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Una vera sorpresa questa opera prima dall’anima dolente. Soledad apre uno squarcio di conoscenza rivelata dal cinema su un episodio di malagiustizia che segnò le vite di due attivisti anarchici negli anni novanta. Sole argentina, Edo torinese. Legati da una lotta politica d’ideali anarchici contro il potere precostituito. A prescindere dall’utopia, la regista Agustina Macri ha trattato la storia tratta dal romanzo Amore anarchia con molta umanità e delicatezza, pur rimanendo fedele alle cronache e alle contraddizioni dell’epoca. Con le esperienze sul set in Snowden e The Last Man, più una primissima regia documentaristica con #SodaCirque, la Macri è stata ospite alla Festa del Cinema di Roma, per Alice nella Città, presentando il suo film insieme al cast.

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Insieme con lei abbiamo incontrato anche Giulio Corso, che interpreta Baleno, nome di battaglia per Edo, protagonista insieme a Sole, Vera Spinetta, altra attrice rivelazione di questo Soledad. Dopo le comparizioni nel Commissario Montalbano e Rocco Chinnici, Corso acciuffa al cinema una parte dai risvolti vibranti. Il suo Baleno è un carattere energico e disperatamente rabbioso, legato a un destino amaro marchiato dalla A di anarchia, come il suo credo, e di amore, come quello per l’argentina Soledad. Con Macri e Corso abbiamo parlato del film, della lavorazione nei luoghi vicini a quelli originali e dei loro prossimi progetti.

La regista Agustina Macri  e l’attore Giulio Corso ci parlano di Soledad

Il vostro film parte dal romanzo Amore e anarchia. Cosa vi ha colpito di più di questa storia?

Agustina Macri: “Si, per me è stata la porta d’ingresso per fare il film. Dopo ho scoperto anche un altro libro molto utile, Le scarpe dei suicidi, e tanti altri materiali che ho utilizzato per Soledad. Quello che mi ha colpito di più è l’amore. Lottare per amore tramite un’idea, l’anarchia”.

Giulio Corso: “Ho letto il libro solo da qualche settimana perché la traduzione italiana è uscita a giugno. Racconta una storia già di per sé forte, è meticoloso, romantico. La storia di Sole e Baleno l’avevo appresa da Le scarpe dei suicidi, un libro completamente libero da pregiudizi che raccoglie fatti, carte private e corrispondenza tra loro due, più giornali dell’epoca. Poi insieme ad Agustina e Vera abbiamo ritrovato e reinventato l’anima del film restituendone la storia. Lì probabilmente abbiamo cominciato a capirla nel profondo”.

La protagonista Vera Spinetta è argentina, come Soledad e anche la regista. È una storia molto sentita nel suo paese? È conosciuta?

A.M. “Nel momento che è uscito il libro credo di si. Era nel 2003, cinque anni dopo i fatti di cronaca. In quel periodo stavo finendo la scuola. Tutto era successo in Italia e la famiglia di Sole non ha mai voluto parlare con la stampa argentina, quindi c’è pochissimo archivio. In Italia la storia era poco conosciuta, mentre a Torino ho trovato un’aria molto diversa”.

Morire per un’idea. Dagli anni ’90 dell’anarchia a oggi, 2018. Come si cambia il mondo?

A.M. “Voglio pensare che con l’arte si può trasformare, cambiare il mondo. Il cinema è un’arte potentissima, credo, perché ti offre la possibilità di raccontare una cosa, emozionare una persona e aprire le teste in un modo diverso”.

G.C. “L’arte anche per me è uno strumento utilissimo al cambiamento. Ancora di più quando racconta personaggi come questi, integralisti, non disposti a cambiare idea. Cambiare idea in genere è un bene, però è anche comodo. Invece Soledad e Edoardo Massari mi hanno messo di fronte alla possibilità di avere un’idea e di perseverarla. Il loro essere unici e così determinati è stato un modello che mi ispira. E nella coerenza, proprio per quella, per un giovane potrebbe essere educativo. Si parla di scelte estreme in questo film, anche di suicidio. Però il cinema è il luogo dove non bisogna fare educazione scolastica, ma si può anche accettare di diseducarsi al cinema. In questo caso parlando di cose più grandi”.

C’è un grande lavoro di ricostruzione sia scenica che emotiva. Come si è lavorato sulle interpretazioni e come sono stati messi in scena gli anni ’90?

A.M. “Per la scenografia Maurizio Kovacs??? Ci ha fatto un lavoro meraviglioso e mi ha dato tutta la sicurezza di cui avevo bisogno, come argentina, nel raccontare una storia tutta italiana. Dal punto di vista del costume, invece, Lavinia Bonsignore mi ha aiutato tantissimo a capire come raccontare. È poi stato molto utile anche il materiale d’archivio che ho trovato in Rai per gli ambienti e soprattutto le atmosfere”.

G.C. “Il film suona come una storia che non è della nostra epoca, ma possiede una sua universalità: una storia d’amore, il viaggio di una ragazza, la scoperta di un altro mondo, innamorarsi di un ideale, la lotta. Queste sono per me le caratteristiche principali di questo film. Come attore è stato molto bello starci dentro perché era così colorato questo mondo anarchico, l’asilo occupato di Via Alessandria, l’ex-manicomi di Collegno. Sono posti talmente ricchi di quella umanità che ci viveva e ci vive ancora dentro che è stata un’esperienza ben oltre il set”.

Com’è stato accolto il film dai gruppi No Tav e dai collettivi anarchici?

A.M. “Gli anarchici avevano contestato il film con dei volantini a Torino. Abbiamo parlato con loro ma non siamo riusciti a capirci. Pensavo, sentivo di aver fatto un film a loro favore, perciò non capivo questa posizione. Poi del movimento più grande dei No Tav non ho sentito ancora niente”.

Il prossimo film di Agustina sarà ambientato in Italia o in Argentina?

“Il mio prossimo film, ancora no so. Ne avrei uno in testa, ma penso che sarà il terzo, non il secondo. Per il momento vorrei lavorare in Italia e in Spagna facendo esperienza con le serie tv”.

Invece per Giulio Corso quali sono i nuovi progetti sul set?

“In questo momento sto lavorando a una serie televisiva che parla di emigrazione negli anni ’50, Il Paradiso delle signore. Nel momento in cui l’Italia vive il boom economico, il mio personaggio è un ragazzo siciliano che vive il nord come fosse un immigrato senegalese sbarcato oggi a Lampedusa. Poi mi preparo per uno spettacolo che andrà in scena da febbraio, Il principio di Archimede. Una storia molto forte, asciutta, necessaria, intorno a un sospettato di pedofilia”.

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