The Crown 4: la vera storia di Nerissa e Katherine Bowes-Lyon, le cugine disabili e dimenticate della Regina Elisabetta

Le cugine della regina, internate in un istituto psichiatrico e date per morte dalla famiglia stessa in un'epoca in cui la disabilità mentale era un vero e proprio stigma sociale.

Della quarta stagione di The Crown, disponibile alla visione per gli abbonati Netflix dallo scorso 15 novembre, è stata fin da subito evidenziata la rinuncia alla narrazione agiografica della famiglia reale britannica per restituire un ritratto più sfaccettato e amaro dei conflitti e delle contraddizioni che l’hanno insieme animata e dilacerata dalla fine degli anni Settanta al 1990. Tra gli episodi più controversi vi è il settimo, incentrato sulla dolente figura della Principessa Margaret, eterna seconda in cerca di un posto all’interno di una famiglia a cui non serve e di uno scopo da dare ad un’esistenza spesso dissipata tra vizi, bagordi e amori malriposti.

Sebbene attraverso un espediente inverosimile – una rivelazione fatta alla Principessa da una psicoterapeuta troppo ficcanaso per poter essere considerata deontologicamente credibile –, l’episodio settimo della quarta stagione della serie ha il merito di ricostruire il destino di due cugine della Regina Elisabetta, rinchiuse in giovane età in un istituto dalla madre Fenella, prontamente dichiarate morte, pur essendo vive e vegete, e, nonostante ciò fosse di dominio della Regina Madre, loro zia nonché patrona dei disabili mentali, ignorate fino alla fine dei loro giorni dal resto della famiglia. Le due morirono, infatti, in completa solitudine: Nerissa, nel 1996; Katherine, nel 2014. In nessuno dei registri conservati nell’istituto che si occupò di accudirle risulta che alcun famigliare facesse loro visita.

La vera storia di Nerissa e Katherine Bowes-Lyon, le ‘imbecilli’ di famiglia

Nerissa e Katherine, le cugine segrete della Regina, internate in un istituto per disabili mentali e dichiarate morte pur non essendolo.

The Crown 4: il cast a confronto con gli attori reali

Nerissa e Katherine, nate rispettivamente nel 1919 e nel 1926, erano due dei cinque figli di John Bowes-Lyon, uno dei fratelli maggiori della Regina Madre, e della moglie Fenella Hepburn-Stuart-Forbes-Trefusis: degli altri tre figli della coppia, uno era morto nei primi anni di vita; un’altra, Diana, sarebbe morta nel 1986; un’altra ancora, Anne, divenne, in seconde nozze, principessa di Danimarca. Diagnosticate all’età di sei anni come idiote o imbecilli, termini al tempo utilizzati per definire le persone affette da una forma d’insufficienza intellettiva grave, Nerissa e Katherine non furono mai non solo autosufficienti ma neppure capaci di parlare.

Nel 1941, undici anni dopo la morte del padre, quando Nerissa aveva 21 anni e Katherine 15, la madre Fenella decise di ricoverarle all’Earlswood Hospital a Redhill, un istituto specializzato nelle cure dei disabili mentali che si trovava nel Surrey. Non è chiaro se la scelta della madre di rinchiudere le figlie in un istituto fosse dettata dalla volontà di evitare che la loro presenza tra i membri di famiglia della zia Elizabeth, da cinque anni regina consorte, gettasse discredito sulla Corona e fosse ragione di scandalo. Resta, inoltre, da chiarire perché la madre le avesse dichiarate morte anzitempo e se ciò dipese da un suo errore di distrazione nella compilazione del Burke’s Peerage & Baronetage, un repertorio privato che aggiornava periodicamente lo stato di famiglia degli aristocratici del Regno Unito, come sostenuto dalla nipote, Lady Elizabeth Anson, o da un preciso disegno di cancellazione delle figlie dalla memoria della famiglia.

Lo stigma verso la disabilità mentale all’epoca del culto eugenetico

L’episodio di The Crown 4 in cui si rievoca la vicenda delle sorelle Bowes-Lyon, cugine della Regina Elisabetta internate in un istituto e dimenticate dalla famiglia.

The Crown 4: la storia vera e i fatti inventati dalla serie

Quel che è certo è che, quando Nerissa e Katherine erano ancora bambine, negli anni in cui l’Europa si confrontava con l’ascesa del nazismo e della sua esaltazione della purezza razziale e della conformità genetica, la disabilità mentale rappresentava uno stigma sociale: il bambino che mostrasse ritardi o deficit cognitivi era considerato frutto di un concepimento scandaloso conseguente alle pratiche sessuali promiscue dei genitori, oltre che vittima di trascuratezza nell’accudimento e di deprivazione affettiva.

Le cugine della Regina Elisabetta pagarono sulla propria pelle il clima di ignoranza della loro epoca, un clima a cui neppure il loro alto lignaggio le sottrasse. Va, inoltre, ricordato che, al tempo, i medici che le ebbero in cura specularono su una loro possibile predisposizione morbosa di carattere ereditario al deficit mentale in quanto anche tre loro cugine di parte materna, quella non condivisa con la Regina – sono figlie della zia Harriet, sorella della madre Fenella – erano già state internate nello stesso istituto con la stessa diagnosi. È anche quanto rivela l’incauta psicoterapeuta alla Principessa Margaret, nel tentativo di rassicurarla rispetto alla sua apprensione di avere una tara genetica, un destino tracciato dai geni d’instabilità mentale e vocazione all’infelicità.