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Homecoming 2: recensione della serie Tv Amazon con Janelle Monáe

Janelle Monae è la protagonista della seconda stagione di Homecoming, disponibile su Amazon Prime Video dal 22 maggio.

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A partire da questo weekend è disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video Homecoming 2 che non è una serie antologica, nonostante alla sua seconda stagione cambi radicalmente la sua protagonista, diventando altresì il proseguo di una storia che aveva lasciato tanti buchi aperti, riempiti dalle nuove conseguenze della produzione di un estratto come il cancella-memoria della Geist. Non, dunque, universo a parte, bensì racconto integrato; non appendice che vuole continuare sotto un’altra prospettiva l’indubbia moralità di un’agenzia e l’applicazione del suo farmaco, ma espansione di un quadro generale che il lavoro ideato da Eli Horowitz e Micah Bloomberg cerca di far quadrare dopo la conclusione sospesa e piena di interrogativi della sua prima stagione.

Se da principio erano le terapie eseguite dalla psicologa di Julia Roberts a focalizzare il centro di interesse della narrazione di Homecoming, con il suo proseguo è l’interprete Janelle Monáe a diventare il punto d’azione della serie, ritrovandola in apertura in preda a quelli effetti che abbiamo imparato ad analizzare durante l’esplorazione nelle dinamiche della cura per i veterani di guerra, declinata questa volta su di un personaggio e la sua ricerca per la verità. Provando, infatti, a riattivare i propri ricordi, o almeno di scoprire chi è realmente e cosa l’ha spinta fin su di una barca al centro di un lago isolato, il personaggio della Monáe segnerà un ulteriore passo per interrogarsi sull’applicazione o meno di una pratica di cui si ritroverà infine vittima, mantenendo il clima di distesa tensione di Homecoming, ma aggiungendone un’ulteriore dose di intrigo.

Homecoming – Dallo stile ai dubbi della serie

Homecoming - Cinematographe.it

Se, infatti, già dalla prima stagione uscita nel 2018 era la scoperta graduale di un mondo dove erano gli stessi membri a non conoscere tutti i pezzi a tentare di scoprirne le verità taciute, giostrandosi su un discorso tra moralità e sfruttamento che si andava depotenziando con la distensione di un prodotto che non sceglie la spettacolarizzazione o il dramma, ma solamente di seguire la calma piena di dubbi dietro alla struttura e agli esperimenti di Homecoming, con il suo ritorno la serie incentiva il mistero pur comprimendolo nel giro di meno puntate, rendendo il tutto ben più compresso e forse proprio per questo funzionale al clima già stabilito dall’audiovisivo.

Quello che, però, la serie sembra perdere con il suo ritorno, è una ricerca stilistica che in precedenza era stata parte pregnante della riuscita di Homecoming, a partire dalle differenti realtà che abitavano la mente della protagonista Julia Roberts i quali andavano contraendosi e allargandosi a seconda del formato scelto, rappresentando lo stato di oppressione e conoscenza che caratterizzava i vari momenti della protagonista. Pur non avendo, quindi, un corrispettivo altrettanto significativo che possa porsi come marca per la sua seconda stagione, Homecoming continua comunque con i suoi zoom ad avvicinarsi e allontanarsi ad oggetti e personaggi, con i suoi split screen a condividere stessi o differenti spazi, a utilizzare un sonoro che si fa a tratti perforante, fino ad arrestarsi all’improvviso allo sbattere di una porta o al compiersi di un’azione. Minuzie e peculiarità che elaborano un’idea di proseguimento per il prodotto seriale, ma che non aggrappandosi ad un contenuto troppo esaltante e riaffermandosi solamente per quegli stilemi già confermati non favoriscono un grado maggiore di affezione per i fatti di Homecoming.

Homecoming – Nuove incognite, più concentratehomecoming, cinematographe

Agendo in parallelo con le vicende che l’avevano preceduta, la serie si avvale di una declinazione differente dell’universo dei suoi personaggi che rimane, però, uguale a se stesso nel contesto di un insieme da cui trarre, in un modus operandi che può anche risultare simile a quello mostrato nella scorsa stagione, ma vede una dilatazione e dispersione ben più concentrata all’interno dei nuovi episodi. Così le incognite si fanno più concitate rispetto a ciò che avvolgeva la protagonista Julia Roberts e che la trascinava fino alle ultime puntate, presentandosi fin dall’inizio e rimanendo costanti, ma, forse, restando solamente quello, dando ben poco da dover acquistare allo spettatore, che si ritroverà a vivere con una velocità e un’approssimazione eccessiva l’intera serie.

Nel tentare di aprirsi rimanendo i medesimi, puntando su un mondo accresciuto, ma che ruota tutto attorno allo stesso cuore del racconto, Homecomig sembra non aggiungere molto a ciò che già avevamo conosciuto e che, a quanto pare, ha solo poco altro da offrirci, confezionandolo comunque al proprio meglio e venendo accettato dagli spettatori senza però gli incentivi di un reale coinvolgimento.

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