Sulla stessa onda: intervista a Massimiliano Camaiti, delle difficoltà e delle libertà del sick romance

La nostra intervista a 360 gradi con Massimiliano Camaiti, il regista di Sulla stessa onda, il nuovo originale Netflix tutto italiano che sta così tanto facendo parlare di sé. 

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Su Netflix il 25 marzo ha debuttato Sulla stessa onda, il delicato racconto di un primo amore vissuto tra le dolcezze delle ingenuità giovanili e le spinosità della vita, quelle che costringono a crescere in fretta. La pellicola ha raccolto e sta raccogliendo numeri importanti tra il pubblico e un buonissimo riscontro da parte della critica e non c’è da sorprendersi: tutti gli ingredienti sono dosati e al posto giusto, dal tema trattato alle interpretazioni del cast trasversale, passando per l’uso della splendida Palermo, scenario parlante della vicenda.

Quello che traspare da Sulla stessa onda è però soprattutto l’idea di un film dalle basi solide, ponderate e raccontate con grande consapevolezza, elemento che per un debutto non è cosa comune, ma senza dubbio auspicabile. Da qui siamo partiti nella nostra intervista con il regista Massimiliano Camaiti, che, insieme a Claudia Bottino, ha anche scritto la pellicola: Non nascondo che entrare nel mondo del sick romance movie mi spaventasse un po’. Ma quando ho cominciato a scrivere e ad immaginare le prime scelte registiche ho capito che, in realtà, all’interno di questo genere avevo degli spazi enormi. Anzi, contaminarlo con influenze lontane da questo tipo di film poteva diventare divertente, originale e, forse, anche funzionare. In fondo ‘C’è qualcosa di emozionalmente più forte dell’amore?’ è una tematica universale che ritroviamo anche in libri e film che con questo genere non hanno nulla a che fare. Ho provato a rendere Sulla stessa onda il più personale possibile. Non ci sono riferimenti precisi. Ho lavorato in tutte le fasi del film, vivendo la storia che lo stesso raccontava. I riferimenti sono emersi quasi involontariamente. Da alcuni film di Rohmer a Her di Spike Jonze a Lady Bird di Greta Gerwig, da L’arte della gioia di Goliarda Sapienza in letteratura alle foto di Luigi Ghirri a quelle Massimo Vitali.”

Sulla stessa onda: una grande prima volta

Massimliano Camaiti e Elvira Camarrone, cinematographe.it

Sulla stessa onda racconta anche la storia di un coraggioso debutto alla regia di un lungometraggio di un autore con alle spalle un’esperienza importante nel mondo del corto, un passaggio sempre molto delicato e che sfugge a qualsiasi regola professionale, ma anzi è uno dei momenti più personali del mestiere di regista. Ci può raccontare il suo?

Non è mai chiaro il motivo per cui un cortista riesca a passare dal corto al lungo prima di un altro. Non è la storia del film, la qualità dei corti e tanto meno le conoscenze. Bisogna trovare una sorta di allineamento astrale che ti permetta un giorno di diventare indispensabile per un determinato progetto. Impossibile quindi per me non ringraziare Olivia Musini di Cinemaundici e Sara Furio di Netflix che hanno reso possibile il mio esordio.”

Lei si è trovato a lavorare con altri due debuttanti (o semi) in un ruolo di primissimo piano in un set del genere, come Elvira Camarrone e Christian Roberto, i due giovanissimi protagonisti, chiamati ad una prova non indifferente per attori di così giovane età professionale e, di conseguenza, una sfida molto impegnativa anche lei, chiamato a dirigerli al meglio.

Era importante che i due attori avessero l’età dei protagonisti in modo che l’ingenuità e la purezza di un primo amore fossero realmente credibili. Una volta scelti, però, Elvira e Christian, si sono come inceppati e durante le prove in preparazione del film non riuscivano a lasciarsi andare. Pensavano troppo alle battute da dire, a non sbagliare. Ho capito quindi che dovevo lavorare sulla commozione. Sono stato aiutato da un evento fortunato che li ha magicamente sbloccati. Tre giorni prima dell’inizio delle riprese, durante le ennesime prove, dal bar accanto alla sala, passano un pezzo che li libera totalmente. Il brano li porta ad un livello di emozione che li cala immediatamente nella scena. Cominciano a recitare ancor prima che la canzone fosse finita. Il risultato è ottimo. Ho fatto ascoltare quel pezzo, Promise di Ben Howard, sul set prima delle scene emotive ed oggi è diventato il brano di punta della nostra colonna sonora.

Sulla stessa onda, cinematographe.it

Tra le tante sfide c’è stata anche quella della realizzazione delle scene relative alla vela, la passione che lega i due protagonisti. Il racconto della regia di queste sequenze di Sulla stessa onda è senza dubbio interessante.

Le onde e il vento che influenzano la traiettoria delle barche, ma anche la posizione del sole per l’ombra della macchina da presa rendono girare in acqua veramente complicato. Sono semplicemente elementi che non si possono controllare, quindi bisogna avere pazienza ed essere fortunati. La regata, fra le scene con le barche sicuramente la più impegnativa, ha richiesto due giorni di lavoro. Nel primo ci siamo concentrati sui totali. Abbiamo ripreso la regata cercando di rispettare la dinamica prevista dalla sceneggiatura. Successivamente, rivedendo le immagini, ho potuto perfezionare le azioni da far fare agli attori nei piani più stretti. Il direttore della fotografia, Michele Paradisi, con l’esperienza del capo macchinista Daniele Bonanni, è riuscito a creare un sistema per muoversi liberamente fra le derive. La macchina da presa è stata montata infatti su un crane (una sorta di lungo braccio) all’interno di un gommone di nove metri.

