Alien: Covenant, Cinematographe.it

Prima di addentrarci nella spiegazione di Alien: Covenant, ripercorriamo il percorso della saga, fin dal suo esordio. Nel 1979, nelle sale di tutto il mondo usciva una pellicola destinata a diventare, con il passare del tempo, un capolavoro assoluto del genere della fantascienza e il capostipite di una delle più acclamate saghe cinematografiche di tutti i tempi, capace di snodarsi abilmente tra successivi crossover e fumetti. Stiamo parlando di Alien, il film diretto da Ridley Scott, che ha lanciato la carriera della grande Sigourney Weaver e che ha impressionato milioni di spettatori con la rappresentazione di una nuova specie aliena xenomorfa, considerata ad oggi come uno dei personaggi più iconici della storia del cinema. Vincitore del premio per i migliori effetti speciali alla 52esima edizione degli Oscar, la fama e l’interesse raccolto con questa prima pellicola fu tale da generare nel corso dei successivi due decenni ben tre sequel, tutti con Sigourney Weaver come protagonista: Aliens – Scontro finale, diretto da James Cameron, Alien³ con la regia di un debuttante David Fincher, e Alien – La clonazione, diretto dal francese Jean-Pierre Jeunet.

Dopo la fine del filone principale, a grande richiesta dei fan e con un’idea apparentemente vincente alle spalle, seppur non sviluppata in maniera consona, la creatura si ripresentò successivamente al cinema nel 2004 con il crossover e spin-off Alien vs Predator, in cui le due famose razze aliene, gli xenomorfi da una parte e gli imbattibili cacciatori dall’altra, si scontrano in un’epica battaglia.

Nonostante le recensioni negative ottenute dal film, la pellicola ebbe comunque un sequel nel 2007 intitolato Aliens vs. Predator 2, stroncato da pubblico e critica e considerato ad oggi il peggiore capitolo della serie cinematografica. Dopo essere rimasto a riposo per metà decennio, la saga tornò sugli schermi nel 2012, nuovamente sotto la regia di Ridley Scott, con un prequel intitolato Prometheus, maggiormente filosofico e drammatico rispetto agli episodi precedenti, in cui la storia non era più incentrata prettamente sulla creatura aliena protagonista bensì sulla ricerca di coloro che hanno dato origine alla specie umana. Candidato agli Oscar 2013 nella categoria migliori effetti speciali, il film ottenne un ottimo incasso al botteghino, tanto da convincere i produttori e lo stesso regista a proseguire con questo nuova storia separata dal franchise principale ma pur sempre ambientata nello stesso universo.

Dopo cinque anni e innumerevoli riscritture della sceneggiatura, Alien: Covenant era pronto ad espandere l’universo dedicato alla specie xenomorfa con un capitolo in cui la creatura tornava ad essere la completa protagonista della storia. Forse non si sentiva il bisogno di un’ennesima pellicola dedicata all’alieno o forse l’idea di creare questa fusione tra Prometheus e il primo Alien non era esattamente ciò che ci si aspettava o, ancora, semplicemente, si doveva puntare su personaggi freschi e piuttosto che su rimaneggiamenti delle opere passate. In ogni caso, non si può dire che questo capitolo non abbia risvegliato delle perplessità e in molti si sono chiesti cosa sia effettivamente successo nel corso del film. Ma soprattutto, la domanda pregnante che tutti ora si chiedono è sicuramente la seguente: quale sarà il destino della saga alla luce di ciò che ci è stato mostrato nell’ultimo film?

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Alien: Covenant: la spiegazione del film

Alien: Covenant inizia con un flashback che ci porta agli eventi accaduti prima della spedizione Prometheus con Sir Peter Weyland, fondatore della Weyland Corporation e interpretato da Guy Pearce già nella precedente pellicola, che si rivolge ad un androide da lui appena attivato, il quale possiede il volto di Michael Fassbender. All’interno della stanza, completamente bianca e asettica che si staglia su un paesaggio islandese, Weyland comincia il suo gioco di potere chiedendo all’androide di scegliersi un nome. Quest’ultimo, guardando la statua del David di Michelangelo presente nella camera, decide di chiamarsi David e, su richiesta del suo creatore, inizia a suonare la ballata “Entrata degli dei nel Valhalla”, tratta dalla famosa opera L’oro del Reno di Richard Wagner.

