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Sarà al cinema a partire dall’11 febbraio, distribuito in circa 50 copie (30 delle quali riguarderanno solo la Campania). Milionari, il nuovo film di Alessandro Piva ispirato alla figura del boss della camorra Paolo di Lauro e basato sul contenuto dell’omonimo libro scritto da Luigi Alberto Cannavale e Giacomo Gensini, è stato presentato ieri a Roma dal regista e dal cast. Ecco cosa ci hanno raccontato in occasione dell’anteprima stampa del film.

Milionari: le interviste al cast

Un film che è stato paragonato a Gomorra ma che sembra rievocare più le atmosfere de Il Camorrista di Giuseppe Tornatore. Alessandro Piva, cosa ne pensa in proposito?

Mi piace molto questo parallelo, perché Il Camorrista è un punto di riferimento per me e credo per chiunque abbia avuto l’ambizione di raccontare la città di Napoli. Rispetto alla serie Gomorra, in Milionari noi abbiamo preferito concentrare l’attenzione sull’approfondimento delle psicologie dei personaggi, più che sull’azione. Questo film narra prettamente del percorso di un collaboratore di giustizia, di un uomo che nel corso della propria vita ha scelto le cose sbagliate, ha pagato un prezzo altissimo, soprattutto in termini di solitudine,  e poi ha fatto delle scelte finali. Questo spero ci allontani da questa deriva di film proiettati  essenzialmente sull’azione e sulla spettacolarizzazione del fenomeno criminale.

Come avete vissuto l’esperienza di girare Milionari, anche dal punto di vista della storia di Napoli e dalla contingenza del momento storico in cui il film esce nelle sale?

Salvatore Striano: Ci conoscevamo un po’ quasi tutti, questo ci ha facilitato nel trovare l’empatia necessaria alla resa delle scene. La location, poi, ha contribuito molto nel trasmettere l’adrenalina necessaria, si sentiva che quel quartiere era ad alto tasso di criminalità, quindi eravamo completamente dentro alla storia.

Gianfranco Gallo: La mia prova è stata soprattutto affrontare la trasformazione fisica, ho girato molte scene con Francesco e grazie alle numerose prove predisposte da Alessandro Piva, sono stato agevolato nell’immedesimazione. Il meticoloso lavoro preliminare, poi, credo abbia fatto sì che tutti, napoletani e non, riuscissimo a stare perfettamente in parte e a non far notare le differenze.

Carmine Recano: Milionari è un film che decostruisce la figura del criminale anche grazie alla chiave neorealistica di Piva, che restituisce il personaggio per quello che è: brutto, sporco e cattivo, senza però rinunciare al racconto. Il rapporto tra i due fratelli, ad esempio, è narrato per mettere in luce più un profondo rapporto umano che una relazione tra criminali.

Milionari presenta una storia anche molto borghese, che parte dalla ricerca di un percorso di vita che sfocia poi nella criminalità. Come siete riusciti a raccontare questa dimensione domestica della camorra?

Valentina LodoviniQuesto film mi ha affascinato molto innanzitutto perchè racconta un paese, una realtà che fa parte delle nostra storia. L’ascesa e la discesa di questo clan è un po’ lo specchio di molti altri eventi che riguardano l’Italia, una storia tristemente attuale. Del personaggio di Rosaria a me interessava soprattutto l’amoralità, è una donna che rappresenta dei codici propri della criminalità organizzata, il silenzio, l’omertà. Rosaria va addirittura oltre l’omertà perché non solo non denuncia, ma fa finta di non vedere e questo lo trovavo un aspetto molto interessante da denunciare attraverso il cinema.
Francesco SciannaLa cosa che mi ha attratto subito del film è che già in scrittura si capiva che era molto fuori dal cliché del camorrista come ero abituato a vederlo raccontato. Mi ha attratto la complessità del personaggio, un uomo che vive di grandi contraddizioni interne. Mi interessava molto, poi, il linguaggio di Alessandro Piva, sapevo che avrebbe offerto una chiave di lettura originale rispetto agli altri lavori sull’argomento. La difficoltà per me era riuscire ad essere così credibile e forte in un gruppo di attori  forti e parlando di una realtà dura come quella di Napoli. Il mio personaggio, in particolare, aveva la difficoltà di dover rimanere forte pur oscillando fra negatività e positività, essendo buono e cattivo allo stesso tempo. Spero che questa complessità arrivi al pubblico.

Salvatore, che cosa significa pagare con il carcere rispetto a pentirsi?

Il primo è onesto ed il secondo è disonesto. Chi paga col carcere si permette col tempo e con l’espiazione della pena di redimersi e di capire veramente quali sono stati i propri errori e come ripararli. Vista la legge in vigore, il collaboratore di giustizia finisce spesso per essere uno che trova una scorciatoia, io non userei i criminali per sconfiggere il crimine, scontadogli la pena senza che queste persone si siano pentite realmente. Di Napoli si è tornato a parlare in questi giorni, io la paragonerei oggi ad una ferita che si sta sanando ma che se grattata lascia uscire ancora un po’ di sangue: se oggi i protagonisti della camorra sono ragazzi di 18-20 anni significa che la ferita si sta sanando, non abbiamo più i grandi e potenti clan che avevano miliardi di euro.

Alessandro, Milionari vanta interpretazioni di altissimo livello, hai davvero tirato fuori il meglio da questi grandi attori. Come ti è venuto in mente di lavorare a Napoli e come hai lavorato con il cast?

Io sono nato in Campania, a Salerno, quindi conosco un po’ il funzionamento delle famiglie del luogo e con questo film ho potuto liberare qualcosa delle mie radici. Dall’altro canto è stata l’occasione per tornare a lavorare su una storia reale, radicata al territorio. Milionari è stato un film su commissione, basato su un copione prestabilito su cui poi ho lavorato apportando le mie modifiche. Per me lavorare in una citta come Napoli con un cast come questo è stata letteralmente una medaglia sul petto.

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Il cast del film

Valentina, tu sei toscana e Alessandro Piva ti ha elogiata per la tua spontanea “napoletaneità”. Come  ti sei ritrovata ad interpretare così spesso donne campane?

In realtà è stato casuale, io scelgo le sceneggiature in base al fatto di trovarle belle o brutte; poi mi interessano i caratteri dei personaggi, il resto viene da sé. Il debutto come napoletana lo devo a Marco Risi per Fort Apache, e questo mi ha dato fiducia per i film che sono seguiti come Benvenuti al Sud, ecc. Io ho studiato i dialetti a teatro e ho notato che partire dal carattere del personaggio rende le cose molto più semplici, la musicalità di un dialetto fortifica un carattere.

Francesco, purtroppo non ti è stato possibile incontrare il personaggio reale a cui il film si ispira; come ti sei preparato per interpretare il tuo ruolo?

Il libro e la sceneggiatura sono stati la base, poi ho trovato dei documenti video in cui apparivano figure simili dalle quali ho potuto rubare alcuni sguardi e gestualità; Fortunato Cerlino, il coach di Valentina, mi ha dato vari spunti utili per quanto riguarda il dialetto, ho cercato poi di aggiungere elementi fisici ad uno studio di immaginazione, pensando a come questo uomo potesse vivere le sue contraddizioni interne.

 

 

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