britannico Sacha Baron Cohen tornare nei panni di Borat Sagdiyev, il giornalista kazako protagonista dello “Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan” che fa da filo conduttore per il primo film. Anche qui il copione è lo stesso, vale a dire inesistente: quelle di Borat 2 sono interviste a soggetti inconsapevoli, convinti di avere davvero di fronte un innocente giornalista kazako, anziché un mago del travestimento come Baron Cohen. E che, proprio per questo, non lesinano sull’essere (scomodamente) se stessi.

Borat 2 - Cinematographe.it

Il ritorno di Borat negli US&A

Il film si regge su una premessa: il governo del Kazakistan, furioso con Borat per aver compromesso l’immagine della nazione con il primo film (il che ha del verosimile, dal momento che lo Stato kazako ha realmente denunciato Sacha Baron Cohen nel 2006 per il danno d’immagine), è deciso a rimediare con un regalo. Proprio Borat, infatti, dovrà consegnare un prezioso scimpanzé all’attenzione di nientemeno che Donald Trump, per dimostrargli il rispetto che il Kazakistan nutre per gli “US&A”. Tutto regolare, finché, nella cassa che doveva trasportare la scimmia, Borat trova sua figlia: la quindicenne Tutar (l’esordiente Maria Bakalova), incredibilmente ancora senza marito, cresciuta secondo le regole patriarcali e maschiliste che suo padre e la società le hanno inculcato fin da piccola. I due si trovano quindi insieme oltreoceano, ma non solo: Tutar diventa il dono designato per la presidenza statunitense, con Borat deciso a renderla quanto più appetibile per quegli uomini che, come non manca di sottolineare più volte, apprezzano le ragazze giovani e belle.

Chiaramente, l’intero sviluppo della trama di Borat 2 vuole essere una critica all’ormai ex governo repubblicano di Donald Trump, dipinto come un trionfo di populismo, sessismo e complottismo. Ma, in pratica, l’obiettivo che il film raggiunge è ben più ampio, perché dà voce a quell’America che forse poco traspare dai social network, in cui a essere udite sono soprattutto le voci più progressiste e rivoluzionarie: quella di stati come il Texas, dove Borat 2 è ambientato, in cui i pasticceri non fanno una piega se chiesto loro di scrivere frasi antisemite come decorazione su una torta, dove i commercianti elargiscono consigli su quante taniche di propano utilizzare per “bruciare gli zingari” e le persone (solo alcune, per fortuna) sono genuinamente convinte che i Clinton bevano sangue di minori per mantenere la propria giovinezza.

Borat 2 - Cinematographe.it

Il vero successo di Borat 2: trasmettere conoscenza

Viene da pensare: è falso. No. Proprio questa è la magia che, ancora una volta, Borat riesce a mettere in scena: quella di far sentire al sicuro le persone, al punto da far abbassare quelle barriere che li costringerebbero a limitare e centellinare le loro parole, facendo emergere il loro vero pensiero. Regia, sceneggiatura e recitazione degli unici due attori presenti sul set, ovvero Baron Cohen e Maria Bakalova, incredibile nel non certo facile ruolo di Tutar: è come un’orchestra perfetta che suona la sinfonia della cruda realtà. Così, minuto dopo minuto della circa ora e mezza di durata del film, Borat trasmette qualcosa di veramente importante, a maggior ragione nella nostra modernità: la conoscenza.

Lo dicevano già gli antichi Greci: la conoscenza è inestimabile. Acquisire una discreta se non ottima conoscenza di se stessi, degli altri e del mondo è quanto di più nobile si possa fare nella propria vita. Sapere rende liberi, di pensare, di compiere scelte, di parlare. Ma siamo nel 2020, e anche un film, persino una commedia, finanche apparentemente demenziale come Borat 2, può arricchirci come persone. E allora: al di là di ciò che si crede giusto, al di là dello schieramento politico, al di là di ogni scelta personale di come vivere la propria vita, un film del genere non può che arricchire chiunque. A patto, chiaramente, che si riesca e soprattutto che si voglia comprenderlo.