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Ridley Scott è tornato a parlare dell’eredità di Alien e del futuro del franchise

Il regista di Alien Ridley Scott ha scambiato due parole con il critico cinematografico del Los Angeles Times Justin Chang, parlando della quarantena e del celebre film di fantascienza del 1979, ritenuto un vero capolavoro del genere e un film rivoluzionario per il cinema. Il regista premio Oscar ha iniziato col dire che questo difficile periodo è stato una “grande opportunità per finire tutte quelle sceneggiature incompiute”. Scott prima del lockdown mondiale, stava girando a Dublino The Last Duel, interpretato da Ben Affleck, Matt Damon e Adam Driver da una sceneggiatura di Affleck, Damon e Nicole Holofcener, quando la produzione è stata interrotta.

Nella sua conversazione con Chang Scott ha condiviso i suoi pensieri sul futuro post-pandemico del cinema: “Penso che quello che facciamo sia un mondo a parte. Girare un film è un processo del tutto illogico in cui stai portando un sacco di persone a un progetto chiamato sceneggiatura. Vi incontrate tutti al mattino, spesso per la prima volta, e in qualche modo lo mettete insieme. Quindi se non sei un ottimista, non dovresti essere realmente nell’industria cinematografica. Immagino di essere un ottimista. Troveremo un modo. Anche questo passerà.”

Per quanto riguarda Alien, il suo secondo lungometraggio come regista dopo il suo debutto con I duellanti del 1977, Ridley Scott ha fatto notare che lui era la quinta scelta per il progetto, chiaro segnale che nessuno si aspettava che il film sarebbe diventato tanto importante e influente. Per quanto riguarda la scelta di avere una donna come protagonista (Sigourney Weaver), il regista ha svelato che l’idea è arrivata a Alan Ladd Jr., l’allora presidente della 20th Century Fox. “Penso che sia stato Alan Ladd a dire: ‘Perché Ripley non può essere una donna?’ E ci fu una lunga pausa. Non ci avevo mai pensato. Mi sono detto, perché no, è una nuova direzione.”

Alien 5, cinematographe.it

Il regista ha anche ricordato di quando Stanley Kubrick l’ha chiamato per chiedergli come avesse fatto a far uscire un alieno dalla pancia di John Hurt. “Come diavolo hai fatto? L’ho fatto passare ala rallentatore, non vedo tagli”. La scena è stata girata con più telecamere perché potevano farla solamente una volta, una volta imbrattato il set col sangue scenico è impossibile da ripulire tutto per bene. John Hurt si inginocchiò in modo tale che solo la sua testa fosse visibile sopra un buco nel tavolo ed è stato posizionato un finto busto. “Non c’erano effetti digitali a quei tempi. In qualche modo ho fatto uscire quella creatura dal suo petto”, ha detto il regista.

Sebbene i successivi sequel di Alien siano stati girati da James Cameron, David Fincher e Jean-Pierre Jeunet, Scott è tornato nel franchise con Prometheus del 2012 e con Alien: Covenant del 2017. E potrebbe non aver ancora finito. “Penso ancora che ci sia un sacco da vedere in Alien, ma penso anche che dovrei ri-evolvere. Quello che mi sono sempre chiesto quando stavo realizzando il primo film è perché c’è questa creatura aliena che viaggia in una specie di navicella da guerra che trasporta un carico di uova? Qual era lo scopo del veicolo e qual era lo scopo delle uova? Questa è la cosa da mettere in discussione: chi, perché e per quale scopo è la prossima idea.”

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