The Young Pope: recensione del finale di stagione

The Young Pope (trailer), la serie firmata dal regista premio Oscar Paolo Sorrentino, è giunta al temine. [ATTENZIONE! POTREBBERO ESSERCI DEGLI SPOILER]
Gli ultimi due episodi ci hanno condotti fuori dalle Mura Vaticane, Roma è stata solo un punto di riferimento in sordina: invisibile ma perennemente presente, un po’ come la fede di Pio XIII.

Il Papa giovane Lenny Belardo, interpretato da Jude Law, negli ultimi due episodi della serie andata in onda su Sky Atlantic ha sfoderato più che mai le sue debolezze umane, senza comunque rivelarsi ricattabile; ha messo a nudo il suo dolore, le sue perplessità sulla fede, senza però rinunciare all’ironia e all’astuzia e percorrendo imperterrito la sua rivoluzione ecclesiastica; una rivoluzione in cui la corruzione e il cedimento non sono contemplati.

Pio XIII pretende amore assoluto, distillato, puro, per Gesù Cristo. Affranto da una devozione alla cristianità che lo strugge e rende tremendamente affascinante, il Santo Padre è deciso a riportare la chiesa agli antichi splendori e il mondo, semplicemente, indietro di secoli.

The Young Pope: recensione del finale di stagione

Chi è davvero Pio XIII?

Il personaggio ideato da Sorrentino è un incrocio storico accattivante, misterioso e sconvolgente. Il suo papato rivoluzionario, la giovane età e la lotta ferrea contro il male, nonché l’onnipresente legame con la città di Venezia portano alla mente dei fedeli l’immagine amorevole di Papa Luciani, il quale tenne la sua ultima udienza proprio a Venezia per poi morire il giorno successivo (dopo soli 33 giorni dalla sua elezione pontificia) colpito presumibilmente da un infarto. È ciò che avviene – con le dovute limature dell’adattamento seriale – anche in The Young Pope. Lo spettatore è costretto a lasciare per terra afflitto dal dolore Pio XIII senza sapere se arriveranno i soccorsi e se si salverà, ma la mente, nel frattempo, l’ha già associato al suddetto e reale “Papa del sorriso”.

L’altro inevitabile riferimento è al più recente Benedetto XVI che nel 2013 iniziò a imporsi con delle idee retrograde che certo ebbero l’effetto, almeno in parte, di far storcere il naso ai cattolici, ormai disabituati a orpelli e messe in latino. Il parallelismo col Papa tedesco del personaggio creato da Paolo Sorrentino è parzialmente latente e subdolo. È il fermento necessario a spingere il resto della Chiesa a voler la sua dimissione.

Ma la tv non è la realtà, la tv dà la possibilità di partire dal reale per poi sconvolgerlo; il genio registico può creare personaggi che sono come matrioske: capaci di essere svuotate e poi farcite di sentimenti. Pio XIII è, nell’ultima sfaccettatura della sua personalità, il papa vicino alla gente col quale ha cercato di farsi accettare Papa Francesco.

The Young Pope: recensione del finale di stagione

Papa Pio XIII è il cardine della serie e su questo non ci sono dubbi. Egli predica il mistero al fine di rendere appetibile la Chiesa e nel medesimo modo sa rendersi desiderabile dal pubblico televisivo. La sua figura, insondabile e complessa, trova in Jude Law un saggio ed eccellente interprete: impossibile staccargli gli occhi di dosso!

Scavando sotto la superficie abbagliante del protagonista, però, vi sono ben altri fattori che fanno di The Young Pope una serie degna di nota e tutti possono di fatto racchiudersi in un solo nome: Paolo Sorrentino.
In tanti hanno dimostrato scetticismo dinnanzi alla pretesa del regista di passare dal film alla serie e in tanti, magari, si saranno ricreduti. La bellezza di questa opera dilatata in 10 episodi per un totale di 10 ore sta nella sua densità. Dall’intro tempestata di opere d’arte alle citazioni che costellano e uniscono i vari personaggi, dotandoli di lati divini e umani, fino alle ambientazioni mozzafiato, The Young Pope si rivela come un lungo e godibilissimo film.

The Young Pope: introduzione, svolgimento e conclusione

The Young Pope: recensione del finale di stagione

Introduzione, svolgimento e conclusione reggono magnificamente le alchimie registiche, correlate da riprese dall’alto e in soggettiva; obiettivi che ruotano intorno ai personaggi facendoceli scrutare senza remora e senza veli e sceneggiature che sanno intrecciarsi e rincorrerci – un po’ come fanno i nostri peccati o le nostre gioie – facendo leva sulla realtà.

Sorrentino non si astiene dall’elemento basilare di ogni serie tv che si rispetti: il sesso.

Il regista partenopeo sa senz’altro bene che, se c’è una cosa che attira ogni essere umano, quella è la tentazione di cedere al piacere e anche i suoi personaggi sanno cedere. Con filosofica eleganza, senza giudicare.

Rafforzano la costruzione della storia personaggi di spessore che dall’inizio alla fine accompagnano lo spettatore in un viaggio fatto di delizie, scelte e punti di vista. Oltre al Cardinale Michael Spencer (padre spirituale di Lenny) interpretato da James Cromwell, il Cardinale Andrew Dussolier, il migliore amico di Lenny (interpretato da Scott Shepherd), Monsignor Bernardo Gutierrez (Javier Cámara), il Cardinale Andrew Dussolier (Scott Shepherd), la responsabile del marketing e della comunicazione del Vaticano Sofia Dubois (Cécile de France), Esther (Ludivine Sagnier), la ragazza sterile ‘miracolata’ dal Papa e ancora il Cardinale Caltanissetta (Toni Bertorelli) e il Presidente del Consiglio (Stefano Accorsi) si annoverano in particolare due personaggi di spicco.

Si tratta di Suor Mary e del Cardinale Angelo Voiello. La prima interpretata da una sempre spettacolare Diane Keaton, il secondo da un insuperabile Silvio Orlando.

The Young Pope: recensione del finale di stagione

Entrambi rappresentano altri due punti di riferimento per Papa Pio XIII, nel bene e nel male. Suor Mary, infatti, è per Lenny una sorta di madre avendolo allevato e accolto da bambino, dopo che i suoi genitori decisero di abbandonarlo in orfanotrofio. È una donna autorevole e amorevole, è per il protagonista il conforto materno che non ha avuto, il ricordo dell’infanzia che le è stata rubata.

Il Cardinale Voiello, invece, Segretario di Stato della Santa Sede, si pone inizialmente come intralcio, dimostrandosi infine la parte pratica ed essenziale della macchina ecclesiastica. Un uomo apparentemente scabroso ma in fondo armato di profonda umanità, costretto dalla vita e dal ruolo che ricopre a ‘sporcarsi le mani’, eppure dotato di una sensibilità ignota al resto dei suoi colleghi.

È difficile racchiudere in un solo articolo il lascito morale, umano e sentimentale di The Young Pope. Come ogni opera d’arte, questa serie andrebbe vista e rivista per scorgerne appieno il significato e, come ogni opera di Sorrentino, anche questa ci bagna di bellezza; infinito senso di perdizione e ritrovamento di sé.

Negli episodi 9 e 10 Lenny Belardo risolve i suoi tormenti interiori, sorride e si mostra al mondo, affronta la morte delle persone a lui più care (Andrew e Spencer) e l’addio di Suor Mary, oltre al rifiuto da parte dei suoi genitori. Alla fine della decima puntata il Papa bambino si è fatto uomo, l’opera è compita e la conclusione non ci lascia nessun punto di domanda.

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