Normal People, Cinematographe.it

Normal People, adattamento in dodici episodi dell’omonimo romanzo di Sally Rooney, autrice irlandese classe ’91, sarà presto disponibile sulla piattaforma StarzPlay, dopo aver debuttato nei principali paesi anglofoni lo scorso aprile. Le vicissitudini dei due protagonisti, Connell e Marianne, vengono seguite nell’arco di alcuni anni, dalla fine del liceo nella loro piccola città natia, un microcosmo provinciale, ai primi frenetici anni di università a Dublino. 

Figlio della classe operaia lui, di provenienza altolocata lei, si amano ma sono costretti ad affrontare ostacoli esterni ed interni. Al liceo Marianne viene emarginata a causa del suo comportamento sarcastico e respingente e Connell, pur attratto e a lei avvinto da un’intensa chimica sessuale, non ha il coraggio di esporsi in sua difesa; quando entrambi si trasferiscono a Dublino per compiere gli studi universitari, il rapporto si ribalta: Connell si scopre fragile, Marianne raggiunge un’inedita popolarità. Eppure, entrambi sono chiamati a combattere con i loro fantasmi interiori.

Intervista a Paul Mescal e Daisy Edgar-Jones, i protagonisti della serie

Dei due attori scelti per interpretarli, l’irlandese Paul Mescal e l’inglese Daisy Edgar-Jones, il primo è praticamente esordiente (in passato ha recitato solo in opere teatrali e cortometraggi), mentre la seconda ha qualche esperienza in più, soprattutto televisiva. La complicità e l’intesa anche fisica che li uniscono sullo schermo sono state accolte come manifestazioni di un vero e proprio stato di grazia, raramente raggiunto prima in una performance attoriale televisiva. Li incontriamo entrambi, per parlare di questo e altro, a seguito di un roundtable con il regista dei primi sei episodi Lenny Abrahamson e due produttori esecutivi dello show, Emma Norton ed Ed Guiney. 

Normal People è una storia d’amore universale: i protagonisti sono due millennials, ma il sentimento che li unisce parla a tutte le età

Normal People, Cinematographe.it

La prima domanda è d’obbligo. Come e quando vi siete innamorati del romanzo di Sally Rooney? E soprattutto siete sorpresi del riscontro che avete avuto? Tutti parlano bene di voi, delle vostre prove attoriali.

Paul Mescal: “sono sincero, ho letto il romanzo per prepararmi all’audizione del libro, due anni fa. Naturalmente è stato subito amore.”

Daisy Edgar-Jones: “io lo conoscevo già. Quello che del libro mi ha colpito è che sembrava contenere qualcosa di vero, di autentico. Il successo che ci sta raggiungendo credo dipenda da fattori emotivi, ma anche pratici. Essere stati in grado di offrire uno show che parla dell’intimità che riescono a creare due persone in un’epoca in cui siamo privati dell’intimità ha reso il pubblico probabilmente più ricettivo.”

Tutte le storie d’amore possono sembrare simili, ma in Normal People c’è qualcosa che appare immediatamente originale, anche se forse non è un’originalità esteriore, ma solo relativa a come le cose vengono raccontate. Cos’è stato più difficile per voi nel mettervi a servizio dell’originalità della storia?

Paul Mescal: “la sfida per me è stata quella di essere in grado di comunicare un’interiorità, di restituire la pienezza di un mondo interiore molto stratificato. Il romanzo è essenzialmente fatto di ciò che sentono i personaggi. Io credo che molte scene siano complesse perché sono confessionali, in un certo senso. Occorre stabilire con la camera un rapporto di intimità. Per fare ciò è stata essenziale la guida della direttrice della fotografia, Suzie Lavelle. Poi, certo, ogni libro davvero buono pone uno standard, questo standard è difficile da raggiungere ed ecco la sfida.”

Daisy Edgar-Jones: “il segreto è stato lavorare duramente sullo script, cesellare i dettagli, le sfumature. Per fortuna il romanzo già conteneva quei dettagli, quelle sfumature. Sono stati utili, ci hanno guidato in un’impresa che sarebbe stata altrimenti difficile. Sally Rooney l’abbiamo conosciuta brevemente. Mi è sembrata molto simpatica, molto alla mano. Credo sia un genio del nostro tempo per il modo in cui racconta le relazioni e il mondo interiore dei suoi personaggi.”

C’è qualcosa di cui più siete orgogliosi?

Paul Mescal: “mi inorgoglisce il modo in cui gente ha risposto alle nostre performance. Le persone che hanno amato il libro hanno mostrato calore anche nei confronti dell’adattamento tv, non era scontato.”

Daisy Edgar-Jones: “sono sorpresa di come Normal People abbia raggiunto un pubblico molto ampio. È una storia di adolescenti che crescono e diventano giovani adulti, eppure è stata in grado di raggiungere tutti, non solo adolescenti, ma persone di età diverse e di diversi contesti sociali. Normal People è una storia d’amore ‘millennial’, ma è stata in grado di stagliarsi in un orizzonte più ampio, intergenerazionale. È insieme classica e moderna, parla un linguaggio universale.”

