TFF34- Gipo, lo zingaro di Barriera: recensione del docufilm su Gipo Farassino

Gipo, lo zingaro di Barriera è un docufilm sulla vita e le origini di Gipo Farassino, celebre e controverso cantautore, attore e politico italiano originario di Torino e, specificamente, del quartiere operaio di Barriera di Milano. Una vita vissuta all’insegna di un profondo senso di appartenza alla città di origine, con la quale Gipo ha sempre intrattenuto un rapporto di amore e odio e dalla quale, nonostante gli anni spesi all’estero, non è mai riuscito a staccarsi.

Secondo Gipo Farassino i luoghi di origine forgiano l’identità degli individui in modo profondo ed indelebile, e così ha fatto il suo umile quartiere in cui l’unica cosa bella rintracciabile era il sorriso della madre che lo salutava dal balcone di una casa senza bagno,   priva di bellezza ma comunque parte dell’unicità della sua vita.

Sì, perché per Gipo la città può anche spingerti ad andare via con le sue brutture e carenze, ma la bellezza è qualcosa che va comunque creata ed inventata, dipendente dall’approccio emotivo con cui si decide di affrontate luoghi e persone.

Gipo, lo zingaro di Barriera

Gipo, lo zingaro di Barriera parte dal pretesto del ritrovamento di una scatola colma di effetti personali e relativi alla carriera artistica di Farassino per dare il via ad un viaggio on the road sulle orme delle origini e dei segreti dell’artista torinese,  con la sua vita spesa fra spettacolo e politica (come deputato della Lega Nord), in modo apparentemente contraddittorio ma in realtà solo squisitamente personale, un’ ulteriore conferma del suo sapere cercare e vedere la bellezza al di là delle apparenze e delle facili etichette.

Gipo, infatti è uno zingaro, un uomo affatto privo di radici ma capace di adattarsi e di cogliere il meglio da ogni realtà geografica ed umana incontrata, raccogliendo sensazioni ed emozioni da imprimere poi nei testi delle sue canzoni, così apparentemente semplici ma mai banali.

Alessandro Castelletto realizza un’opera pericolosamente in bilico tra film e documentario, decidendo di raccontare la storia di Gipo attraverso le azioni e gli incontri di Luca Morino, musicista e cantante dei Mau Mau che, dopo essere entrato misteriosamente in possesso della scatola comincerà un viaggio alla scoperta del mondo dell’artista, incontrando persone fondamentali nel suo percorso professionale ed umano e cercando scoprire di più dell’uomo dietro al trucco di scena, fatto di forza e carisma ma anche di fragilità derivanti da una vita che non gli ha risparmiato difficoltà e dolori.

Gipo, lo zingaro di Barriera

Gipo, lo zingaro di Barriera si rivela così un buon documentario ma con l’enorme interrogativo del perché il regista abbia scelto di utilizzare il pretesto artificioso di una trama cinematografica per raccontare questa storia, facendo recitare non attori ed indugiando su siparietti forzati e non necessari alla scoperta del mondo di Farassino. Una scelta che, insieme ad alcuni altri aspetti tecnici e sonori, ha appesantito una storia che mantiene tuttavia il sapore di una favola, alla ricerca e scoperta di un uomo e di un artista che merita di essere conosciuto e ricordato anche al di fuori della sua Torino.

Gipo, lo zingaro di Barriera è stato realizzato con il crowfunding e con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte; nel film partecipano anche Carlo Ellena, Giovanni Tesio, Gian Mesturino, Massimo Scaglione, Valentina Farassino, Gabriella Daghero, Umberto Bossi.

 

 

Regia - 2.5
Fotografia - 3
Sonoro - 3
Emozione - 2.5

2.8