The Young Pope: una colonna sonora divinamente pop

The Young Pope: una serie tv interamente incentrata sulla figura di un giovane Papa che pone al centro della sua Chiesa il rispetto ferreo della legge divina. Una storia che a prima vista potrebbe sembrare pedante se non ci fosse un dettaglio specifico che fa crollare l’impalcatura del perbenismo, addentrandosi nell’animo; come l’acqua penetra una crepa aperta per caso, così la colonna sonora di The Young Pope domina senza remora il nostro udito.

Assurgendosi come fiore all’occhiello dell’opera mediatica andata in onda su Sky dal 21 ottobre al 18 novembre 2016, la soundtrack inserita nella serie di Paolo Sorrentino smorza la casta decenza di cui si ricopre Pio XIII mostrandoci, già nella sigla, la filosofia perseguita da Lenny Belardo: la rivoluzione (al contrario?) della Chiesa.

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Vediamo un magnifico Jude Law che attraversa trionfante, con passo lento e deciso, il corridoio di un museo sul quale si succedono una serie di opere d’arte atte a sintetizzare la storia della Chiesa. Si inizia così con l’Adorazione dei Pastori di Gerard van Honthorst (pittore olandese particolarmente influenzato da Caravaggio) per poi proseguire col Perugino che nell’opera Consegna delle chiavi, facente parte dell’affresco della Cappella Sistina, mette in relazione le storie di Mosé con quelle di Cristo. La terza opera che Lenny oltrepassa nella sua sfilata è la Conversione di San Paolo dell’inconfondibile Caravaggio. Prosegue l’icona Concilio di Nicea, esposta presso il Monastero Mégalo Metéoron e raffigurante la vittoria della fede nicena su Ario, il quale sosteneva che la natura divina del Figlio fosse inferiore a quella di Dio.

Subito dopo scorgiamo l’olio su tela di Francesco Hayez, Pietro l’Eremita che cavalcando una bianca mula col Crocifisso in mano e scorrendo le città e le borgate predica la Crociata, considerato il ‘manifesto’ della pittura ideologica dell’artista. E si arriva San Francesco con l’opera di Gentile da Fabriano, Stimmate di San Francesco, per poi proseguire con San Tommaso da Villanova distribuisce l’elemosina ai poveri di Mateo Cerezo, Michelangelo che dà il modellino di San Pietro a Paolo IV di Passignano, esposta presso la Galleria Ghibellina a Firenze. Seguono infine Massacre de la Saint Barthelemy le 24 aout 1572 di François Dubois e La nona ora di Maurizio Cattelan.

Tutte queste opere, svecchiate con l’inserimento luminoso dei titoli di testa, vengono attraversate dalla cometa che progressivamente perde la sua aurea favolistica per divenire distruttiva e abbattere la statua di Papa Wojtila, che rimane fumante sullo sfondo lasciando spazio al titolo.

Facendo un passo indietro e focalizzandoci sulla figura di Jude Law, egli appare bagnato parzialmente di luce (come se fosse uscito da un quadro di Caravaggio); la sua andatura assomiglia più a quella di un uomo d’affari che di un pontefice e l’occhio strizzato alla fine, corredato da un profilo quasi altezzoso e sicuro di sé completa l’immagine perfetta del papa sui generis di Sorrentino.

A siglare la bellezza della sigla è però senza dubbio la musica: All Along the Watchtower cantata non da Bob Dylan (che ne è l’autore) ma dai Devlin, che rendono più rock la sinfonia, scandendo il passo del nuovo papa a colpi di basso e batteria.

La sigla, che intercede nei momenti clou di ogni episodio, ad esempio quando vengono prese decisioni importanti o quando Pio XIII riesce sagacemente a zittire chi tenta di metterlo in ridicolo o di mettergli i bastoni tra le ruote, si intreccia ad altri gioielli della musica internazionale e nazionale.

Attenzione: potrebbero seguire degli spoiler!

Nella puntata 4, per esempio, il primo ministro della Groenlandia regala al Papa un cd sottolineando che si tratta di una delle cantanti italiane più amate dal suo popolo. La canzone è Senza Un Perché di Nada e il Papa la ascolta con piacere, facendosi accompagnare dalle note e dalle parole della cantante che per certi versi sembrano fare riferimento allo stato d’animo di Esther.

