Gomorra 3: recensione del ritorno della serie Sky

Gomorra 3 si riconferma per quello che è: una serie italiana di cui essere orgogliosi. Ecco la nostra recensione in anteprima della serie Sky

Gomorra è una rivoluzione. Caso editoriale prima, successo cinematografico poi, serie distribuita a livello internazionale per chiudere in bellezza. Lo show Sky, infatti, da quattro anni a questa parte ha surclassato la concorrenza nostrana da tutti i punti di vista, con un budget e dei guadagni stellari e il plauso entusiasta e quasi unanime di pubblico e critica (anche se potremmo sbilanciarci e parlare di un successo assoluto). Chi ha seguito lo svolgersi della serie, gli sviluppi dei personaggi e l’evolversi della rabbia, delle vendette, della violenza, della bruttura, sa con estrema consapevolezza che Gomorra 3 non può che essere qualcosa da aspettare con impazienza. Ed è proprio così.

Marco D’Amore, Salvatore Esposito, Cristiana Dall’Anna, Cristina Donadio e le centinaia (se non migliaia) di comparse che abitano il mondo della serie Sky tornano per raccontarci le guerre di Scampia e Secondigliano, allargandosi – quest’anno – al centro di Napoli e alle periferie di Roma, Parigi e Sofia. Un racconto unitario di degrado e sete di potere, che trascende dalla morsa della Camorra e si insinua profondamente nell’animo umano. Noi, da spettatori, assistiamo inermi – ipnotizzati dalla violenza e dal fascino del male che qui, purtroppo, non ha nulla di banale – alla morte e al tradimento, ai massacri, agli sguardi lanciati da sopra la canna fumante di una pistola.

Gomorra 3

La morte di Don Pietro (un Fortunato Cerlino che, sebbene il cast sia straordinario, ci mancherà terribilmente) ha fatto scattare un nuovo meccanismo nella narrazione di Gomorra 3. Gennaro (Esposito) è il principe pronto a diventare re e ad indossare quella pesantissima corona che tutto comporta, tranne che pace e serenità. Genny, però, vuole di più. Non gli basta l’egemonia sulla periferia: vuole il centro, vuole i quartieri ricchi. La conseguenza sarà scontata e brutale, già lo sappiamo. Nel frattempo Ciro l’Immortale, il traditore, l’omm’e’merd, è un fantasma che si nasconde dall’enorme responsabilità di aver eliminato il boss. La resa dei conti, lo sa, si avvicina.

Mentre gli uomini, però, si scornano in una lotta all’ultimo sangue, sullo sfondo cresce l’ombra delle donne. Sono donne che non gestiscono più il potere per conto del marito finito in carcere, sono donne crudeli, iene e pantere, capi-branco che il potere non lo ereditano: se lo prendono. Ad emergere in Gomorra 3 – per proseguire la narrazione della seconda stagione – sono due regine (nemiche-amiche): la iena ferita Scianel (Donadio) e Patrizia (Dell’Anna) che, dopo essersi innamorata della bestia e aver perso tutto, è pronta a farsi crescere le zanne. In fondo, se c’è qualcosa che non manca ad entrambe è il coraggio di confrontarsi con gli uomini, con la loro ottusa idea di poter essere ancora padroni. Le femmene di Gomorra 3 non hanno paura di nulla.

Gomorra 3

È facile tessere le lodi di un prodotto come questo. È facile raccontare quanto tutto, ogni singolo dettaglio, sia perfettamente allineato ad un’idea di televisione che non possiamo che ammirare e sostenere. È facile essere patriottici davanti ad una serie italiana che, all’estero, sta iniziando ad essere presa ad esempio come racconto-archetipo della criminalità. Gomorra 3 continua a raccontare schivando la pallottola delle ripetitività, del brodo annacquato, puntando sulla qualità della scrittura, sulla maniacale costruzione degli sfondi e di chi li popola, sulla scelta perfetta e perfezionista dei suoi interpreti. Noi, di Gomorra, siamo davvero profondamente orgogliosi.

Regia - 4.5
Sceneggiatura - 5
Fotografia - 4.5
Recitazione - 4.5
Sonoro - 5
Emozione - 5

4.8

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