Margherita Buy Cinematographe.it

Non avrebbe bisogno di presentazioni, visto che carte alla mano è la più premiata tra le attrici italiane con 7 David di Donatello, 7 Nastri d’Argento, 5 Globi d’Oro, 13 Ciak d’Oro e tanti altri riconoscimenti raccolti dentro e fuori le mura amiche. Frutto della collaborazione con innumerevoli registi tra cui Luchetti, Rubini, Piccioni, Verdone, Salvatores, Özpetek, Monicelli, Soldini, Tornatore, Virzì e Moretti. Lei è Margherita Buy, un nome e una certezza per gli amanti della Settima Arte e non solo, ma anche per tutti coloro che come addetti ai lavori hanno potuto contare sulle sue performance davanti la macchina da presa da trent’anni a questa parte. Era il 1986 quando esordiva sul grande schermo con con La seconda notte di Nino Bizzarri, che le regalò il primo Globo d’oro.

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Ma quale opportunità migliore se non una masterclass per ripercorrere gli highlights principali della sua pluridecennale carriera. E se l’occasione fa l’uomo ladro, noi l’abbiamo colta al balzo, partecipando a quella tenuta durante l’ultima serata del 24° Milano Film Festival nella cornice della sala 6 del The Space Cinema Odeon. Lì l’attrice romana, impegnata anche nelle vesti di membro della giuria del Concorso Internazionale Lungometraggi, ha incontrato il pubblico della kermesse meneghina e dialogato con la giornalista di “D la Repubblica”, Amalia Zordan, che ha aperto l’incontro interrogandola sul suo rapporto con la mondanità e l’esposizione mediatica:

Margherita Buy: “l’emozione degli esordi è rimasta invariata

Adesso ovviamente il rapporto è notevolmente cambiato e non lo vivo più in maniera invasiva e traumatica. Sono molto più preparata e l’affronto con una certa scioltezza. L’emozione però non è mutata nel tempo, quella è rimasta invariata e sempre molto intensa.

Recitare dicono sia un atto di coraggio, ma lei che rapporto ha con la sua immagine sullo schermo e soprattutto le capita di riguardare i lavori ai quali ha preso parte? La risposta non ha lasciato spazio a nessuna esitazione:

Prima era sicuramente molto faticoso perché trovavo moltissimi difetti nel mio modo di recitare. Ora con l’età che avanza faccio più attenzione ad altre cose e la consapevolezza di se stessi, che penso sia la cosa più difficile da raggiungere per chi fa il mio mestiere, ora è sicuramente maggiore.

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Margherita Buy sulla preparazione del personaggio

A riguardo del mestiere, la Zordan ha poi provato a disegnare con Margherita Buy il suo identikit di attrice, partendo dall’approccio ai personaggi e dal tipo di preparazione:

Alla base c’è sicuramente uno studio approfondito che in qualche modo è diventato automatico. È come se tu cercassi di capire che tipo di persona è e per farlo cerchi dei riferimenti, delle peculiarità e provi a entrare nel suo mondo. Cerchi in lei delle cose che appartengono anche a te e che vi possono avvicinare. Se non c’è nulla in comune, che poi è la cosa più interessante, allora cerchi di costruirla da zero. Quindi è come se la disegnassi per capire come parla, cosa fa e come reagirebbe davanti a certe situazioni.

Ma come in ogni masterclass che si rispetti non ci si può non rituffare nel passato, ed ecco che le lancette dell’orologio iniziano a riavvolgere la timeline sino agli anni della formazione:

Sono entrata all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma e quindi avrei dovuto fare il teatro, ma più proseguivo gli studi e più il lavoro sul palcoscenico iniziava a piacermi meno. Non mi piaceva l’idea di stare fuori lunghi periodi, perché per indole sono una persona molto legata alla mia casa e alla miei affetti. Non ero e non sono una da mesi e mesi di tournée. Non me la sentivo di andare via così tanto tempo, per cui ho iniziato a fare dei provini e dal quel momento le cose fortunatamente hanno iniziato a prendere una piega positiva, dandomi una certa continuità al cinema.

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Effettivamente se scorriamo nel CV della Buy, di teatro ce n’è davvero poco, con rare incursioni sul palcoscenico. Ultima in ordine di tempo quella in Nel nome del padre per la regia di Patrick Rossi Gastaldi. Al contrario tantissimo cinema che l’ha vista protagonista di tantissimi personaggi, alcuni dei quali controcorrente rispetto all’epoca di appartenenza, tra cui quello di Gloria in La settimana della Sfinge. E a proposito della pellicola di firmata da Daniele Luchetti nel 1990, la Zordan ha sottolineato giustamente come quel personaggio così fragile e delicato interrompesse di fatto il cliché dell’attrice italiana implicitamente o esplicitamente seducente:

Margherita Buy: “Ho sempre rifiutato lo stereotipo della donna carina spalla dell’uomo

Consapevolmente o inconsapevolmente rifiutavo quello stereotipo della donna che faceva da spalla all’uomo, rilegata a presenza carina, che all’epoca era già molto diffuso. Devo che dire che in questo sono stata aiutata tantissimo dai ruoli che mi sono stati affidati e quello nel film di Luchetti, in tal senso, era assolutamente fuori da ogni schema per profilo caratteriale e anche per il modo in cui vestiva. Un personaggio, quello di Gloria, che per certi versi e con le giuste distanze poteva ricordare quelli interpretati da Giulietta Masina. Non so quanti lo abbiano visto, personalmente lo ritengo un bellissimo film. E poi da lì ho comunque cercato di stare sempre lontana da certi ruoli preconfezionati e stereotipati.

