Venezia72 – Marguerite: recensione

“Ci sono due modi di vivere la vita, la si può sognare o la si può realizzare”Quale delle due strade abbia scelto la protagonista di Marguerite forse è solo un dettaglio, un gingillo inutile rispetto all’immensità nella quale l’opera ci risucchia, prendendoci per mano e coinvolgendoci in una danza folle, sfarzosa, comica come solo la drammaticità di una mente ambiziosa può essere, ed esilarante come la voce stridula della contessa, che canta, urla strappando suoni orfani di note attirando su di sé l’attenzione che basta a catapultarci nel suo castello.

“Voglio cantare ancora una volta davanti alla tua poltrona vuota o diventerò pazza” (Marguerite)

Siamo nel 1921, a pochi chilometri da Parigi e l’aristocrazia si riunisce, come di consueto, nella dimora di Marguerite Dumont (Catherine Frot), in cui la musica classica è un pretesto per opere di beneficenza. Ma chi è questa bella donna che possiede in casa abiti di scena, libretti d’opera e animali da compagnia strambi quanto fondamentali per le sue apparizioni (dal boa albino al pavone)?

Nessuno la conosce bene, però tutti gli ospiti sanno che è molto ricca e che ha dedicato una vita intera alla sua più grande passione: la musica. Piccolo dettaglio, ahimè, è più stonata lei di una campana! Il che provoca un’ilarità tacita tra i suoi ammiratori, i quali la incoraggiano con applausi e omaggi floreali, facendole credere di essere una diva.margueriteEd ecco che cade anche qui, nell’opera di Xavier Giannoli, quella goccia che fa traboccare il vaso – anche se è più opportuno dire che muta il percorso dell’acqua che cade, creando linfa nuova -, Lucien Beaumont (Sylvain Dieuaide), giornalista attratto quanto divertito dalla performance di Marguerite, il quale non può far altro che scrivere un pezzo totalmente ironico e provocatorio, peccato però che la contessa non comprenda appieno il senso di quell’ironia, cominciando così a credere ancora di più nel suo talento.

Inizia da qui a scremarsi l’animo vero della gente che frequenta la sua casa. La maggior parte lo fa esclusivamente per soldi, il marito (André Marcon alias Georges Dumont) poi… ha praticamente un’altra donna e fa di tutto per evitare che la moglie canti, fingendo continuamente l’improvvisa rottura dell’automobile pur di non ascoltarla. Un barlume di verità e amicizia si scorge in un gruppo alquanto accaldato e strano di ragazzi che ruotano proprio attorno al giornalista Lucien; dalla talentuosa cantante Hazel (Christa Thèret) al maestro Atos Pezzini (Michel Fau), dalla maga barbuta (Sophia Leboutte) all’artista Kryil (Aubert Fenoy): con loro Marguerite conosce una libertà nuova, la voglia di esprimersi, di essere accettata e inizia altresì a non accontentarsi più solamente del suo salotto; vuole un vero palco con un vero pubblico!

Una pellicola divertentissima, con musiche mozzafiato e una scenografia stellare, capace di trasportarci davvero nell’Epoca d’Oro degli anni Venti, in quella Paris così luminosa, viva di cultura fluida e ideologie nuove, che però nasconde bene l’atrocità della solitudine e il marcio incallito di chi non ha il coraggio di dire la verità.

Marguerite, la cui figura tra l’altro si ispira a una donna davvero esistita, crea adagio un mondo fatto di spettacoli, teatri, emozioni mai vissute se non tra le camere chiuse della sua mente e un angelo nero – il maggiordomo Madelbos (Denis Mpunga) – che sa custodire la sua follia, cullarla tra le braccia e preservarla dal male che la circonda.
Attorno a lei terra bruciata di falsità, maschere su maschere che non si sa più dove accatastarle. La finzione diventa un modo d’essere, si incolla al volto del marito, degli aristocratici amici del circolo fino a non staccarsi più e a creare un tunnel di non ritorno; un labirinto intricato di follie, ambizioni, verità nascoste e… delusione; una, ma fatale.

Cos’è la musica senza un pubblico? Cosa siamo noi senza l’occhio del mondo che perennemente ci mette a fuoco, che ci applaude quando ha voglia di farci sentire importanti, per poi annientarci sputando cattiverie?
Marguerite, pur nella sua delirante esistenza, grida a chiare lettere la salvezza dell’anima, quella che si concretizza nelle passioni che coltiviamo, talvolta non essendone capaci, convinti però che quella è la nostra strada, che ci farà stare bene e spesso, non serve propriamente aver stoffa, quanto possedere il giusto talento per “fingere di fingere”…  

Con una citazione che il regista mette in bocca a Madelbos, vi invitiamo a meditare sull’essenza dell’arte, di qualsiasi natura essa sia, nella vita umana; non smettete di amare le vostre passioni, perché esistere è soprattutto insistere!

“La preparazione non è fare qualcosa di grande e bello, è farlo con grandezza e bellezza”

Marguerite, del regista Xavier Giannoli, è stato presentato alla 72ma Mostra del Cinema di Venezia.

Giudizio Cinematographe

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 3
Recitazione - 4.5
Sonoro - 4
Emozione - 4

3.5

Voto Finale