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Tra riconoscimenti e critiche abbiamo già espresso i nostri pensieri sulla prima puntata della serie Extravergine, prodotto italiano diretto da Roberta Torre e interpretato da Lodovica Comello.

Extravergine: recensione dei primi due episodi della serie comedy italiana

Dopo una visione approfondita dell’intera prima stagione abbiamo modo di parlare con più precisione di questo titolo, più volte celebrato dai media per il suo intento di raccontare il sesso con uno sguardo leggero, ironico e femminile.
La validità dell’idea di base e dell’interpretazione del variegato cast che compone Extravergine, ha esaltato i pregi di una serie spiccatamente giovane, ma ne ha anche rimarcato le mancanze, che coinvolgono la sceneggiatura e la stessa tematica di fondo: questo fantomatico sesso che permane nell’aria come tema fondante, senza che diventi mai un protagonista degno di essere raccontato.

Extravergine: il sesso secondo Dafne

Extravergine Cinematographe.it

Durante un fraintendimento avvenuto a una festa, la trentenne Dafne Amoroso (Comello) si trova a dover fare i conti con una fama che non l’appartiene. Identificata come la protagonista di un filmino erotico diventato virale, viene incaricata dal proprio capo di occuparsi della rubrica dedicata al sesso, presso il magazine digitale #Audrey.  Peccato che lei sia vergine.

Ingolosita da una paga consistente e dalla possibilità di diventare economicamente indipendente da una madre ingombrante, Dafne accetta suo malgrado l’incarico, sostenendo così esperimenti bizzarri e conversazioni imbarazzanti.

Percependo giorno dopo giorno l’ingombrante presenza della propria verginità – vista come anormale all’alba dei trent’anni – Dafne fa di tutto per adeguarsi a un mondo che valuta il sesso come una tappa fondamentale per l’individuo, faticando a trovare l’equilibrio tra ciò che la società le imporrebbe e i propri sentimenti per l’imperscrutabile fotografo Lorenzo (Stefano Rossi Giordani).

Il sesso, argomento fondamentale per questa esuberante serie tv di stampo nostrano, viene fin da subito annunciato come protagonista del prodotto, come un tabù da infrangere e da affrontare a cuor leggero. Sebbene l’idea da cui nasce Extravergine mostri ottime potenzialità, è proprio questa tematica a rivelarsi priva della verve necessaria a donare spessore alla serie. Ciò che doveva essere un elemento onnipresente, tra il sensuale e l’ironico, viene scelto come pretesto per muovere i personaggi, ma non assume mai il significato che gli si voleva affibbiare secondo le intenzioni iniziali.

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Quello del sesso è un mondo tutto nuovo per Dafne, che dunque lo rielabora e lo vive secondo il suo personale e ansioso punto di vista. I primi due episodi erano in parte riusciti nell’intento di presentare la tematica in modo innovativo, con una freschezza e un’ironia che facevano ben presagire per il prosieguo della serie. L’interesse forzato di Dafne nei confronti della sessualità e le indagini svolte per comprenderlo più a fondo hanno tuttavia illuso lo spettatore con la promessa di un approfondimento simpatico che in realtà non ha avuto modo di svilupparsi, mantenendosi sullo sfondo di una narrazione confusa e decisamente eccentrica.

L’elemento sessuale fa emergere altre problematiche legate alla sceneggiatura. Il mondo erotico tanto sconosciuto a Dafne appare come un elemento quasi mitologico, arcano, ma non così invitante come i personaggi ci vorrebbero far credere, ammantato di un velo grottesco che in alcuni casi sembra quasi ridicolizzare il sesso, più che riscrivere la sua importanza in chiave ironica. Questo si percepisce sempre di più man mano che la serie giunge a conclusione, perdendo un po’ di vista l’idea originale.

Il cast di Extravergine: protagonisti e co-protagonisti che funzionano

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Dopo un impatto iniziale che presentava i personaggi di Extravergine come delle macchiette comiche, il resto della stagione ha permesso allo spettatore di apprezzare le buone performance degli interpreti.
L’attrice di punta, Lodovica Comello, ha dato prova di saper gestire con simpatia il proprio personaggio, trasformando anche le forzature in spontaneità e la sua condizione da outsider in un approccio ironico e divertente nei confronti delle assurdità che ogni giorno la circondano. Il personaggio di Dafne risente spesso dei cliché che emergono dalla scrittura: il suo essere vergine si manifesta in una costante inconciliabilità con il mondo a cui appartiene, in un profondo disagio nei confronti della sessualità e dei rapporti con le persone e in un atteggiamento di scarsa comprensione delle più semplici dinamiche del sesso, mentre a circondarla sono sempre persone con una certa esperienza e che fanno della sessualità una cosa da dare per scontato. Lodovica Comello riesce tuttavia a trasformare gli schematismi in simpatia, con una recitazione ben calibrata, valida ed esuberante tanto quanto il particolare stile di Extravergine lo prevede.

In appoggio alla sua interpretazione ci sono le figure secondarie, anch’esse in linea con lo stile visionario del prodotto, ma capaci di prendere sempre più forma e di strappare un sorriso nel corso della serie. Queste figure non sono prive di qualche cliché probabilmente intenzionale: abbiamo Ginevra, la milanese radical chic interpretata da Melissa Anna Bartolini, Samira, l’orientale multimilionaria a cui presta il volto Pilar Fogliati, Violante, la food blogger in carne rappresentata da Stella Pecollo e il capo sessista Claudio, interpretato da Massimo Poggio. Dall’altro lato il carisma di queste figure riesce a rendere l’ironia che fa da sfondo alla serie, ancora più di ciò che la sceneggiatura dovrebbe fare.

Extravergine: la forte impronta stilistica di una serie giovane e colorata

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A mantenere davvero la promessa fatta da Extravergine sembra essere soprattutto lo stile, dal grande impatto visivo. L’intento di dare vita a un prodotto giovane e innovativo risulta così raggiunto almeno dal punto di vista formale, grazie a una veste unica. Extravergine è un concentrato di grafiche colorate, hashtag che appaiono sullo schermo, sfondamenti della quarta parete da parte della protagonista e transizioni particolari, il tutto per dare vita a una commistione che va oltre il genere e che coinvolge il formato. Extravergine è una serie tv, ma anche un video per i social. È un prodotto a puntate, ma è anche confezionato con la cura e l’esuberanza di toni di uno spot pubblicitario.

L’eccesso di colori e grafiche viene sfruttata con il preciso scopo di determinare la propria autonomia rispetto a molti altri titoli, ma sfocia talvolta in esperimenti un po’ confusi, mettendo in secondo piano lo spessore narrativo della serie e donandole più personalità che profondità.

Tra le varie transizioni e gli hashtag coniati dalle bizzarre conversazioni tra i personaggi, anche la musica ricopre un ruolo di spicco all’interno di Extravergine. C’è varietà nella scelta della colonna sonora strumentale – affidata a Federico Novelli – che si basa su una commistione di toni delicati ed energici e su un sottofondo musicale che ricorda la bossa nova. Tra le canzoni di artisti noti ricordiamo Magia Nera di Ghemon e Un milione di sassi di Raige.

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