Susan Sarandon

Susan Sarandon è stata tra le principali protagoniste della 62esima edizione del Taormina Film Fest. L’attrice, Premio Oscar nel 1996 per Dead Man Walking – Condannato a morte di Tim Robbins, ha presentato il film The Meddler e parlato del ruolo delle donne nel cinema, non solo americano. Susan Sarandon non fa distinzione tra cinema “al femminile” o “al maschile”, a lei interessano storie che raccontano di persone e di rapporti umani. E sul cinema italiano ammette di non essere aggiornata, ma di aver una passione sconsiderata per i grandi registi che nel secondo dopoguerra non hanno avuto timore nel portare sul grande schermo personaggi femminili ben scritti e costruiti.

Susan Sarandon: “rapporti umani e storie vere per un
buon cinema”

Susan Sarandon in The Meddler è Marnie Minervino, una donna che ha da poco perso l’amatissimo marito. Il film, scritto e diretto da Lorene Scafaria, racconta di come questa donna, dopo la grave perdita, decida con un nuovo iPhone, un appartamento vicino a un boschetto e a un solido conto in banca, di trasferirsi dal New Jersey a Los Angeles per stare vicina alla figlia Lori, sceneggiatrice di successo ancora single. Marnie, madre amorevole e generosa, finirà con il soffocare Lori con il suo amore materno. Quando la ragazza, stressata dal lavoro, dalle visite senza preavviso e dalle conversazioni dominate da consigli non richiesti, ribadirà i loro rigidi confini personali, Marnie dovrà trovare qualcun altro al quale offrire il suo ottimismo e la sua generosità. The Meddler è tratto dalla storia vera della madre della regista e restituisce, chiave anche comica, l’amore grande di una madre che ha tanto affetto da donare. 

Quali tratti hanno in comune Susan Sarandon e il personaggio di The Meddler?

Susan Sarandon: Ritengo che sia molto difficile quando si è avuto un rapporto molto lungo, come succede al mio personaggio, di essere aperta a nuove relazioni sentimentali. Ti senti vulnerabile. E sicuramente questo è il tratto che sento di avere in comune con la protagonista del film. L’uomo, interpretato da J. K. Simmons, è veramente super paziente. È una persona che sta lì, che ascolta il mio personaggio. Non è facile starle dietro, eppure lui è presente e l’ascolta. Mi piacerebbe avere un uomo tanto paziente quanto in questo del film.

Susan Sarandon

Quali differenze tra donne/madri italiane e statunitensi?

Susan Sarandon: Le donne americane lasciando andare i loro figli molto presto, ma poi questi ritornano a casa… Perché in questo momento la situazione economica e lavorativa degli Stati Uniti è veramente molto difficile. Capita, quindi, sempre di più, che i figli che hanno lasciato il nido troppo presto per andare a studiare, si vedono costretti a ritornare a casa dai genitori e molto spesso con moglie, marito e figli. Da un certo punto di vista è una bella cosa, perché una persona può riscoprire i propri legami con i figli o con la famiglia.

In The Meddler la madre cerca un figlio sostitutivo?

Susan Sarandon: Il mio personaggio è una persona molto generosa e si sente spinta ad aiutare gli altri, che in lei rivedono una figura protettiva. Penso che questa sia una cosa magnifica, un modo magnifico per superare un lutto, una perdita così grave. Molti di quelli che le si avvicinano cercano la figura di una madre, che forse non hanno avuto. In questo caso, lei è una persona speciale. Io l’ho conosciuta e ho passato del tempo con lei. È una persona molto generosa, sente di avere tanto e quindi quello in più lo dà agli altri. Questo perché ha avuto tanto, è stata tanto amata dalla persona che è venuta a mancare.

Il film non è solo divertente, ma anche coinvolgente. C’è veramente tutto. I ruoli sono scritti molto bene. Perché è difficile vedere dei film scritti così bene e dei personaggi femminili così interessanti? 

Susan Sarandon: Il film ha ottenuto delle ottime critiche e in molti hanno detto che è un film vecchio stampo, che oggi è difficile da vedere o trovare. Sicuramente molti degli Studios non vogliono credere o immaginare che si può guadagnare anche con film di questo genere. The Meddler è stato girato in soli 23 giorni ed è costato 3 milioni di dollari, che negli Stati Uniti è veramente un budget bassissimo. Noi ci abbiamo tenuto a farlo e pian piano il film sta trovando un suo pubblico, anche perché non hanno voluto investire a livello di comunicazione e pubblicità. Queste decisioni purtroppo vengono prese a livello di Studios o produzione, da persone che si occupano più di finanza che di cinema, che hanno la mente e il cuore di banchieri. Non è un film in cui ci sono omicidi o inseguimenti. È una storia di persone. Mi chiedo: in Italia e in Europa fanno ancora film in cui nel centro ci sono storie di persone?

Esiste secondo lei un cinema “al femminile”?

Susan Sarandon: È sbagliato parlare di cinema “al femminile” o “al maschile”. Mi è capitato di vedere film anche molto violenti diretti da donne e alcuni molto sensibili, con temi a me molto cari, diretti da uomini. Secondo me continuare a ragionare così nel cinema, non ci porterà da nessuna parte. A me interessano le storie che raccontano di rapporti umani, di contatto tra le persone. Credo che la cosa più audace da fare sul grande schermo sia mettere al centro un personaggio con una storia. Dare definizioni ai film secondo me è sbagliato. Quello che vorremmo tutti vedere sono dei buoni film e per fare buoni film ci vuole una buona storia, e scritta bene.

The Meddler è stato scritto e diretto da una donna, il protagonista è femminile, ci sono tante attrici. In questo caso è diverso perché la regista sta raccontando la sua storia, della quale conosce ogni dettaglio e quindi è il suo punto di vista. Molto probabilmente questa storia raccontata da un altro regista, o uomo o donna, sarebbe stata diversa perché parliamo di qualcosa di molto specifico. Sono stati realizzati in passato tantissimi film che parlano di madri, di donne, diretti da grandissimi registi uomini. Soprattutto in Italia negli anni ’50 e ’60. Il mio è un commento al cinema italiano classico perché purtroppo non sono aggiornata sul cinema italiano contemporaneo, però mi è sempre sembrato che i registi uomini italiani non avessero paura a mostrare la loro venerazione nei confronti delle donne, di fare film in cui la donna veniva esaltata in tutte le sue qualità. Cosa che negli Usa non accade neanche oggi.

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