Weyland pone in chiaro sin da subito la differenza di autorità tra i due, presentandosi come suo padre creatore. Dal canto suo, l’androide gli domanda chi abbia creato lui ma Weyland non è ancora in grado di fornirgli un responso, rimandando il quesito a un giorno lontano in cui egli riuscirà finalmente a rispondere a quello che è l’interrogativo più complesso e discusso dell’umanità. Questa prima scena si presenta subito come un momento chiave di Alien: Covenant, riallacciandosi immediatamente con il motivo portante del capitolo precedente, la ricerca dei nostri “creatori”, definiti altresì ingegneri, e proponendo un nuovo punto di vista sulla figura di David, considerato, nel corso del primo prequel, come parzialmente remissivo e fortemente legato al suo creatore. Ma è mai stato realmente così?

Successivamente, la storia di Alien: Covenant ci porta avanti nell’anno 2104, in cui l’astronave USCSS Covenant, in missione di colonizzazione, è in viaggio verso un nuovo pianeta con a bordo oltre 2.000 coloni in stato di ipersonno, 1140 embrioni congelati e 15 membri di equipaggio. Improvvisamente, un brillamento stellare, colpisce l’astronave causando ingenti danni all’astronave e la morte di 47 coloni, 16 embrioni, e quella del capitano Branson. L’androide che si trova a bordo, di nome Walter, interpretato anch’esso da Michael Fassbender, si ritroverà costretto a risvegliare i membri dell’equipaggio per decidere la nuova rotta di approdo. Il primo ufficiale Chris Oram assume così il comando della missione scegliendo come loro meta un vicino pianeta da cui provengono le note di una canzone terrestre.

Una volta atterrati, una parte dell’equipaggio si addentra nel pianeta per esplorarlo, trovando di fronte a loro un ambiente verdeggiante ricolmo di piante e vegetazione rigogliosa ma apparentemente privo di qualsiasi creatura animale. In questo paesaggio atipico, un membro della spedizione, Karine, moglie dell’ufficiale in comando Oram, decide di effettuare alcuni esami sul terreno per capire le differenze e le similitudini con il nostro pianeta.

La donna viene accompagnata da un membro della squadra di sicurezza di nome Leward che, nel suo passaggio, calpesta inavvertitamente alcuni piccoli baccelli causando la fuoriuscita di alcune inusuali spore che gli penetrano nell’orecchio senza che lui se ne accorga. Solamente dopo diverso tempo, l’uomo inizia a sentirsi male e Karine è costretta a portarlo all’infermeria della navicella di sbarco per iniziare i protocolli di quarantena. Ledward comincia a perdere sangue copiosamente e a tremare in maniera incontrollabile finché, all’improvviso, non gli fuoriesce dalla schiena il neomorfo.

Rinchiusa dentro la stanza per salvaguardare il resto dell’equipaggio, Karine viene poi uccisa dall’alieno, il quale riesce comunque a scappare e ad addentrarsi nella navetta. Nell’insensato tentativo di fermare la creatura, il pilota Faris, inizia a sparare contro l’essere, colpendo accidentalmente alcuni serbatoi infiammabili e provocando così un’esplosione che la uccide e distrugge completamente il velivolo.

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Alien: Covenant: un mix poco riuscito di Prometheus e Alien

Nel frattempo, il resto dell’equipaggio trova i relitti di un’astronave precipitata dove al suo interno proviene la canzone che li ha portati sul pianeta e una piastrina identificativa appartenuta alla dottoressa Shaw, protagonista di Prometheus. All’improvviso, anche in questo secondo gruppo, un membro viene infettato dalle spore e muore quando dalla sua bocca fuoriesce in maniera raccapricciante un secondo neomorfo, che riesce a fuggire e a infilarsi tra la sterpaglia. Le due creature appena nate crescono rapidamente e tornano ad attaccare l’equipaggio, uccidendo diversi membri della squadra.

