Noi, loro, gli altri di Marracash: tutte le citazioni cinematografiche, da Squid Game a Fellini

Da Bong Joon-ho a Fellini, da Luc Besson a Sylvester Stallone, tutte le citazioni cinematografiche (e seriali) presenti nell’ultimo cinefilo album del rapper Marracash [sott.]

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Block title

Rettificando la fama di verseggiatore perfezionista, e pertanto poco prolifico, Marracash ha pubblicato un nuovo album, probabilmente il suo migliore per maturità dello sguardo e della tecnica, ad appena due anni dal precedente Persona, il cui successo è stato finora certificato da cinque platini. 

Il titolo Noi, loro, gli altri riflette sia la frammentazione che il rapper riconosce come tratto principale della contemporaneità sia le diverse posizioni che lui stesso assume al suo interno: il noi, io allargato alla famiglia e agli affetti più cari, si capovolge spesso nel loro, pronome che comprende chi più odia, dai colleghi che inventano esperienze di povertà ed emarginazione solo per ottenere soldi e attenzione mediatica ai più svariati esponenti del privilegio sociale, fino a far coincidere negli altri – la sintesi che risolve l’antitesi – i due gruppi contrapposti.
Lucido nella comprensione dei meccanismi che governano il sé, esternati in canzoni che spesso assumono la dinamica di un vero e proprio teatro della mente, Marracash non sembra però essere ancora riuscito a sciogliere tutti i nodi che ancora lo legano al passato e ai suoi complessi più radicati.
Di certo, in Noi, loro, gli altri non solo dà sfoggio di straordinaria capacità di penetrazione (e, da lì, di una nuova consapevolezza), ma conferma anche la conoscenza cinefila di cui da sempre nutre i suoi testi. 

Ecco allora quali sono i riferimenti cinematografici e seriali che siamo riusciti a individuare in Noi, loro, gli altri. 

In Loro riferimenti a Squid Game, Jordan Peele e Sorrentino 

Nella traccia d’apertura del disco, che il rapper da tradizione scrive sempre per ultima, i riferimenti al mondo seriale o cinematografico sono tre: con “M456 sulla mia pettorina/Squid Game sono anni che già lo metto in rima” rivendica il primato nell’aver denunciato l’irriducibilità del conflitto di classe citando il numero di matricola di Seong Gi-Hun, vincitore del gioco di sopravvivenza inscenato nell’omonima serie tv Netflix coreana, a cui aggiunge la M di Marracash.
Più avanti nella canzone, tira in ballo Noi di Jordan Peele, horror sociologico del 2019 che simbolizza la spaccatura insanabile tra gli ultimi e i primi nella società e l’impossibilità di eludere il rapporto con l’altro, soprattutto ‘l’altro’ che talvolta rappresentiamo per noi stessi, e Loro di Paolo Sorrentino, ritratto di fasti e alienazioni dell’epoca berlusconiana (“Noi di J. Peele, Loro di Sorrentino / L’unico consiglio che ho: colpisci per primo”). 

In Pagliaccio ci sono Scarface, Se mi lasci ti cancello, Il signore degli anelli, Il padrino

Ridi, pagliaccio, senza il tenore (Pagliaccio) / Ciò che hai visto è Scarface (Scarface), però tu sei Scarcella (Pff)”: in Pagliaccio, secondo brano dell’album, se la prende con i “rapper manichini” già citati in Loro, sottolineando come credano di essere Tony Montana, protagonista di Scarface interpretato da Al Pacino, quando, invece, sono soltanto dei guru social, dei semplici venditori di fumo (come Mirko Scarcella).

Per esprimere l’impossibilità di abbandonare la strada, anche solo inconsciamente, si serve del titolo italiano del celebre film, vero e proprio cult del cinema indipendente, Eternal Sunshine of the Spotless Mind, con interprete Kate Winslet: “La strada esiste, come Kate Winslet, se la lasci, ti cancella”.
Più avanti, nella canzone chiama all’appello anche Fredo, il fratello scriteriato di Michael Corleone ne Il Padrino, e Frodo Baggins, l’hobbit de Il signore degli anelli: “Bro, sei una frode (Sei una frode), il fratello scemo come Fredo / Solo un mezzo uomo come Frodo”.

Breaking Bad, Parasite e Snowpiercer in Io 

Cedi i dati ai social, Parasite, tossici di ossitocina ormai/ Ti convinci sia per la famiglia, però è per te stesso come Walter White/ Mondo che si fonda su ingiustizie per chi sta sul fondo di questo Snowpiercer/ Scusa se sono profondo solo quando sono triste, chi non finge?

In Io, quarta traccia del disco, Marracash cita il protagonista di Breaking Bad, Walter White, malato terminale che inizia a produrre metanfetamina convinto di agire per il bene della famiglia, ma che, in realtà, lo fa soltanto per soddisfare un desiderio a lungo inascoltato di potere, e i lungometraggi Parasite e Snowpiecer, realizzati dal premio Oscar Bong Joon-ho rispettivamente del 2019 e del 2013.

