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Avete finito di vedere la seconda stagione di The Punisher? Bene. Tutto ciò che non avete compreso o che vorreste maggiormente approfondire verrà analizzato in questo articolo, che cercherà, anche, di considerare le prospettive di un (possibile) proseguimento della serie televisiva incentrata sul Punitore.

ATTENZIONE: seguono SPOILER sulla seconda stagione della serie tv Marvel

 Chi è rimasto e chi se n’è andato

the punisher 2, cinematographe

La seconda stagione di The Punisher ha messo in chiaro una cosa: Billy Russo (interpretato da Ben Barnes) è morto, e non avrà più niente a che fare (salvo clamorose svolte narrative) con Frank Castle. L’ultima puntata della seconda stagione ha infatti sancito il definitivo confronto tra i due ex compagni di armi, ed ha portato Frank a sconfiggere le proprie paure ed incertezze, ed a premere il grilletto contro Russo.

The Punisher – Stagione 2: ecco il punteggio su Rotten Tomatoes

La prima stagione, infatti, si era conclusa con Frank Castle incapace di finire il suo ex amico, e deciso a lasciarlo sopravvivere (sfigurato ma ancora in vita). Invece, l’ultimo episodio di questo nuovo ciclo di puntate ha fatto sì che un Billy Russo morente (nei panni di Jigsaw) confidatosi con Curtis, fosse scoperto in uno scantinato dallo stesso Frank, il quale senza alcuna remore ha deciso di finirlo.

Si è “salvato” invece Jon Pilgrim (interpretato da Josh Stewart)al quale il Punitore ha voluto concedere l’opportunità di redimersi, per vivere una nuova vita accanto ad i propri figli. Non è stato l’unico momento in cui Frank Castle si è lasciato convincere a risparmiare un “condannato a morte”, spinto dalla compassione per il suo ruolo di genitore.  Già nei primi episodi il Punitore aveva concesso ad uno dei “colletti bianchi” implicati nel caso delle fotografie scattate al senatore David Schultz (Todd Alan Crain), la possibilità di tornare a casa dalla propria famiglia (salvo poi ritrovarlo ucciso dallo stesso Pilgrim).

La seconda stagione di The Punisher ha chiuso definitivamente il confronto tra Frank Castle e Billy Russo, e lasciato aperto il percorso di Jon Pilgrim

Il passato di Frank Castle è, come di consueto, tornato a galla anche in questi nuovi episodi, ma in un certo senso si è cicatrizzato, ed ha portato il Punitore a elaborare una sorta di empatia nei confronti di coloro che si trovavano di fronte alla sua sentenza di morte. In questa seconda stagione di The Punisher abbiamo infatti visto un Frank Castle capace di scindere la sete di sangue e vendetta dal colpevole di turno. Si tratta di una evoluzione del personaggio (basti ricordare il killer implacabile conosciuto nella seconda stagione di Daredevil), ed un passaggio in avanti verso il suo possibile sviluppo futuro.

 Una questione di sentimenti

the punisher, alexa davalos, cinematographe.it

La seconda stagione di The Punisher ci ha lasciato anche un Frank Castle capace finalmente di esternare il proprio affetto. Il rapporto con la giovane Amy Bendix (interpretata da Giorgia Whigham) è quasi paragonabile a quello di Frank con la propria figlia, mentre decisamente diverso è stato il rapporto con la barista  Beth Quinn (interpretata da Alexa Davalos). I primissimi episodi avevano infatti dato la sensazione che Frank Castle fosse veramente ad un passo dal lasciarsi alle spalle tutti i traumi del passato, ed a provare a ricominciare la propria vita da un punto sperduto del Michigan.

