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Nato dalla magistrale penna di Andrea Camilleri, interpretato da un ventennio da un bravissimo Luca Zingaretti, Il commissario Montalbano è senza ombra di dubbio uno dei personaggi più amati della nostra letteratura e della Tv, per la quale è diventato un vero e proprio archetipo della rete ammiraglia di Mamma Rai. Le sue storie sono dal 1999, quando andò in onda il primo dei trentasei episodi sin qui realizzati, le più seguite, macinando record su record in termini di ascolti (oltre un miliardo e duecentomila spettatori) e raccogliendo sempre riscontri positivi da parte della critica e degli addetti ai lavori. Di conseguenza, in moltissimi si sono chiesti e continuano a chiedersi quale sia il segreto del suo successo. In realtà non ce n’è uno solo, ma innumerevoli e a metterli insieme ci hanno provato gli invitati alla conferenza stampa di presentazione dei nuovi episodi della collection evento, svoltasi nella Sala Arazzi della sede capitolina di Viale Mazzini 14 e in diretta streaming con quella meneghina di Corso Sempione 27. Ma chi meglio del principale artefice di tale successo, ossia il compianto scrittore, sceneggiatore, regista e drammaturgo siciliano, può trovare le parole giuste per farlo, racchiuse in una preziosa intervista di repertorio realizzata da Vincenzo Mollica e proiettata in apertura di conferenza:

Andrea Camilleri e i segreti del successo di Moltalbano: “è un personaggio che rappresenta l’italiano medio, con qualche virtù e altrettanti difetti. Per questo gli spettatori si immedesimano tanto in lui

La cosa stupisce me per primo, però a ragionarci sopra una spiegazione esiste: Montalbano rappresenta l’italiano medio, con qualche virtù e altrettanti difetti, ma sostanzialmente si muove bene nella vita. Forse buona parte degli italiani si riconoscono in lui. Se così fosse, almeno io ne sarei molto orgoglioso. Di lui amo una certa lealtà di fondo e proprio questa lealtà nei rapporti con gli altri fa in modo che riesca a primeggiare su qualsiasi altra cosa: da quelli con i superiori a quelli con gli stessi indagati. Lui è difficile che utilizzi metodi sleali nella conduzione di un’indagine o in quella della sua vita. Questo mi sembra sia il dato caratteristico più importante.

E poi questa ricerca di una verità relativa, sapendo benissimo che esistono diverse verità, soprattutto che esiste un risultato d’indagine che non sempre combacia con un risultato giudiziario. Ma a Montalbano questo secondo aspetto interessa assai di meno, perché ciò che conta per lui è raggiungere una sua verità. Io guardo le trasposizioni televisive di Montalbano con un certo distacco e come uno spettatore qualsiasi, perché è così buona la confezione visiva e narrativa che francamente la rende un’altra cosa. E questo mio diventare uno spettatore qualsiasi mi fa essere in un certo senso tanto un giudice severo quanto liberale. Cioè molti difetti del personaggio Montalbano da spettatore li perdono, mentre da scrittore forse li avrei perdonati di meno. Poi il linguaggio televisivo è completamente diverso dalla scrittura e quindi io non sono  quasi più l’autore. Certo conosco in anticipo l’assassino di turno, ma il lavoro del regista e l’interpretazione di Zingaretti di volta in volta creano degli elementi di novità. Io l’ho creato su carta, ma solo grazie alle trasposizioni ho potuto vederlo muoversi al di là delle mie pagine. Ciò mi consente di vedere una reazione che nella mia scrittura non c’era e rappresenta una novità, un modo di interessarmi di più”.