Nel numero monografico che il Rolling Stone gli ha dedicato per trainare l’uscita dell’album, il rapper non ha mancato di manifestare il suo amore per il cinema sudcoreano e ha confessato di trovare Snowpiercer migliore del più noto Parasite: “Personalmente preferisco “Snowpiercer” perché è un film di fantascienza che immagina un futuro distopico in cui il mondo è in preda a una nuova glaciazione e gli ultimi esseri umani sopravvissuti vivono a bordo di un treno che gira all’infinito. Le varie carrozze sono divise a seconda dei ceti, e in coda al convoglio ci sono dei disgraziati che mangiano scarafaggi e altri rifiuti”.

Marracash e le citazioni cinematografiche. In Crazy Love Elodie è Selina Kyle e la fragile-feroce Nikita   

So che mi ameresti anche con zero money (Zero)

Baciami, respiro già i tuoi feromoni

Ti muovi felina, Selina, Nikita

Sai come tenere alta la sfida (Ehi)

Nella canzone scritta per eternare la passione, ora finita, vissuta con Elodie, per due anni sua compagna, Marracash paragona l’amata a Selina Kyle, il vero nome di Catwoman, e a Nikita, protagonista del’omonimo film di Luc Besson, una figura femminile contraddittoria nelle sue oscillazioni tra dolcezza e durezza: del resto, il rapper rinviene la stessa dualità del personaggio anche negli occhi della sua donna (“Quegli occhi così grandi, c’è spazio per entrambi/ Per la fragilità e per la ferocia”). 

In Cospayler compaiono riferimenti a Suicide Squad e alla serie Amazon The Boys

Emo senza emo, il Joker di Jared Leto”: in Cosplayer Marracash se la prende con colleghi  che dicono di combattere, attraverso il look, la mascolinità tossica senza tuttavia ‘sentire’ la causa. Il loro desiderio di apparire (e monetizzare) strumentalizza questioni che altri vivono sulla propria pelle soltanto per potersi affermare. Il paragone con il Joker di Jared Leto in Suicide Squad diviene, allora, facilmente comprensibile: il personaggio, ingentilito nel look studiatissimo, venne inserito nel film non tanto perché essenziale allo sviluppo della trama, ma per attirare consensi e pubblicità.

Dal biondo patriota, sui social si prodiga per noi / Ma in realtà è il più mer*a come il Patriota in The Boys. 

Nella canzone non manca un attacco, neanche troppo velato, a Fedez, il quale, solo apparentemente, durante le fasi più acute della crisi pandemica, avrebbe utilizzato il potere mediatico di cui disponeva per raccogliere fondi e aiutare il Paese: secondo Marracash, nella sostanza, il ‘collega’ lo avrebbe fatto soprattutto per alimentare il suo mito personale, come Patriota, il personaggio fintamente libertario della serie Amazon The Boys.

In Dubbi l’ombra del mal di vivere del Marcello della Dolce Vita

La mente mente, trova nuovi modi di ingannarmi

(Tuo fratello ha due figli bellissimi, tu quando ti decidi?)

L’amore? L’amore di cui parla

Cioè stringere una cosa forte fino a soffocarla?

Un gioco in cui mi faccio male o faccio male a un’altra

Ho quarant’anni e mai visto un legame che rimanga

Un amore materno, viscoso, non mi serve, non lo voglio

Nella canzone più intensa – e, insieme a Nemesi, psicoanalitica – di tutto l’album, Dubbi, Marracash mette in scena le contraddizioni della sua mente, l’impossibilità di venire a capo di un tormento che ha origini antiche, non riducibili al suo disturbo bipolare, diagnosticatogli anni fa, e forse neppure al senso di sconfitta spesso sperimentato nell’infanzia attraverso il rapporto con genitori afflitti da un vuoto di desiderio vitale, privi di ambizioni e di determinazione al riscatto.

La voce interna che lo assilla – un Super Io martellante – a un tratto prende a prestito le parole utilizzate da Marcello Rubini durante il litigio che prelude alla rottura del rapporto, di stampo edipico, con Emma, ne La dolce vita (1960) di Fellini. Gli auto-inganni di Marcello e la sua incapacità d’amare sono le stesse che ritroviamo in Guido Anselmi, protagonista di 8 e 1/2 (1963), un altro film che Marracash annovera tra le ispirazioni ‘nascoste’ dell’album.

Cersei Lannister e Goodfellas chiudono il disco in Cliffhanger (e, di nuovo, c’entra un film)

Era nei testi, era la profezia

Yo, bravi ragazzi come in New Jersey

Dammi del voi o dammi dell’essi per tutti ‘sti flow diversi

La mia tipa Cersei con gli occhi verdi veleno

La prendevo direttamente nel mio palazzo a chilometro zero

L’ultima traccia dell’album s’intitola Cliffhanger, come il film del 1993 in cui Sylverster Stallone interpreta un ex scalatore piombato in una crisi profonda, il quale, richiamato a un’ultima sfida mortale, infine la accetta e la vince. Per congedare gli ascoltare e ribadire, attraverso quell’autocelebrazione un po’ spaccona che fa tradizionalmente parte della cultura rap, di essere il più grande, Marracash recupera Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese e Cersei Lannister del Trono di Spade, dagli “occhi verdi veleno”, forse un ultimo riferimento all’ex compagna Elodie, i cui occhi verdi si erano già materializzati nella traccia Crazy Love (“Ma poi ti sei insinuata, sinuosa / Con gli occhi verdi, pelle ocra e i tuoi capelli rosa”). 

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