Dopo essere riuscito ad eliminare uno dei due alieni, il team viene infine salvato da una figura incappucciata che mette in fuga il secondo essere grazie a un razzo di segnalazione accecante. Non riuscendo a contattare l’astronave base, l’equipaggio si trova costretto a seguire il misterioso uomo verso una cittadina vicina ricoperta di cadaveri di nativi. Arrivati a un immenso tempio collocato nel centro della città, la figura si rivela essere David, l’unico sopravvissuto dell’astronave Prometheus, la quale alla fine del precedente capitolo era andata in cerca dei famosi “ingegneri” che ci avevano creato.

David racconta quindi la storia della spedizione e cosa è successo in seguito al finale del primo film. L’androide rivela come lui e la donna hanno trovato il pianeta dieci anni prima ma, durante la fase di atterraggio, il misterioso liquido nero altamente distruttivo che avevamo già conosciuto in Prometheus, si è riversato accidentalmente sulla città sottostante, sterminando tutti i suoi abitanti e la fauna del luogo e contaminando il pianeta con un virus estremamente pericoloso. Allo stesso tempo, la dottoressa Shaw è rimasta uccisa nello schianto dell’astronave, lasciandolo solo in un ambiente inospitale ma non totalmente invivibile per un androide. Il racconto sembra nascondere dei particolari riguardanti le vicende accadute e risulta in parte ambiguo ma, nonostante questo, l’equipaggio gli crede sulla parola, pur rimanendo circospetto nei suoi confronti.

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Quando il gruppo si stabilisce all’interno dell’edificio, per ripararsi da una tempesta e dalla creatura ancora in vita, l’androide Walter decide, quindi, di trascorrere del tempo da solo con David, il quale gli fa notare, in una scena emblematica che pone in evidenza l’importanza del ruolo del doppio, l’incapacità da parte sua di creare qualcosa come, invece, riescono gli umani e di come egli sia in grado solamente di emulare una sinfonia preesistente, in quanto i modelli successivi sono stati volutamente costruit più simile alle macchine che alle persone.

In seguito, David lo porta nel giardino del tempio e, mentre sta recitando il sonetto Ozymandias, ci viene mostrato come sia stato lui stesso a riversare tutti i barili contenenti il liquido nero sulla città, così da sterminarli. Una rivelazione sconcertante ma che ben si adatta alla rinnovata corrente filosofica a cui l’androide si sta approcciando. Egli non è più al servizio dell’uomo ma vuole sostituirsi adesso nella scala gerarchica. Dopo un placido scambio di opinioni, David capisce che Walter non è un androide simile a lui e, rimasto deluso della totale mancanza di abilità nel provare delle emozioni in questo modello successore a lui ma arretrato per capacità, decide di disattivarlo.

Intanto, il neomorfo sopravvissuto riesce a entrare nel tempio e ricomincia a uccidere i malcapitati dell’equipaggio. David trova così la creatura mentre è intenta a cibarsi di un cadavere e, completamente affascinato, cerca di comunicare placidamente come se fosse un animale selvaggio in modo da creare un legame con essa. Proprio in quel momento, però, arriva Oram che uccide l’alieno davanti agli occhi sconvolti e infuriati dell’androide che, per ripicca, lo conduce a un laboratorio, dove gli mostra i suoi tentativi di creare una forma di vita superiore a lui e agli umani, partendo dal pericoloso liquido nero.

In seguito, David conduce Oram in una stanza isolata del tempio dove l’androide ha custodito le uova che la creatura ha generato nel tempo. Da una di esse emerge un facehugger che attacca il capitano e lo uccide, facendo fuoriuscire dal suo corpo un nuovo alieno. Contemporaneamente, altri membri dell’astronave vengono massacrati e gli unici superstiti scoprono finalmente la verità su ciò che è successo realmente sul pianeta.