E al termine della clip non poteva non seguire un lungo e sentito applauso a Camilleri, scomparso  a Roma lo scorso 17 luglio, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della cultura e non solo. Il compito di rompere il ghiaccio è toccato ad Eleonora Andreatta, direttrice di Rai Fiction, che ha introdotto così i nuovi episodi e sottolineato l’importanza della serie per il servizio pubblico e per la televisione in generale:

Eleonora Andreatta su Montalbano: “La sua coerenza e il senso di giustizia che lo alimentano, sono qualcosa di irrinunciabile insieme alla sua ironia e alla sua umanità

Accompagnare Montalbano alla messa in onda della primavera è un grande evento e una festa popolare che si rinnova dal 1999, una festa con una grande adesione da parte del pubblico che ha al centro un personaggio che è diventato il testimonial principe della fiction della Rai e del servizio pubblico nella sua incarnazione, alla pari di chi lo ha creato, ossia Andrea Camilleri che con l’azienda ha avuto un rapporto intenso e duraturo. Questo suo personaggio ha delle caratteristiche che hanno stretto un patto di fiducia molto forte con il pubblico. La sua coerenza e il senso di giustizia che lo alimentano, uniti al fatto di affondare le mani nelle brutture del mondo e di riuscire a mantenere una propria integrità, sono qualcosa di irrinunciabile insieme alla sua ironia e alla sua umanità.

E poi c’è il ritorno della multiforme e straordinaria ambientazione sicula dell’immaginaria Vigàta, dove si muove un’umanità pullulante e ricca in cui possiamo vediamo passare la vita e mescolarsi i registri, da quello tragico della morte alla commedia umane e alla leggerezza di questa grande storia. Ovviamente un altro degli aspetti importanti è il connubio stretto fra il personaggio e la meravigliosa interpretazione di Luca Zingaretti, che quest’anno generosamente in un momento di emergenza e difficoltà dovuto alla malattia di Alberto Sironi si è preso la responsabilità anche della regia”.

Chiamato in causa Zingaretti ha precisato subito un paio di aspetti molto importanti:        

Questo è il primo anno che dolorosamente ci troviamo qui senza quello che non solo è stato il nostro padre letterario, nonché mio professore in Accademia, Andrea Camilleri, ma anche senza un altro grande punto fermo della serie che è stato il regista Alberto Sironi. Lui è stato capace di trasformare il materiale straordinario messo a disposizione dai romanzi in opere audiovisive che hanno scritto pagine importanti per la televisione italiana. Sappiamo che avere del materiale di partenza ottimo è una condizione necessaria ma spesso non sufficiente. Quante volte, infatti, siamo andati al cinema a vedere delle trasposizioni di libri che erano dei capolavori e che avevamo amato pazzamente per poi uscire dalla sala delusi. Se invece nel caso de Il commissario Montalbano le cose sono andate diversamente, con i risultati che noi tutti conosciamo, una grandissima parte del merito va riconosciuto al lavoro dietro la macchina da presa di Alberto. Ecco ci hanno lasciato due colonne portanti del progetto, oltre che delle bellissime persone e dei grandi artisti, ma mi piacerebbe ricordarli con allegria e con una magnifica festa, anche se dentro di me la pena e il dispiacere per la loro perdita sono fortissime”.       

Poi lo stesso attore romano è tornato sulle parole della Andreatta riguardo al suo impegno nelle vesti di regista, raccogliendo il testimone di Sironi le cui condizioni di salute si erano aggravate in maniera irrimediabili sino al decesso nell’agosto 2019, a un mese circa dalla scomparsa di Camilleri:

Luca Zingaretti su Montalbano: “Di mio c’è una melanconica dolcezza, che altro non è che lo spirito che mi ha guidato nella realizzazione di questi due nuovi episodi

È stata un’esperienza tanto emozionante quanto dolorosa, perché non c’è stato giorno in cui non mi chiedessi che cosa avrebbero detto e fatto Sironi e Camilleri su ogni singola scena. Ovviamente non ho imposto un mio stile, ma assecondato e rispettato quello che fino a quel momento aveva caratterizzato la messa in quadro. Quando subentri in corsa cerchi di capire cosa avrebbe fatto chi ti ha preceduto e dettato gli stilemi. Di mio semmai c’è una melanconica dolcezza, che altro non è che lo spirito che mi ha guidato nella realizzazione di questi due nuovi episodi. Una sensazione, questa, che mi ha pervaso dall’inizio alla fine delle riprese. Poi fondamentale è stato il contributo di tutti coloro, cast, troupe e produzione, che mi hanno aiutato a portare a termine questa avventura ciclopica. Mi piace pensare che ad Alberto sarebbe piaciuto vedere queste puntate perché ci avrebbe sicuramente ritrovato lo spirito suo e di tutti quanti noi; lo spirito di una famiglia che si è unita per condurre in porto quello che il pubblico potrà vedere tra qualche settimana”.   

