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Pochi momenti nella storia dello sport e delle donne sono stati più importanti de La Battaglia dei Sessi. Molto prima della farsa tra Floyd Mayweather e Conor McGregor, e a soli tre anni di distanza di quella tra Muhammad Alì ed Inoku, il mondo assistette a una serie di incontri di tennis più unici che rari.

In particolare a passare alla storia fu quello tenutosi il 20 settembre 1973, tra la stella del tennis femminile e campionessa del mondo Billie Jean King e l’ex campione cinquantenne Bobby Riggs. Combattuta di fronte a ben trentamila spettatori a Houston, La Battaglia dei Sessi fu vista da ben 90 milioni di telespettatori in tutto il mondo e rappresentò un momento cardine per i diritti delle donne nello sport.
Sulla base di quell’incredibile e pittoresco evento, Johnathan Dayton e Valerie Faris (già registi degli acclamati Little Miss Sunshine e Ruby Sparks) hanno creato un film che è allo stesso tempo omaggio alla rivoluzione sessuale e femminista degli anni ’70 ed elogio allo sport come momento di confronto, incontro e di leggerezza nei confronti della vita.

La Battaglia dei Sessi: quando il tennis cambiò il mondo

Chiariamoci subito: La Battaglia dei Sessi ha lo straordinario merito di non concentrarsi sul tennis (sullo sport) e di farne il cardine del film, ma piuttosto di parlarci dei protagonisti, delle loro motivazioni, di come il mondo degli anni ’70 fosse una perenne lotta tra passato e futuro, tra diritti e conservatorismo, tra uomini e donne. E lo fa maledettamente bene. Lo fa sopratutto grazie alla straordinaria prova dei due attori protagonisti: Emma Stone e Steve Carell.

Emma Stone nel film La Battaglia dei Sessi dà vita a una delle interpretazioni migliori degli ultimi tempi
La Battaglia dei Sessi film

Alla loro bravura e ai loro stili diametralmente opposti è stato affidato il peso della sofisticata e mai banale sceneggiatura di Simon Beaufoy, che per la verità non ha dovuto poi romanzare più di tanto le storie di due tra i tennisti più originali e atipici di sempre.

La Stone fa della sua Billie Jean King uno dei personaggi femminili più interessanti, forti ed intelligenti visti al cinema negli ultimi anni, in grado di rivaleggiare persino con la Michéle Leblanc di Isabelle Huppert vista recentemente in Elle di Paul Verhoeven.
Indomita (ma senza risultare irreale), mutevole, combattuta, umanissima e fragile, la Jean King di Emma Stone porta con sé il ritratto di quegli anni ’70 in cui le donne cominciarono a rivendicare in modo sempre più fermo il diritto a essere trattate alla pari dei maschi.
Maschi che vengono descritti per come erano e (purtroppo stando ai recenti scandali hollywoodiani) ancora oggi sono: egocentrici, narcisi, malati di protagonismo, misogini e capaci di concepire le donne solo come strumento di piacere o rifugio da cui tornare solo quando serve.

La Battaglia dei Sessi film

Questo spirito, questa visione, vive nelle parole, negli occhi e nella verve di uno Steve Carell semplicemente sensazionale, sicuramente (non ce ne vogliano le lettrici) il migliore tra i due, perfetto alter ego maschile e menefreghista di una controparte femminile e idealista.
Goffo, scommettitore incallito, narciso, irresponsabile e opportunista, il suo Bobby Riggs si muove come una sorta di giullare di sé stesso, che maschera la propria disperata tristezza con una ricerca di attenzione mai doma, incapace di arrendersi all’età, alla pancia o al ridicolo.

La Battaglia dei Sessi vive della pirandelliana maschera che entrambi i protagonisti indossano di fronte al mondo e agli altri, togliendosela solo in pochi rarissimi momenti, quasi sempre quando scendono con una racchetta in mano. Lì, in quell’istante, sono liberi, e si rivelano in fondo uguali. Entrambi incostanti nei rapporti umani, soli sia per scelta che perché incapaci di legarsi veramente a qualcuno, trovano equilibrio e sfogo solo sul campo da gioco, al quale anno sacrificato ogni cosa, quasi fosse un Dio Pagano.

La Battaglia dei Sessi: uno dei film più divertenti, sinceri e genuini del 2017

La Battaglia dei Sessi film

Ottimo nel ritmo e nel saper evitare i toni troppi trionfalistici o barocchi, il film di Dayton e Faris funziona anche grazie ad un cast di contorno assolutamente perfetto.
Andrea Riseborough fa della sua Marylin il personaggio più misterioso ed interessante del film, quasi irreale nel suo condensare in sé i vizi e le virtù di quel movimento femminista, e sopratutto di quegli anni ’70 potenti ma sovente contraddittori.
Natalie Morales, Sarah Silverman, Bill Pullman, Elisabeth Shue ed Alan Cumming si muovono in modo perfetto e leggero; un discorso a parte lo merita il sempre sotto le righe ma mai sotto tono Austin Stowell, che fa del suo Larry King (il marito di Billie Jean King) uno dei pochi uomini apprezzabili di questo film. Spirito gentile e paziente, altruista e tollerante, funge da perfetto contraltare alle simpatiche ma canagliesche macchiette machiste che circondano le donne in questo film.

Valorizzato dalla splendida fotografia di Linus Sandgren, dai bellissimi costumi di Mary Zophres (due volte candidata agli Oscar) e da un ottimo montaggio di Pamela Martin (nomination anche per lei con The Fighter), La Battaglia dei Sessi si candida ad essere uno dei film più divertenti, sinceri e genuini di questo 2017.

Di certo uno dei più utili e istruttivi, in tempi come questi, dove riscopriamo quanto per le donne sia ancora (nel 2017!!!) difficile avere quel rispetto e quella dignità da una controparte maschile ossessionata dal controllo e da una visione dei rapporti umani famelica ed oscena.

La Battaglia dei Sessi è in uscita al cinema dal 19 ottobre distribuito da 20th Century Fox.