Si è svolta presso il prestigioso Hotel Excelsior Westin di Via Veneto l’incontro stampa con Jonathan Dayton e Valerie Faris, registi de La Battaglia dei Sessi, il loro ultimo film che ha già riscosso un successo universale presso la critica e che uscirà in Italia il 19 ottobre (qui potete leggere la nostra recensione).

L’incontro è stato l’occasione per conoscere da vicino due tra i cineasti più originali, autentici, spiazzanti e innovativi, capaci di diventare centrali nel panorama internazionale con appena due film: Little Miss Sunshine e Ruby Sparks.

Ora è il momento di La Battaglia dei Sessi, film fiume dedicato al leggendario match di tennis del 1973 tra Billie Jean King e Bobby Riggs, interpretati da Emma Stone e Steve Carell, e che segnò una tappa fondamentale nella lotta delle donne verso la parità dei diritti.
Girato totalmente in 35 mm (e non in digitale) e senza alcun utilizzo di CGI, La Battaglia dei Sessi ha portato la Faris e Dayton a costruire un racconto ironico, genuino, mai banale e studiato in ogni minimo dettaglio, tanto che i protagonisti si sono dovuti cimentare per ben 90 giorni in allenamenti estenuanti di tennis, sotto la guida di un consulente che li orientasse al particolare stile degli anni ’70.

“L’obiettivo” – ha voluto precisare la Faris – “era quello di raggiungere un pubblico ampio, variegato, e quindi abbiamo creato un film che fosse quanto più possibile bilanciato tra la componente sportiva e quella intima, tra quella politica e quella narrativa”.

Inevitabilmente l’incontro è scivolato sulla situazione femminile (visti i recenti fatti di cronaca hollywoodiana) in questo terzo millennio; Dayton ha rivendicato la volontà di aver voluto mostrare due avversari che “non si sono mai considerati nemici, entrambi quindi distanti dal mondo polarizzato di oggi, dove tutti puntano il dito verso il diverso e gli urlano dietro. Abbiamo voluto seguire la lezione di Billie Jean: rispetta il tuo avversario e non sottovalutarlo“.

Il personaggio di Riggs in La Battaglia dei Sessi, del resto, è stato descritto dai due come tutto tranne che un vero cattivo.

la battaglia dei sessi

“Era un uomo buono, originale, spassoso e a conti fatti molto triste in realtà” – ha ricordato Valerie Faris – “che bramava per stare al centro dell’attenzione, ed imitava Alì nell’abilità comunicativa. Ma recitò per tutto il tempo la parte, non era un vero maschilista, tant’è che dopo il match lui e la King divennero amici”.

L’obiettivo finale del film è sempre stato per entrambi risvegliare le questioni inerenti la libertà delle donne, la diversità, la libertà personale, e anche l’omosessualità oggi più che mai importante nonostante sempre più star facciano coming out.

“Volevamo far vedere” – hanno detto entrambi – “cosa volesse dire essere apertamente gay nel 1973, mostrare i progressi che sono stati fatti, incoraggiare chi ancora oggi ha problemi a farsi avanti…”.

Sul perché ancora oggi nello sport molti abbiano difficoltà a farlo, Dayton ha ha voluto ricordare come “questo appartiene ancora sopratutto al mondo maschile, dove l’idea di omosessualità sembra suggerire una minor potenza”.