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Il finale del film, tra colpi di scena e citazioni al resto della saga

È così che in Alien: Covenant ci viene rivelata la profonda trasformazione del personaggio di David, da mero strumento nelle mani di una persona a padrone cosciente del suo destino e di chi lo circonda. In seguito alla morte di Weyland in Prometheus, l’androide è andato incontro a una vera e propria rinascita e risveglio intellettuale. Non essendo più sotto il controllo imperante del suo creatore, David ha riscoperto se stesso e ha ideato un piano per dimostrarsi migliore di colui che lo aveva generato. All’androide mancava solamente un’abilità per potersi definire superiore agli esseri umani: la capacità di creare qualcosa da zero e, nel caso specifico, una vita.

In Prometheus, la dottoressa Shaw era andata alla tanto agognata ricerca degli ingegneri per poi scoprire che erano mortali, proprio come noi, e che non avevano nulla di speciale. Tantomeno essi potevano essere considerati come un passo in avanti dell’umanità quanto, al contrario, si trovavano a un passo indietro. La scienziata era andata alla ricerca di Dio per poi ottenere l’amara rivelazione che chi ci aveva generato non aveva nemmeno un barlume di divinità: gli ingegneri erano tutto fuorché immortali. Questa scoperta aveva suscitato in David la consapevolezza che ciò che stavano cercando non sarebbe mai potuto essere paragonabile a un Dio nella concezione stretta del termine ma che, forse, lui stesso poteva diventare quella fantomatica figura immortale capace di generare la vita dal nulla. Da quel pensiero malsano scaturisce così il suo piano che lo porterà al genocidio di massa del pianeta degli ingegneri e all’uccisione della dottoressa Shaw. Quest’ultima non è morta nello schianto dell’astronave, bensì a causa della prima versione della creatura che David stesso le aveva impiantato a sua insaputa.

Di fronte a questa sconcertante scoperta, Daniels, la vedova del primo capitano della nave e ora in comando della missione, decide di affrontare David ma viene salvata in tempo da Walter, il quale rivela di essere in grado di auto-ripararsi, essendo un modello di androide avanzato. I due iniziano così una lotta senza esclusione di colpi mentre Daniels fugge per mettersi in salvo, trovando nel suo cammino un altro membro dell’equipaggio, Lope, ancora vivo.

Alla fine dello scontro, Walter ne emerge apparentemente come vincitore e si riunisce con il resto del gruppo sulla navetta inviata dall’astronave madre. Nel viaggio di rientro, una creatura riesce a raggiungerli e salire sul velivolo, ma viene uccisa da Daniels, facendoci credere che le disavventure siano ormai giunte al termine. Rientrati sulla Covenant, Daniels e il pilota Tennessee, rimasto a bordo, portano Lope in infermeria per essere medicato ma solo in seguito si scopre come l’uomo sia stato comunque infettato dal facehugger che lo aveva attaccato e viene così ucciso dalla nascita di una nuova creatura, che miete altre due vittime sull’astronave dopo essere cresciuto. A quel punto, Daniels e Tennessee riescono, con grandi difficoltà, ad intrappolare la creatura e a espellerla nello spazio, ponendo fine all’incubo. Con l’equipaggio ormai decimato, i due sopravvissuti, decidono di tornare alla missione originale e rimettersi in stato di ipersonno. Ma un ultimo colpo di scena è pronto per essere rivelato.

Prima di tornare a dormire, Daniels chiede all’androide, l’unico che può rimanere sveglio a pilotare l’astronave, se lui la aiuterà a realizzare il sogno del marito quando arriveranno sul nuovo pianeta. Walter, con cui la donna si era precedentemente confidata, non capisce a cosa lei si riferisca ed è in quel momento che Daniels capisce che quello che ha davanti è in realtà David, ma prima che questa possa fare qualcosa, l’androide la mette in criostasi. Sulle note di “Entrata degli dei nel Valhalla”, David prende il controllo dell’astronave ed espelle due embrioni di facehugger, che colloca accanto agli embrioni umani, riuscendo così nel suo intento di portare al di fuori del pianeta la vita da lui creata e cominciare una vera e propria colonizzazione di questi esseri. Infine, utilizzando le credenziali di Walter, David inoltra in rete un messaggio in cui afferma che l’intero equipaggio, esclusi Daniels e Tennessee, è deceduto a causa del brillamento stellare che li aveva colpiti all’inizio del film e che tutti i coloni sono in piena integrità diretti verso Origae-6.