E in questo lungo percorso non potevano mancare quei film che hanno lasciato delle tracce indelebili, capaci di andare oltre la singola performance attoriale e a domanda, puntuale la scelta è ricaduta su due titoli:

Sicuramente Mia madre di Nanni Moretti mi ha lasciato davvero tanto e io ho dato tanto a quel ruolo. Mi ha fatto vivere in qualche modo qualcosa che per fortuna non ho ancora vissuto, ma che mi ha segnato moltissimo, fatto crescere ulteriormente e capire cosa succede dentro una persona quando perde un genitore. È stato un viaggio emotivo e fisico molto impegnativo dal punto di vista del ruolo in sé. A maggior ragione se stai raccontando di un’esperienza che ha vissuto il regista sulla propria pelle e averlo lì come testimone diretto aumenta la responsabilità nei confronti del film, della storia e dei personaggi. Poi c’è una pellicola di Francesca Comencini dal titolo Lo spazio bianco alla quale sono molto legata. È a mio avviso un film bellissimo che mi ha arricchito tantissimo, perché parla di un problema reale. Amo quei film intimisti e universali che ti avvicinano alla gente che magari quel dato problema lo ha o lo sta affrontando. Mi fa piacere partecipare a opere che parlano di storie vere, di dolori o anche di cose belle ma comunque vere.

Mia Madre: il trailer del nuovo film di Nanni Moretti

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Dal passato si è poi ritornati al presente, che vedono l’attrice capitolina attualmente in onda sul piccolo schermo con la prima stagione della serie Amazon, Made in Italy, nei panni di Rita Pasini, l’arcigna redattrice di punta di un magazine di moda. La Zordan ha approfittato per farle una domanda in merito:

Margherita Buy sulla prima stagione di Made in Italy

È una serie alla quale tengo molto, che ti riporta indietro nel tempo sino agli anni Settanta alla scoperta del mondo della moda, quando nella città meneghina nascevano le grandi firme, da Armani ad Albini, da Ferré a Krizia. Poi è anche una serie assai interessante, filologica nel senso buono del termine e divulgativa, perché ti insegna cose e ti consegna dettagli inediti o poco conosciuti. E in più sullo sfondo ci sono le problematiche varie della fine di quel decennio, a cominciare dagli anni di Piombo. Quindi si assiste a questo contrasto tra una città che si sta facendo conoscere oltre confine per le sue creazioni nel campo della moda e una città che invece sta vivendo un periodo difficile e pieno di violenza. Per questi motivi spero di potere girare una seconda stagione, perché potrebbe essere ambientata negli anni Ottanta, quelli del boom e della ricchezza, e anche per tornare a vestire i panni di un personaggio, quello di una giornalista che si è battuta con tutta se stessa per valorizzare il made in Italy, al quale mi sono molto affezionata.

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E per chiudere in bellezza non poteva mancare all’appello qualche consiglio da consegnare alle nuove generazioni che vogliono intraprendere questo mestiere:

“È sempre difficile dare dei consigli in merito. Intanto è già importante avere una passione per la recitazione e poterla coltivare, a maggior ragione in un periodo storico in cui ai ragazzi le passioni vengono sempre più meno e non solo per colpa loro. Dunque se hai una passione sei già fortunato. In generale le modalità per arrivare a fare questo lavoro ora sono molto diverse rispetto a quelle con le quali mi sono confrontata io agli esordi. Ma studiare e fare un accademia resta comunque un passo in avanti, perché quando vieni preso in una scuola vuol dire che è già stato riconosciuto un talento. Questo ti fa già sentire parte di qualcosa e non un corpo estraneo che si muove tra un provino e l’altro in certa di occasioni. E poi importante è non svendersi mai.”

Margherita Buy prossimamente sugli schermi con Tre piani di Moretti

Per vederla nuovamente in azione dovremo attendere l’uscita della nuova pellicola di Nanni Moretti dal titolo Tre piani, adattamento del romanzo omonimo di Eshkol Nevo, che quasi sicuramente farà come di consueto il suo debutto in quel di Cannes, nel maggio del 2020. Nel frattempo potrete ingannare l’attesa ascoltandola nel programma radiofonico di Radiodue Non è un paese per giovani in compagnia di Giovanni Veronesi e Massimo Cervelli, dove dalla stagione 2017-2018 è ospite fissa per un giorno alla settimana.

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