L’importanza di ogni singolo elemento

Sulla stessa onda, cinematographe.it

La riuscita di Sulla stessa onda passa dal lavoro sui dettagli, la contestualizzazione di ogni elemento e la ricerca dell’equilibrio tra gli ingredienti. Tre fattori che le hanno permesso di dosare tutte le componenti e quindi di rendere tutto presente, funzionale e motivo di arricchimento per l’impianto narrativo del film e per lo sviluppo dei personaggi.

Scegliendo tra questi ultimi le chiedo di Lorenzo, colui che forse cresce di più e che più di tutti permette a Sulla stessa onda di parlare allo spettatore co il torno prescelto della storia d’amore e del male di Sara.

“In Lorenzo ci doveva essere qualcosa di forte, unico, un’esperienza vissuta che permettesse al ragazzo di credere in una storia d’amore impossibile. Vivere appieno la relazione con Sara doveva rappresentare per il ragazzo il superamento del proprio evento traumatico. Con questa storia d’amore Lorenzo ricomincia a credere nella vita, nell’amore e diventa finalmente un uomo. Nei confronti di Sara c’è una dedizione pura, sconfinata. Con la montatrice Paola Freddi, lo chiamavamo ironicamente “il mulo”. Lorenzo non si arrende, nulla può fermare il suo amore. Senza descrivere cosa succede, possiamo dire che la scena finale racchiude tutto il suo percorso.”

Una scena finale che ha a che fare con la città, altro pezzo fondamentale del suo puzzle.

Considero Palermo un luogo senza tempo: i suoi palazzi mal ridotti, l’eterna spiaggia di Mondello con il suo Charleston, il Monte Pellegrino che incombe sulla città, il mare da sempre allo stesso posto e, ovviamente, la Palazzina Cinese. Grazie all’ambientazione, Sulla stessa onda assume una dimensione quasi fiabesca. L’aspetto décalé di tutto quello che troviamo in questa città aggiunge poi un sapore nostalgico, un po’ malinconico, che spero possa avvicinare al film anche un pubblico più adulto.

La tematica di Sulla stessa onda e il modo in cui tratta la distrofia muscolare

Sulla stessa onda, cinematographe.it

A discapito di tutto, le fortune di un film come Sulla stessa onda, passano però dal modo in cui decide di trattare la grande tematica della distrofia muscolare e della realtà legata alle malattie precoci in generale. Affrontare ciò in un primo film è l’ennesimo atto di coraggio che le deve essere riconosciuto. Molto direttamente, come ha fatto?

“Ho letto molto, ho parlato con dei medici, ho incontrato vari ragazzi affetti da distrofia muscolare. A Roma e a Palermo. Volevamo rispettare il dolore di chi soffre senza diventare pietistici. La chiave ce l’ha data un ragazzo. Eravamo a Palermo e avevo portato Elvira e Christian a conoscere un gruppo di giovani affetti da distrofia muscolare nel loro centro ricreativo: un garage proprio accanto alla Palazzina Cinese (casualità). Ci hanno accolto con entusiasmo e, chi poteva ancora parlare, ci ha raccontato le sue esperienze. E così, Giovanni, ha preso la parola per parlarci del giorno in cui aveva smesso di camminare. Il racconto era commuovente, il ragazzo non voleva arrendersi e per mezz’ora ha tentato di rialzarsi senza chiamare aiuto. Purtroppo ha dovuto cedere. Con Christian ed Elvira ci guardavamo con gli occhi gonfi cercando di trattenere le lacrime. Il ragazzo se n’è accorto e si è messo a ridere: per lui l’ultimo giorno in cui ha camminato è un ricordo felice! Tutti i giorni in cui riusciva ancora a camminare sono ricordi felici. Il punto di vista con cui raccontare la malattia era ormai chiaro: un angolo positivo di una lotta costante per andarsi a prendere la felicità a disposizione. In questi giorni stanno arrivando messaggi di persone affette dalla stessa malattia che si sentono incoraggiate dalla visione di Sulla stessa onda. Sono gli unici messaggi di chi ha visto il film che ci passiamo con Elvira e Christian.”

Un risultato di cui dovete andare sicuramente molto fieri, forse derivante dal messaggio che Sulla stessa onda vuole mandare, anche a persone che non combattono con un mostro del genere.

“Preferirei non racchiudere tutto il film all’interno di un messaggio. C’è sicuramente un tema trattato, come detto prima un interrogativo sulla forza dell’amore. C’è un’attitudine ben precisa della protagonista di fronte alla malattia e delle reazioni al suo problema da parte del mondo che la circonda. Mi piacerebbe che a partire da questi elementi il pubblico vivesse liberamente le sue emozioni e traesse le sue conclusioni. Anche il finale, in un certo senso, leggermente aperto è fatto per lasciare una libertà allo spettatore, uno spazio da fare tutto suo.”

Chiudiamo chiedendole dei suoi progetti per il futuro.

“Di progetti ce ne sono vari, uno in particolare mi sta a cuore. È su una figura femminile controversa che ha contribuito a cambiare la mentalità italiana di un determinato periodo storico. Un personaggio pop oltre ogni limite.”

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