Sarà in sala a partire dal 3 dicembre Un posto sicuro, opera prima di Francesco Ghiaccio (qui il trailer) con il beniamino di Gomorra Marco d’Amore e il saggio Giorgio Colangeli: due attori di grande talento e personalità che in questo film drammatico, in cui verità e finzione diventano un tutt’uno, si sono buttati a capofitto portando sullo schermo la carica carismatica che li contraddistingue.

Noi di Cinematographe abbiamo avuto modo di intervistare Marco D’Amore, che in Un posto sicuro veste i panni del protagonista Luca, Giorgio Colangeli che interpreta Edoardo, padre del protagonista e il regista Francesco Ghiaccio.

Un posto sicuro:intervista video a Marco D’Amore, Giorgio Colangeli, Francesco Ghiaccio

 

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“Sono nato a Torino ma cresciuto ad una manciata di chilometri da Casale, dove tutt’ora risiedo.” – spiega Francesco Ghiaccio – “Per molto tempo non ho saputo nulla di questa vicenda perché la fabbrica è stata chiusa nel 1986, quando ero ancora piccolo. Solo qualche anno fa ho iniziato a fare delle ricerche. Tutta la cittadina di Monferrato si è messa a disposizione e la prima sensazione che si prova parlando con la gente è sì il dolore ma anche e soprattutto che sono persone con la schiena dritta; non si sono chiusi in casa, ma si sono uniti per combattere insieme”.

“Io frequento Casale da 10 anni e ho scoperto la storia facendo un percorso a ritroso, ossia non attraverso i giornali ma attraverso la gente” – racconta Marco D’Amore – “Ho scoperto come la sfera pubblica abbia intaccato la vita privata, sgretolando gli amori, i rapporti tra genitori e figli… Erano uno sparuto gruppo di mogli degli ex operai e nonostante la Cassazione non abbia dato loro giustizia sono riusciti ad aprire uno squarcio in questa vicenda. C’è davvero un grosso equivoco tra il posto sicuro del lavoro e quello in cui viviamo”.

Riprende Ghiaccio – “Abbiamo iniziato a girare il film due anni fa, poco prima della sentenza di secondo grado. Il nostro lavoro è iniziato come una ricerca per poi sfociare nel racconto della storia di questo trentenne che cerca il senso della sua vita. Tutte le comparse che vedete, invece, sono persone che hanno davvero perso i loro cari”.

Commenta Giorgio Colangeli: “Edoardo (il suo personaggio) avrebbe fatto teatro, se solo non si fosse fatto travolgere dalla necessità. Questo la dice lunga su quanto sia necessario fare arte. L’arte non viene dopo, ma prima. Si dovrebbe mangiare pane e arte.

“Proprio così!” – conferma Ghiaccio – “Il teatro è condivisone, la stessa che cerca Luca. Il fatto che la recitazione sia il sogno di Eduardo e che Luca l’abbia buttato via rappresenta per lui un affronto. Non a caso la riconciliazione coincide col riappropriarsi di quel sogno.”

(Credit foto: Barbara Como)

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