Stefano Fresi: da I delitti del BarLume al potere del cinema, ci aiuta a essere meno mediocri

Abbiamo incontrato Stefano Fresi, che, nel ruolo di Beppe Battaglia, è uno dei protagonisti della fortunata e brillante serie I delitti del Barlume che esce con due nuovi episodi su Sky/Now il 17 e 24 gennaio.

Non tutti sanno che Stefano Fresi, uno degli attori più acclamati e pluripremiati dell’attuale scena italiana che, diretto dai più importanti registi, ha girato almeno trenta film di successo di critica e di pubblico, è anche un compositore e cantante (nonché doppiatore). Lo abbiamo intervistato in occasione dell’uscita su Sky dei nuovi episodi de I delitti del BarLume, in cui interpreta il ruolo di Beppe Battaglia,  uno dei protagonisti della fortunata e brillante serie.

Stefano Fresi si racconta da I delitti del BarLume ai nuovi progetti

Stando alla tua biografia ti sei avvicinato al teatro attraverso la musica: con tua sorella Emanuela e tuo cognato Toni Fornari avevi formato un trio comico-musicale.

“Si, sono pianista e cantante e nonostante il mio lavoro nel cinema e tv mi abbia ormai assorbito totalmente, non ho abbandonato la dimensione dello spettacolo musicale in teatro. Il mio prossimo spettacolo teatrale sarà appunto dedicato alla musica: si intitola CETRA UNA VOLTA ed esordirà a maggio e sarà un tributo allo storico gruppo musicale del Quartetto Cetra. Ho sempre avuto un amore folle per questo gruppo musicale che è stato fondamentale e famosissimo in Italia dagli anni 40 in poi: ho conosciuto personalmente anche i protagonisti del gruppo e con la nostra compagnia abbiamo vinto il Premio Cetra. Abbiamo voluto dunque raccontarne la storia in teatro per rendergli omaggio.”

Sei un attore molto versatile ma lavori moltissimo nella commedia come attore comico. Si dice che la comicità si basi fondamentalmente sul cosiddetto “ritmo”. Il fatto che tu abbia studiato musica pensi che ti abbia aiutato in questo senso?

“Senza dubbio. Secondo me tutti quelli che fanno questo mestiere, tutti gli attori, che siano attori brillanti o drammatici dovrebbero studiare musica. Se ci pensi bene, il ritmo che cos’è? Il ritmo è l’alternanza fra suono e silenzio: se tu prendi un libro ci sono scritte le parole ma non ci sono scritti i silenzi, mentre in uno spartito musicale ci sono le pause. Nella modulazione della frase recitata, le pause sono fondamentali e secondo me chi conosce la musica, chi rispetta il ritmo musicale, che poi diventa inconscio perché a furia di ascoltare lo impara interiorizzandolo, ha senza dubbio una marcia in più nella recitazione e maggiori potenzialità interpretative.”

Fai venire in mente Strehler, il più grande regista di teatro italiano del Novecento, che privilegiava gli attori cantanti perché diceva che la recitazione è musica e il regista è fondamentalmente un direttore d’orchestra.

“Come dicevamo prima la musica è la base nella recitazione. E ovviamente è fondamentale come contrappunto registico: pensiamo alle grandi collaborazioni fra Strehler e il compositore Fiorenzo Carpi, uno più grandi musicisti italiani che scrisse la colonna sonora del Pinocchio di Comencini o a quella magica fra Fellini e Nino Rota o a quella fra Hitchcock e Bernard Herrmann. Sono collaborazioni che hanno fatto storia e dimostrano il legame inscindibile fra suono e immagine.”

Stefano Fresi e l’evoluzione di Beppe

Tornando ai Delitti del Barlume, come si è evoluto, senza spoilerare troppo, il personaggio di Beppe Battaglia?

“Diciamo che tutte le vicende che ha vissuto finora si acuiscono all’estremo: la sua lotta con il Pasquali, l’assicuratore veneto interpretato da Corrado Guzzanti, il suo rapporto contraddittorio con il ritrovato fratellone Viviani e soprattutto il suo rapporto amoroso con la Tizzi. Insomma tutto sembra precipitare ma alla fine gli equilibri si ricompongono in una situazione di stallo.”

Le vicende del Barlume si svolgono a Pineta, in un immaginario paesino fra Livorno e Pisa: il contesto toscano, caratterizzato da una fortissima ironia, ha visto con te l’incursione di un romano che porta un umorismo diverso forse un po’ più cinico…

“Beppe Battaglia è un ottimo esempio di quella tipica romanità un po’ indolente e anche un po’ cinica ma nel BarLume non è rappresentata comunque solo la toscanità, se ci riflettiamo: Tassone è siciliano, Pasquali/Guzzanti è veneto e la Commissaria Fusco è settentrionale. Ogni personaggio insomma porta il suo bagaglio dialettale e conseguentemente umoristico.”

Il cast è comunque ottimamente amalgamato e c’è un tale affiatamento fra gli interpreti e una tale naturalezza e spontaneità da far pensare a guizzi continui di felice improvvisazione.

“In realtà l’improvvisazione sul set ha un margine assolutamente piccolissimo. Roan, il regista, dopo molti anni che lavora con noi, ha capito perfettamente i nostri personaggi e quindi le sceneggiature ce le scrive addosso a noi attori. Di conseguenza esiste un piccolo quid di improvvisazione ma le sceneggiature sono scritte talmente bene che non c’è bisogno di aggiungere battute estemporanee.”

Oltre ai Delitti del BarLume a quali progetti stai lavorando?

“Ho molti progetti in fieri. Al momento attuale sto girando per la televisione una fiction Rai in sei puntate e farò un film molto divertente con Luca Miniero. E sono molto felice del fatto che il film a cui ho partecipato Lasciarsi un giorno a Roma dopo il successo in streaming verrà ridistribuito nelle sale.”

In pratica è avvenuto il contrario: il processo inverso. A questo proposito, visto che la pandemia e lo streaming hanno creato un danno al cinema, secondo te in futuro il pubblico tornerà al cinema o sarà risucchiato dallo streaming?

“Personalmente adoro lo streaming ma credo che il fascino della sala sia insostituibile. E quindi, dopo la pandemia, la gente tornerà al cinema. L’impatto emotivo che la sala ha sullo spettatore è troppo più forte rispetto a una visione casalinga: sei circondato da sconosciuti, la tua attenzione è catalizzata dallo schermo, non ti puoi alzare di continuo per andare in bagno o guardare il cellulare, non c’è il gatto che ti distrae. La sala insomma è un rituale sacro e soprattutto consente un approccio meno mediocre al film perché con meno distrazioni sei costretto a concentrarti maggiormente ed essere meno superficiale e di conseguenza ti diverti di più.”

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