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Come si fa a non cedere al fascino di un Papa così? Nell’episodio 5 Lenny Belardo sceglie l’outfit più adeguato per il ricevimento con i Cardinali, dalle scarpe al vestito, tutto deve essere perfetto e la sua preparazione (cerimoniosa quanto quella di una donna che si accinge ad indossare l’abito da sposa per correre all’altare) viene scandita da canzoni che rasentano il genere disco sottolineando tutto il macho di un Papa giovane. Il clero che sembra spiarlo non fa che enfatizzare ancora di più questo momento.

Altro momento sonoro memorabile riguarda l’episodio 6 e vede protagonista un pezzo in lingua napoletana di Roberto Murolo, Era de Maggio, basato sui versi di una poesia di Salvatore Di Giacomo del 1885. Sono versi d’amore, versi che narrano di un incontro e di una promessa, di profumo di rose… e il regista li accosta invece a un fatto drammatico: il suicidio di un giovane al quale è stato negato l’ingresso in seminario. Il volto scosso di Pio XIII è l’ultima immagine che ci resta; manifestazione dell’incomprensione sentimentale, intralcio ingiustificato di un amore che apparentemente non richiede corrispondenza, quello tra Dio e l’uomo.

L’episodio 7 è scandito da una colonna sonora che va da I Cant’ Escape Myself (The Sound) fino a Non ci sono anime di Venditti, passando per Hallelujah di Jeff Buckley e Melancolia di Peppino di Capri.

La sinfonia dal suono elettrico e a tratti assordante dei The Sound veste aderentemente lo stato d’animo del pontefice, che non può scappare dai suoi dubbi. La musica, fatta di picchi vocali e adeguata sulla musicalità ruvida della chitarra e della batteria, sa scavare dentro lo spettatore e, corredata dalle inquadrature dall’alto, ci mostra a distanza di sicurezza il protagonista. Lo fa con discrezione e rassegnazione, come a volerci far sentire il rumore che lui stesso sente dentro di sé e che è il vacillare della sua fede. Ma, come recita la canzone, non si può fuggire da se stessi, non si può abbandonare la propria pelle e così si rimane intrappolati, tra i problemi e la solitudine.

La canzone di Peppino di Capri veste adagio l’atmosfera della festa nella quale si trova catapultato il migliore amico di Lenny, il Cardinale Andrew Dussolier (Scott Shepherd). Mentre Hallelujah di Jeff Buckley fa irruzione nella dimora di Esther e Peter in momento totalmente famigliare e tenero in cui il Papa sembra quasi un papà.

Infine Venditti accompagna il momento successivo alla morte di Eddy e quello in cui capisce che Suor Mary ha architettato il ritrovamento dei suoi genitori per consolarlo. “Qui non ci sono anime/ come te e come me/ che sognavano una vita/ che ancora non c’è”: queste parole, rapportate alle immagini, spalancano davvero un mondo di significati.

Accompagnano il novo e decimo episodio Lying In The Sun e Never Be Like You 

Nel finale di stagione della serie la colonna sonora gode di luccichii delicati in momenti salienti, vedasi i suoni tintinnanti di certe scene (Later, Lele Marchetti) ai quali si incastonano pezzi di pregiata musicalità come Lying In The Sun di Lera Lynn e Never Be Like You di Flume ft. Kai. Ma il picco romantico di questo episodio è attraversato da Pulaski at Night di Andrew Bird e accompagna la partenza di Suor Mary, certo non inferiore a Never Be Like You che culla la lettera d’amore di Lenny alla ragazza che non ha mai avuto il coraggio di amare.

Sarebbero tanti i pezzi che adornano la colonna sonora di The Young Pope, ognuno ha un suo perché e tutte, nel complesso, provvedono a dare un tocco pop a un’opera televisiva che, se accostata a musiche meno frastornanti e auliche avrebbe finito per allontanare il pubblico.

Che dire dunque? Una colonna sonora divina e pop, proprio come il Papa portato in vita da Paolo Sorrentino.

La soundtrack completa di The Young Pope è disponibile su Spotify e contiene oltre 30 brani.

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