Così invece non è stato, e la storia ha preso un’altra piega, portando Frank a soccorrere Amy, attaccata dalla banda di Jon Pilgrim, ed a partire successivamente per New York. Ma quei primi tre episodi ambientati in Michigan hanno restituito un Punitore diverso, più in linea con ciò che Netflix sta cercando di proporre: serie televisive di alto livello, e con un tasso di qualità narrativa e visiva in grado di competere con i migliori telefilm. Quell’atmosfera ( con le pause narrative prese per raccontare situazioni e gesti semplici e genuini dei personaggi) aveva permesso di intravedere un Frank più profondo e spontaneo (ed un Jon Bernthal sfruttato al massimo del proprio potenziale). La storia d’amore, parzialmente espressa, con la barista Beth è stata infatti il punto più alto (assieme all’assedio nella stazione di polizia nel Michigan) di questa seconda stagione, ed un riflettore puntato su ciò che le serie Marvel/Netflix sarebbero potute diventare (e che, viste le cancellazioni di quasi tutti i principali telefilm di questo Universo sembra difficile poter vedere in futuro).

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E proprio la storia tra Beth e Frank è rimasta un punto in sospeso: dopo che Jon Pilgrim chiede alla giovane barista degente in ospedale il nome e l’identità del Punitore, il personaggio interpretato da  Alexa Davalos scompare completamente. Il che fa un effetto strano, considerando che il punto più intenso dell’intera stagione si è toccato proprio in quelle prime due puntate quando il personaggio di Beth era stato messo al centro dell’attenzione. Infatti, sarebbe stato molto interessante vedere un finale nel quale Frank tornava nel Michigan e provava a confrontarsi nuovamente con la giovane barista, magari provando a ricominciare ciò che la vicenda di Amy Bentix e Jon Pilgrim aveva troncato bruscamente. Anche se questo avrebbe presupposto la conclusione della serie con Frank Castle pronto a dismettere i panni del Punitore.

Il rapporto tra Frank Castle e la barista Beth è un punto in sospeso della stagione, oltre che uno dei momenti più intensi di The Punisher

Ed invece la conclusione della tredicesima puntata ci porta (almeno a livello visivo) a sublimare ben due stagioni d’attesa: l’ultima inquadratura ci fa vedere finalmente Frank Castle vestire la divisa completa del Punitore (con il cappotto scuro ed il giubbetto con il Teschio disegnato). Sicuramente, l’idea di chiudere la seconda stagione con l’immagine iconica del Punitore ben evidenziata è motivo di curiosità che spingerebbe qualsiasi appassionato Marvel a desiderare nuovi episodi di The Punisher. Ma, purtroppo, tutto ciò che è intercorso tra la quarta e la tredicesima puntata non è stato eccellente.

Vedremo una terza stagione di The Punisher?

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Così come sottolineato nella recensione della seconda stagione questi nuovi episodi hanno rimarcato i difetti della serie, e dei telefilm Marvel/Netflix in generale: un’eccessiva dilatazione dei tempi narrativi, una mancanza di originalità nella regia che ha assecondato più la recitazione ed i movimenti dei personaggi, che l’intenzione di narrare la storia con le immagini, enfatizzando con dei buoni tocchi visivi alcune situazioni. E poi ancora il tentativo (fallito) di provare a dare profondità ai personaggi infarcendo i dialoghi di analisi introspettive, che non hanno giovato né al ritmo delle puntate, né all’empatia tra character e spettatore.

Lo showrunner della serie Steve Lightfoot ha dichiarato negli ultimi giorni che, a secondo del successo o meno delle nuove puntate, The Punisher potrebbe essere confermato. Le recensioni su Rotten Tomatoes hanno dato però un 50% di consensi, portando The Punisher a ottenere il secondo risultato peggiore, a livello di media d’approvazione, tra le serie Marvel/Netflix.

Tutto quindi lascia presagire un non proseguimento della serie. Ma nel caso The Punisher andasse avanti con una terza stagione ci sarà d’aspettarsi un Frank Castle sempre più inserito negli scontri urbani newyorkesi (l’ultima scena della tredicesima puntata ne è un suggerimento), oppure un possibile coinvolgimento da parte dell’agente Dinah Madhani (ora promossa nella CIA) in qualche avventura più “esotica”, magari al di fuori della Grande Mela (nell’ultimo dialogo fra i due lei dice: “C’è un uomo cattivo con un bersaglio sulla schiena, serve uno bravo a sparare“).

Di certo quelle tanto azzeccate prime tre puntate ambientate nel Michigan sembrano essere state una splendida parentesi, purtroppo sfumata nel giro di pochi episodi.

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