Assassinio sul Nilo bandito in Medio Oriente a causa di Gal Gadot!

L'ultimo film di Kenneth Branagh, in concorso agli Oscar con Belfast, è stato bandito in Libano e Kuwait: il perché risiederebbe nel passato di una delle protagoniste.

L’ultimo adattamento di Assassinio sul Nilo di Agatha Christie è stato bandito in Libano e Kuwait: la ragione ricadrebbe sul passato dell’attrice israeliana

Come se non bastassero i grattacapi causati dalla presenza tra i protagonisti di Armie Hammer, l’ultimo film di Kenneth Branagh – in concorso ai prossimi Premi Oscar, che si terranno nella notte tra il 27 e il 28 marzo, con il film semiautobiografico Belfast, nominato a 7 statuette, incluse quelle al Miglior film e alla Migliore regia, e dopo aver fatto registrare un nuovo personale record nella storia del riconoscimento assegnato dall’Academy, di cui abbiamo parlato negli scorsi giorni qui -, Assassinio sul Nilo, celebre giallo scritto da Agatha Christie, e già trasposto sullo schermo da John Guillermin nel 1978 (anch’esso arricchito da un cast d’eccezione, citiamo giusto alcuni nomi, per rendere l’idea: David Niven; Maggie Smith; Bette Davis; Jane Birkin; Angela Lansbury), in una versione interpretata da Peter Ustinov nel ruolo dell’investigatore Hercule Poirot, panni ricoperti oggi dallo stesso Branagh, oltre che regista, sopraffino attore sia cinematografico che teatrale, è stato bandito in due nazioni, Libano e Kuwait. Le motivazioni sarebbero di natura politica.

Gal Gadot, sulla quale, suo malgrado, è ricaduta la “responsabilità”, se così si può definire, dell’inghippo, ha prestato in passato, come da obbligo tuttora vigente nel suo paese di nascita, servizio per due anni nelle forze di difesa israeliane. L’attrice – “tagliata” da Wonder Woman già nel 2017 nello stesso Libano e in Qatar, in quanto persona non grata – è caduta così nell’oblio, insieme al film stesso, poiché entrambe le nazioni si rifiutano di distribuirlo a causa della sola presenza di Gal Gadot, non richiedendo quindi tagli o rimaneggiamenti, che ne avrebbero determinato un’indigeribile censura.

Lo scorso maggio, Gal Gadot – anche se pare una censura dettata più dalla sua entrata nelle forze militari che non dal supporto mostrato via social – aveva manifestato, dal suo profilo Twitter, pur sostenendo l’esercito israeliano, il desiderio di una risoluzione pacifica tra il suo paese e la Palestina, nell’ambito di un conflitto annoso, controverso e tuttora perdurante sul quale sono stati versati fiumi d’inchiostro, a dimostrazione del fatto che l’attrice, nell’esprimere la sua posizione, sia consapevole delle atrocità subite da entrambe le parti.

Recentemente, Hollywood, oltre alla questione Medio Oriente, ha dovuto fare i conti con i tagli operati dalla Cina, come ne avevamo parlato nelle scorse settimane qui, nazione in cui, al momento, non sembrano esserci problemi, dal punto di vista delle tematiche trattate nell’ultima indagine di Poirot.

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