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Creeped Out, serie britannico-canadese andata in onda lo scorso anno su CBBC, è disponibile su Netflix Italia a partire dal 5 ottobre. Ideata da Bede Blake e Robert Butler, Creeped Out – Racconti di paura ha come target il pubblico dei giovanissimi e i suoi protagonisti sono tutti ragazzini e teenager che si trovano a vivere dei piccoli brividi sviluppati sulla durata di venticinque minuti per episodio. Un minutaggio che permette di tradurre la formula del racconto breve su piccolo schermo, in una forma episodica che non ha una continuità di personaggi (è, infatti, una serie antologica), fatta eccezione per lo storyteller per eccellenza, Il Curioso, un ragazzino (o ragazzina?) mascherato la cui voce narrante a inizio e/o fine episodio commenta brevemente quanto accaduto, dichiarandosi, fin dal principio, un raccoglitore di storie.

Creeped Out – Racconti di paura diverte e spaventa con intelligenza

Quello di Creeped Out è un espediente fresco e interessante la cui apparente innocuità (riferita soprattutto alle sue logiche di fruizione) non va scambiata per una mancanza di idee o di rielaborazione delle stesse: la serie, infatti, fin dalle prime battute dimostra un’ampia e intelligenza conoscenza dell’immaginario horror passato e contemporaneo, fluendo liberamente da citazione ad ammiccamento, ripescando dall’immaginario collettivo con una certa dose di originalità e persino felicemente evitando prevedibili banalità.
La forza del progetto sembra essere, insomma, la sua lucida sceneggiatura: Blake e Butler dichiarano di aver guardato a show del passato anche lontano, come Ai confini della realtà (The Twilight Zone), Hai paura del buio?, Piccoli Brividi, Il faro incantato, e questo atteggiamento propriamente cinefilo è evidente, ma non prominente, né presuppone il fine stesso dell’operazione. Al contrario, il tentativo di Creeped Out è di svecchiare una formula e di farne un prodotto per ragazzi intelligente, che sappia fare leva su una morale (che ogni racconto porta con sé) senza che questa appesantisca il gioco di genere, o risulti retorica e forzatamente pedagogica.

Creeped Out – Racconti di paura rielabora serie del passato

Per questo, happy ending o meno che sia, ogni episodio va a chiudersi spesso con una nota d’inquietudine che porta con sé una riflessione molto chiara, che sia sulla natura coercitiva e manipolatrice della tecnologia (a echeggiare un Black Mirror smussato), sui rapporti genitori-figli, sulla natura e sulle relazioni più ampiamente intese (come quando la protagonista di un episodio trova nella sua fedele musica rock lo strumento di attacco e di difesa che le consente di liberare le compagne del campo scout da uno strano insetto/lichene, infilatosi nell’apparato uditivo e che ha costretto le ragazze a intonare una litania catatonica). Non rinunciando, nemmeno, a toccare tematiche sensibili come il bullismo.

Le soluzioni e le invenzioni sono sufficientemente fantasiose e l’umanesimo che giace alla base del prodotto (i meccanismi horror non schiacciano mai il nocciolo emozionale della storia) viene sfruttato con equilibrio, lasciando così spesso spazio a note di cinismo e ambiguità conclusive.

Tra pupazzi imbonitori malefici che paiono uscire da un racconto di Neil Gaiman o dall’immaginario burtoniano (in realtà Mr. Blackteeth fa riferimento a Piccoli Brividi), bambini travestiti che spaventano giovani baby sitter arroganti, come in un teen-horror indie americano, la latenza del mistero è persistente, la costruzione del genere è precisa e non si perde in inutili diluizioni.

Si direbbe che la destinazione possa limitare l’approccio alla serie, ma l’acutezza di Creeped Out finisce per conquistare anche un occhio più adulto, nella sua ammirabile miscela di leggerezza, gusto per il gioco e intento educativo. Forse passata ingiustamente inosservata, la sua presenza in streaming potrebbe forse risolvere le cose, perché una visione, questa valida serie, la merita eccome.