A proposito di cast, non potevano mancare alcuni degli interpreti storici della serie tra cui Peppino Mazzotta e Sonia Bergamasco, rispettivamente nei panni dell’agente Giuseppe Fazio e di Livia Burlando, compagna di vita del commissario. Il primo ha così commentato la sua lunga militanza: “Ero molto giovane quando sono entrato nel progetto e quelli che di fatto sono i padri della serie, lo sono diventati anche per me sia professionalmente che umanamente. Per cui il fatto che non ci siano più è una cosa molto difficile da digerire”. L’attrice invece ha parlato dei ruoli femminili e maschili nei romanzi di Camilleri: “Credo che abbia disegnato dei personaggi in entrambi i sensi molto al passo con i tempi che si scontrano e si rincontrano continuamente. Vige una grande intensità nei rapporti e il personaggio di Livia ne fa parte integrante”.     

Un mash up di romanzi per dare vita a uno dei nuovi episodi presto in onda su Rai 1 e in anteprima al cinema

Dopo gli omaggi sentiti e doverosi a chi ci ha lasciato e dopo avere rammentato le caratteristiche principali della serie si è poi passati a parlare dei due nuovi episodi battezzati Salvo amato, Livia mia e La rete di protezione. Del primo in particolare ne hanno parlato gli sceneggiatori Salvatore De Mola e Leonardo Marini, che insieme a Francesco Bruni hanno mescolato sapientemente due racconti di Camilleri, uno dei quali epistolare, per dare vita all’episodio da noi visto in anteprima e del quale vi parleremo tra non molto con una recensione: “si tratta infatti di una di quelle operazioni di mash up che ci ha portato anche in altre occasioni – ovviamente sempre con il benestare di Camilleri – a unire due storie diverse sino ad ottenerne una sola, ossia quelle al centro di Salvo amato… Livia mia e Il vecchio ladro. La cosa più complicata è stata appunto mettere insieme un romanzo epistolare con un altro più di colore, ma speriamo di esserci riusciti.  In questo nuovo episodio, il brutale omicidio di Agata Cosentino, il cui cadavere viene ritrovato in un corridoio dell’archivio comunale, non può lasciare indifferente Montalbano. Perché la vittima era una cara amica di Livia, una ragazza timida e riservata, che concedeva la sua amicizia e il suo amore a poche persone. E su quelle si concentra l’indagine di Montalbano, perché gli è presto chiaro che a uccidere Agata è stato qualcuno che le era molto vicino. Si tratta forse una violenza sessuale degenerata in omicidio, ma da subito questa ipotesi non convince Montalbano, che inizia la sua indagine partendo proprio dalle conoscenze della vittima”.

Il commissario Montalbano: quando e dove andranno in onda i nuovi episodi

Gli spettatori potranno finalmente godersi i nuovissimi episodi della fiction il 9 e 16 marzo alle ore 21:25 su Rai 1, con il primo dei due in anteprima nelle sale cinematografiche con Nexo Digital in una tre giorni evento dal 24 al 26 febbraio. Non era mia capitato in passato che una delle puntate transitasse sul grande schermo, ma non è mai troppo tardi per simili iniziative, a maggior ragione  ora che in un battito di ciglia siamo rimasti orfani di Camilleri e di Sironi. E quale omaggio migliore se non questo per ricordarli, con l’incasso al box office interamente devoluto in beneficienza.       

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