One Night in Miami 7

One Night in Miami di Regina King, arriva protandosi dietro un importante messaggio politico e sociale, assolutamente in linea con gli sconvolgimenti che gli Stati Uniti stanno attraversando, che poi sono purtroppo gli stessi di cui discussero in quel Motel in Florida, Malcolm X, Cassius Clay (solo poche ore dopo sarebbe diventato Muhammad Alì), Jim Brown e Sam Cooke.
Tratto dalla piece teatrale di Kemp Powers (presente all’incontro via Zoom in Sala Perla), il film della King ripercorre le prime ore successive alla vittoria del titolo di Campione del Mondo di Clay, e alle discussioni che esso portò in quella stanza, tra i quattro uomini tra i più importanti della comunità afroamericana di quel tempo.

Regina King e il cast parlano del film One Night in Miami a Venezia 77

One Night in Miami 5

“A quel tempo, se mi avessero chiesto chi erano i quattro uomini più grandi della comunità afroamericana” ha voluto chiarire Powers “avrei immediatamente fatto i loro nomi.
Ho scritto quest’opera proprio perché volevo parlare, di loro, del loro rapporto, di come fosse strutturata quell’amicizia, ero interessato agli uomini prima ancora che ai simboli in One Night in Miami”.
“Le loro conversazioni” gli fa eco Regina King, la regista “sono incredibilmente le stesse che facciamo oggi, impressionante come questo film sia uscito in un momento così esplosivo.
Abbiamo riflettuto a lungo in post-produzione se aspettare, posticipare l’uscita… ma quando è successo quello che è successo, con la morte di George Floyd e le rivolte, abbiamo capito che era doveroso farlo uscire lo stesso”.

Eli Goree, interprete di Cassius Clay confessa come la madre sia scoppiata in lacrime durante la visione della pellicola.
“Era molto potente per lei, come penso per tutti quelli della sua generazione. Clay per lei era la prima persona ad aver detto che nero era bello. Nessuno lo aveva mai fatto”.
Aldis Hodge (Jim Brown in One Night in Miami) ha rivendicato l’importanza del progetto in quanto motore di un risveglio delle coscienze. “Bisogna spingere per un cambiamento, quello che conta è che la gente debba imparare di nuovo ad unirsi, ad avere una sola voce. L’arte può avere il ruolo di risvegliare le coscienze”.

Leslie Odom Jr., fresco anche del successo di Hamilton, ha tuttavia rivendicato la dimensione innanzitutto artistica di One Night in Miami: “Non stavamo parlando o pensando di come il lavoro avrebbe influenzato la discussione, volevamo fare soprattutto un progetto artistico importante. Il pubblico è l’altra metà di questa conversazione, dobbiamo aspettare il loro giudizio, e capire cosa significherà nella loro vita”.

Regina King ha optato per una forte umanizzazione dei personaggi. “Sono uomini, prima di tutto uomini” ha precisato “e volevamo che questo fosse davanti ad ogni altra etichetta o definizione in One Night in Miami. Volevo che si capisse e sentisse la loro vulnerabilità, non fissarmi sui cliché”.
Le ha fatto eco Kinglsey Ben-Adir (Malcolm X nel film), per il quale “era importante far vedere quanto fossero sì dei leader, ma anche delle vittime della sitauzione di quegli anni. Regina è stata molto brava in questo”

Un film sulla libertà quindi. Ma quale libertà? Quella politica o economica?

A questa nostra domanda, la vera domanda alla base del film secondo Powers, lo scrittore e sceneggiatore ha voluto spiegare che “basilare è stata l’esperienza di questi uomini prima e dopo e durante il 1964, e per me era importante mostrare la differenza di punti di vista su questo dilemma in One Night in Miami”.
“Distruggere il sistema o lavorarci dentro? Ci sono diversi modi per raggiungere lo stesso scopo, anche oggi, con le proteste, ci sono tante persone che lavorano dietro le quinte per fare del bene.”
“Nel film in realtà” ha voluto spiegare Aldis Hodge “Cooke e Malcolm sono agli antipodi su questsa questione. E su cosa sia il potere, come usarlo, se usarlo o rivendicarlo. Alla fine in realtà, credo si capisca che entrambi hanno ragione”.

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