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Alien: Covenant: l’ideologia dietro al film di Ridley Scott

Alien: Covenant presenta un finale completamente aperto verso una direzione futura completamente inaspettata che apre innumerevoli possibilità verso un successivo capitolo più originale e dai grandi progetti. Sebbene non sappiamo ancora quando arriverà il terzo capitolo di questa saga prequel, è altresì noto come Ridley Scott sia fortemente interessato a proseguire su questo cammino filosofico alla scoperta delle origini dell’umanità e di come David, proprio come gli uomini, voglia ricoprire i panni di un Dio a tutti gli effetti, decidendo chi sopravvive e chi muore e creando o distruggendo la vita posta in essere.

Nonostante gli evidenti problemi nell’intreccio e una trama fin troppo basilare, l’esplorazione della mente artificiale ha portato il film ad essere più di un semplice horror incentrato sull’amata creatura xenomorfa. David era un modello all’avanguardia che doveva somigliare talmente tanto agli umani da renderlo irriconoscibile, realizzando pienamente quel gioco di Turing in cui uomini e macchine sono indistinguibili sia fisicamente che intellettualmente. In Prometheus, in maniera antitetica ad Alien, era emerso come si fosse andati perfino oltre a questo, generando un androide migliore dell’essere umano, più intelligente e capace, privo delle nostre debolezze come la stanchezza o la necessità di sostentarci con cibo e acqua. In altre parole perfetto. Ma questa apparente perfezione era macchiata dalla mancanza di emozioni e coscienza che, però, David è riuscito a sviluppare, rendendolo pericoloso per coloro che lo avevano creato.

Nel corso di Alien: Covenant, l’androide afferma come amasse la dottoressa Shaw e come provasse un misto di timore e riverenza per il suo creatore Weyland. Egli è sconvolto all’idea che Walter sia così apatico, a tutti gli effetti una macchina sviluppata per servire, un guscio vuoto fatto per salvare gli umani e sostituirli in caso di mera necessità. Il nuovo modello può riattivarsi autonomamente, è fisicamente più forte, ma gli manca tutta quella costruzione mentale che David ha costruito nel corso della sua esistenza e che lo ha portato ad essere il vero antagonista di Alien Covenant, superando perfino l’inquietante creatura che lui stesso ha prodotto.

Oltre alle concezioni relative all’intelligenza artificiale, questo secondo prequel eredita tutte le caratteristiche del predecessore in termini di spiritualità. Come era già evidente dal titolo, in Prometheus si riprendeva il famoso mito greco, mescolato al credo cristiano di vita eterna ed espiazione dei propri peccati. Non è un caso che il titolo originale di del film dovesse essere Alien: Paradiso Perduto, richiamando palesemente l’opera di John Milton sia di nome che di fatto, con una storia in cui David diventava a tutti gli effetti Lucifero, caduto in disgrazia dal paradiso dopo aver sfidato il suo creatore, e Adamo ed Eva, banditi dal regno dell’Eden per la loro trasgressione.

In questo film, dal titolo meno esemplificativo, l’androide rappresenta a tutti gli effetti l’angelo caduto e i primi peccatori nel suo sogno folle e disperato di generare la vita per sostituirsi ed elevarsi a colui che lo ha creato, incapace di fermarsi di fronte a nulla, nemmeno dinanzi a un genocidio di massa. Nella sua concezione distopica, creazione e distruzione vanno di pari passo e, per poter costruire, bisogna prima annientare quello che già esiste. Con questa rinnovata filosofia di vita, è indiscutibile come la figura di David abbia ancora molto da darci, nella speranza che idee e realizzazione siano, la prossima volta, maggiormente in sintonia per un film che possa, presumibilmente, chiudere in maniera maestosa una grande saga cinematografica.

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