A sei anni dall’esordio cinematografico, il regista italiano Massimo Natale torna nelle sale con Il traduttore, una nuova opera oscura, bacino di drammi d’amore e turbe esistenziali per il giovane, schivo e tormentato Andrei, interpretato dal Kamil Kula. Nel cast anche Claudia Gerini e Anna Safroncik, che abbiamo avuto modo di intervistare insieme al regista.

Massimo, sei al tuo secondo film, come è nata la voglia di girare Il traduttore?

È nata nella maniera più tradizionale possibile. Quattro o cinque anni fa ho letto il copione e me ne sono innamorato, adoro le storie complicate. Mi aveva molto incuriosito la storia e come può reagire un ragazzo quando si trova al centro di quattro donne. L’incontro di caratteri così diversi poi mi ha colpito, era un incastro veramente affascinante.

Claudia, qual è la lettura che attribuisci al film? Come mai il protagonista cambia la traduzione?

Sicuramente non credo sia per opportunismo. È un’emozione che lo porta a mentire. Un istinto primordiale, il click che scatta quando qualcuno racconta una storia. Non c’era un ragionamento maligno dietro.

E per quanto riguarda la tua protagonista?

È una donna che rimane incastrata in un capitolo della sua vita e deve affrontare non solo un lutto, ma un’interruzione. Suo marito muore quando c’erano ancora cose che non erano state chiarite tra di loro. È rimasta con un rapporto indefinito. Ed alla fine è il destino che le va incontro per farle girare pagina e farla crescere. È una donna colta, borghese, ama viaggiare, forse un po’ fredda, riservata, ma ha voglia di rinascere. Della sceneggiatura mi interessavano poi i due temi paralleli, il trapasso e la risoluzione del mistero.

Claudia Gerini: “Si forse il mio personaggio è un po’ freddo, ma il destino le permette di crescere e voltare pagina.”

Anna, il tuo personaggio è veramente cattivo, come mai?

Sì è vero, è cattivo, ma perché con Massimo volevamo rappresentare il marcio, un mondo completamente corrotto e senza pietà. Per questo il mio personaggio è stato così caricato, non doveva esserci assolutamente una visione buona. Spero di essere stata realistica nel ruolo.

Massimo, come mai il personaggio di Andrei è così spento ed oscuro?

Perché la situazione chiaramente lo mette a disagio. Non gli piace fare il pizzaiolo la sera nè fare da interprete. È stretto nel suo mondo, infatti lo vediamo sorridere solo nella galleria d’arte, quando, per una volta, rappresenta ciò che vorrebbe realmente essere.

Visto che si parla del diario nel film, che rapporto hai con questo oggetto Claudia?

A me piace tanto scrivere con carta e penna! Sono ancora una delle ultime persone penso che usa un’agendona. La porto sempre dietro e mi piace molto.

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