Olivier Assayas e il suo film sul lockdown: “la pandemia ci cambierà”

Il regista francese ha ipotizzato lo scenario post-pandemia, ponendo l'accento sulla necessità di reinventare l'esperienza cinematografica.

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Olivier Assayas ha parlato della sua prospettiva sul presente momento storico in occasione del Festival del Cinema Europeo di Lecce

Il regista francese Olivier Assayas è stato protagonista di una bellissima lezione di cinema nell’incontro con la stampa svolto a distanza per il Festival del Cinema Europeo di Lecce, che gli ha conferito il riconoscimento dell’Ulivo d’Oro.

Assayas sta scrivendo, al momento, un film sulla pandemia, con uno sguardo al suo impatto sul cinema e sul futuro in generale, e ha parlato di come questo triste e complicato momento storico avrà delle ripercussioni a lungo termine sulle nostre vite, ma senza perdere la speranza:

La crisi del cinema è stata sicuramente accelerata dal lockdown, ma non bisogna fare troppa confusione. Sono convinto – ha detto Olivier Assayas- che, quando finirà tutto, i giovani torneranno al cinema anche se forse con modalità diverse. Il cinema insomma dovrà ridefinirsi, non sarà più come prima. Ci sarà un periodo di reinvenzione collettiva e individuale“.

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La creatività in termini di scrittura, pittura e musica ha avuto un suo trionfo in questo periodo in cui gli artisti hanno dedicato più tempo alla loro arte. Ci siamo comunque dovuti confrontare con qualcosa di sconosciuto, di storicamente inedito che ha fatto sì che ognuno debba reinventarsi.

Un cambiamento inevitabile, quindi, ma non necessariamente da leggere con un’accezione negativa, piuttosto come un’occasione per creare spazi fisici e mentali nuovi.

Sul suo rapporto con l’Italia, infine, Olivier Assayas – che parla perfettamente la nostra lingua – ha detto:

Mio padre mi ha iniziato da ragazzo alla pittura classica italiana facendomi vedere le opere di Piero della Francesca e Giotto. E, pur essendo di cultura francese, anche sul fronte del cinema sono stato influenzato più dai registi italiani che dai francesi. Penso ad autori come Pasolini, Visconti, Rossellini e Antonioni”.

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