Marianne non si lascia definire dalla sua appartenenza al genere femminile; Connell ribalta il cliché dello sportivo estroverso e senz’anima

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Normal People racconta la femminilità e la mascolinità in modo senz’altro nuovo. Come i due personaggi si relazionano ai paradigmi di genere, secondo voi?

Daisy Edgar-Jones: Marianne non è concentrata sullo sguardo maschile, non se ne lascia plasmare, ha una personalità complessa, anche contraddittoria, ma di certo non si identifica in maniera passiva con il suo genere. È stato molto stimolante poter interpretare un personaggio che non è definito dal suo genere, ma dalla sua intelligenza.”

Paul Mescal: “Connell sovverte un tropo, un luogo comune. È uno sportivo, ma non è lo sportivo che siamo abituati a vedere nei film o nelle serie, ha un’interiorità e una sensibilità che lo spostano di molto più in là rispetto al cliché che apparentemente potrebbe incarnare. Io ero curioso di misurarmi esattamente con questo ribaltamento di modello, con questa rivoluzione rispetto a una tradizione rappresentativa consolidata.”

Normal People è anche una storia di corpi. La dimensione fisica del rapporto viene esplorata con grande cura. Forse Connell e Marianne comunicano meglio con i corpi che con le parole.

Daisy Edgar-Jones: “sì, una caratteristica della scrittura di Sally Rooney è che è molto vivida e dedica molta attenzione a quel che provano i corpi. Il modo speciale che Connell e Marianne hanno di comunicare si trasferisce nei loro corpi, forse funziona meglio a livello fisico di quanto non funzioni a livello verbale. Credo che Lenny [Abrahmson, il regista, N. d. R.] abbia cercato di evocare gli stessi sentimenti tra parti dialogate e incontri fisici, creare una continuità di sensazioni. I personaggi sono molto fortunati a stabilire quell’intimità. Noi attori ci siamo sempre sentiti al sicuro, a nostro agio. Certamente le scene d’amore sono state create con più cura. Abbiamo lavorato con un’intimacy coordinator[Ita O’Brien, N. d. R.] che ci ha molto aiutati e coinvolti nel processo.”

Paul Mescal: sì, io e Daisy siamo stati coinvolti nel processo realizzativo. Ci siamo sentiti sempre al sicuro e a nostro agio. Credo che una delle cose di cui sono più orgoglioso sia il fatto che nella serie non è mai mostrato sesso gratuito, non vi è mai alcun ammiccamento sexy. Il sesso serve alla storia, non ne è ornamento.”

Come vi siete mantenuti sintonizzati con i personaggi girando gli episodi in ordine non cronologico?

Paul Mescal: “Io e Daisy abbiamo lavorato insieme, da vicino, abbiamo lavorato molto sulla comprensione dei personaggi. Il fatto di aver lavorato appunto insieme, a stretto contatto, ci ha aiutato perché lo show è sull’evoluzione dei singoli personaggi, ma anche del loro rapporto.”

Daisy Edgar-Jones: “sì, è così. Credo che siamo stati fortunati a confrontarci di continuo, questo ha aiutato. La serie è su piccoli momenti che poi, magari, innescano nel tempo cambiamenti. Di certo il fatto che il libro approfondisca i dettagli e vada così a fondo nelle questioni ha aiutato a non perdere la temperatura emotiva dei personaggi.”

Paul Mescal e Daisy Edgar-Jones su Normal People: “Abbiamo sentito la responsabilità di raccontare la sofferenza mentale”

Normal People, Cinematographe.it

Connell e Marianne sono chiamati ad affrontare alcuni disturbi psichici, ad attraversare dolori profondi. Quali sono state le vostre emozioni nel raccontare aspetti così difficili, anche scomodi?

Paul Mescal: “Dal primo all’ultimo episodio Connell e Marianne combattono con le loro fragilità emotive, con quelli che sono certamente considerabili con disturbi mentali, la depressione, ad esempio. Abbiamo sentito al responsabilità di trattare questi temi nel modo giusto e più autentico. Sì, sicuramente il fatto di trattare argomenti così sensibili ci ha caricati di responsabilità, lo abbiamo voluto fare nel modo più giusto e rispettoso.”

I due personaggi provengono da due ambienti sociali diversi: lui è figlio di una ragazzamadre del ceto operaio, lei appartiene alla buona borghesia. Questo incide nello sviluppo dei personaggi, esercita un condizionamento?

Paul Mescal: “Sally Rooney porta nella letteratura il discorso di classe, il ‘conflitto’ tra classi sociali. L’appartenenza di classe è una cosa di cui non si parla, che resta al di sotto della superficie, loro ne discutono e senz’altro la loro provenienza sociale condiziona i loro comportamenti, ma la serie è sulla relazione che hai con chi ami e quando ami le differenze di classe si annullano.”

Chi sono le persone normali del titolo? Che cos’è la normalità per voi?

Daisy Edgar-Jones: in realtà la normalità non esiste, il punto che vuole sottolineare la serie è che è normale essere anormali. Il titolo è paradossalmente Persone normali ma né Connell né Marianne lo sono, sono anzi rappresentati nella loro unicità, nelle loro complicazioni. La mia Marianne cerca di essere ‘normale’, ma è piena di difetti, come tutti gli esseri umani. Quello che crede la allontani dalla normalità è ciò che la rende normale.”

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