Guida astrologica per cuori infanti è la nuova frontiera della romcom?

La nuova romcom Netflix continua un discorso cominciato nell’800. Benché appaia un po’ toppo ‘telefonata’, ha in realtà qualcosa d’importante da ricordarci: l'importanza di attraversare le sfortune senza prenderle sul serio.

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Tra Jane Austen e Bridget Jones, il nuovo romcom in sei episodi – e la seconda stagione è già in post-produzione – disponibile su Netflix dal titolo Guida astrologica per cuori infranti ricalca cliché sfibrati senza tuttavia esaurirli, e anzi rianimandoli quel giusto che serve per offrirci un comfort show perfetto per i primi grigiori autunnali e le nostre cicliche ritirate sentimentali. 

Alice Bassi è un’assistente di produzione che lavora, in una Torino che baratta l’immaginario ipercinetico di Milano con atmosfere più ovattate, gomito a gomito con il suo ex Carlo, il quale continua ad appoggiarsi emotivamente a lei, ma ha messo incinta un’altra donna, sempre una collega, che sposerà presto.
Trentenne, brillante nella professione, eppure spesso incastrata nella routine, Alice sperimenta una fase d’arresto comune a molte: amiche e conoscenti si sposano a frotte; gli annunci di gravidanza (altrui) si sprecano e avvelenano i giorni lenti di un deserto sentimentale che non sembra finire mai. L’incontro con un astrologo e l’arrivo di un nuovo capo rimettono in moto, del tutto inaspettatamente, la ruota della vita. 

Alice Bassi, sorella minore di Lizzy Bennet e Bridget Jones

Claudia Gusmano interpreta Alice Bassi, protagonista di ‘Guida astrologica per cuori infranti’

Qual è la novità nella trama e nella caratterizzazione dei personaggi? Ci si chiederà. Nessuna, risponderemo. E meno male. Alice è un’ulteriore incarnazione dell’archetipo della né bella né brutta – l’una tra tante – che dall’Elizabeth Bennet di Orgoglio e pregiudizio arriva a Bridget Jones e alle sue sorelle millennial, tra cui non dimentichiamo neppure Daphne Bridgerton: Mr. Darcy, quando vede per la prima volta la seconda delle rumorose rampolle di una insignificante famiglia di proprietari terrieri senza erede maschio, non resta di certo colpito dalla sua avvenenza o dal suo appeal sociale. Nondimeno, grazie all’inesorabile (e imponderabile) karma amoroso, nel giro di poco, l’appena passabile – ipse dixit – Lizzy riuscirà a bucare, grazie a un mix di verve e intelligenza, il suo cuore corazzato, persino a farlo sanguinare un po’. 

Se Mr. Darcy, l’originale, aveva trovato una nuova rappresentazione in Mark (sempre) Darcy interpretato da Colin Firth nel Diario di Bridget Jones, ora sembra essersi insinuato dietro la maschera di duro indossata da Davide Sardi, l’affascinante nuovo capo di Alice che lei crede responsabile – come già da modello: l’orgoglio è di lui; il pregiudizio di lei – dell’allontanamento ingiusto di un collega in difficoltà. 

Guida astrologica per cuori infranti: uno show di conforto, che ribadisce la forza, anche nella debolezza, di un femminile inventivo e non allineato

I nuovi episodi (altri sei) di ‘Guida astrologica per cuori infranti’, già girati durante la scorsa estate e ora in fase di post-produzione, sono attesi a breve.

Il nucleo fondente della storia non sta, dunque, nelle stelle: gli interventi dell’astrologo Tio sul modo di amare dei diversi segni zodiacali, oltre a risultare abbastanza stereotipati – ma, in una serie del genere, gli stereotipi sono attesi, in qualche modo necessari –, in fondo non confermano che una verità fondamentale: chiunque finiamo per amare si rivela infine la persona sbagliata.

E, allora, tanto vale abbandonarsi, provare e riprovare, ché, a ben pensarci, la persona giusta non è che non esiste, ma dobbiamo aiutarla noi a diventare tale, contrastando le influenze sempre negative che dirottano o ingarbugliano i nostri desideri, smettendo di idealizzare le favole d’amore degli altri e provando a costruirci da sole (plurale femminile non d’obbligo, lo si consideri inclusivo) i nostri sentimenti a prova di realtà, non di fantasia.

Attraverso Alice e questa serie tristemente troppo breve, puro guilty pleasure come su Netflix non si vedeva dai tempi di Emily in Paris, torniamo a festeggiare una femminilità che prima cade nell’inganno dell’imperativo della vittoria – soprattutto amorosa – ma poi impara a liberarsene, a rivendicare, soprattutto ai propri occhi, il diritto di essere in po’ ‘sfigata’, ma di non prendere sul serio la propria sfiga, attraversandola, come si attraversa Saturno contro, con una buona dose di amor fati e di fiducia in architetture superiori. Perché, in fondo, la sfiga amorosa è una condizione naturale. E, casomai, se proprio dobbiamo, bisogna stupirsi del contrario. 

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